Mobilitazione nazionale infermieri: uscire dal comparto rappresenta l’unica soluzione ai problemi della categoria?

Gentile Direttore di NurseTimes,

i Dottori in Infermieristica chiedono risposte in vista della manifestazione del 15 Ottobre che si terrà a Roma presso il  Circo Massimo (vedi locandina) e che forse richiede adesso più che mai l’unione dell’intera categoria professionale.

Il COVID-19 ha sicuramente condizionato la vita di ogni essere umano e probabilmente continuerà a lasciare il segno nella vita di ognuno di noi.

Mai come in questo periodo storico la sanità mondiale è stata sotto i riflettori nella lotta di una patologia che forse avrebbe meritato di essere trattata e raccontata da esperti del settore e non da fomentatori di panico e gente che per professione diffonde psicosi, paura ed odio per mezzo di carta stampata ed online, la quale troppo spesso si preoccupa di raccogliere visualizzazioni e di vendere notizie false piuttosto che verificare le fonti sulle cose che scrivono.

In questa lotta i protagonisti in prima linea sono stati sicuramente Medici, Infermieri, OSS e tutte quei professionisti sanitari che hanno dovuto affrontare e continuano ad affrontare questa emergenza sanitaria con la professionalità e dedizione che sempre hanno mostrato ma di cui pochi si accorgevano veramente; una professionalità scambiata inizialmente troppo spesso con attitudine degna dei migliori fumetti del grande Stan Lee per poi nel tempo essere tramutata in diffidenza e dubbi sulla veridicità, sull’impegno e sulla professionalità di questi professionisti appena citati, che sicuramente non volevano sentirsi chiamati EROI prima e non vogliono neanche essere chiamati COMPLOTTISTI o BUGIARDI adesso.

Oggi il mondo sanitario  ̶  ed in particolar modo quello infermieristico  ̶  chiede a gran voce che questi mesi non vengano dimenticati e che il valore professionale venga riconosciuto sotto molteplici aspetti, a cui fa a capo senza dubbio l’aspetto retributivo, che ricordiamo essere ai ciechi e sordi del nostro Paese essere tra i più bassi dell’intera Europa, nonostante l’infermiere da 20 anni per diventare tale debba passare acquisire una laurea triennale con competenze e responsabilità professionali TOTALMENTE diverse da quelle che possedeva in passato.

A tal riguardo, la manifestazione che si terrà a Roma si pone come obiettivi primari quelli del riconoscimento economico che una professione scientifico-intellettuale come quella infermieristica (per il fastidio di piccoli per fortuna gruppi della comunità medica che NON accetta ciò) ha dimostrato ampiamente di meritare sul campo.

Ma questo tanto osannato riconoscimento economico si può ottenere solamente con la fuoriuscita dal comparto dentro la quale INGIUSTAMENTE l’infermiere si trova? Analizziamo per bene questo aspetto.

La fuoriuscita dal comparto è chiaramente la strada più significativa per poter ottenere l’aumento salariale che una categoria intellettuale come quella infermieristica ha dimostrato ampiamente di meritare, sia per l’abnegazione, la qualità e le competenze che durante l’emergenza COVID sono state semplicemente messe in risalto ma che ci sono SEMPRE STATE, sia per il percorso di studi e il sempre più elevato aggiornamento che serve per rimanere al passo con i continui mutamenti nel campo della medicina e della sanità.

Inoltre se aggiungiamo che in Italia il salario infermieristico è tra i più bassi in Europa nonostante forniamo migliaia di infermieri nostrani a molte Nazioni del vecchio continente (Germania e Regno Unito in primis), riusciremo a concepire quanto sia umiliante dover ricevere lo stesso salario da 20 anni a questa parte senza alcun tipo di riconoscimento nonostante i mutamenti giuridici e professionali avvenuti all’interno della categoria.

La fuoriuscita dal comparto sanità non deve far pensare che gli organi sindacali e gli infermieri tutti vogliano entrare nei contratti dirigenziali, ma vi è la richiesta e la pretesa che ci venga riconosciuta un’area contrattuale separata che risponda al salario percepito dal livello dei quadri, che sarebbe da definizione il livello in cui dovrebbe stare una professione intellettuale e scientifica come quella infermieristica.

Stando ad oggi, l’infermiere italiano è a tutti gli effetti riconosciuto come un OPERAIO (con il sentito rispetto per la classe operaia) e questo non è di certo un modo per lodare e stimolare le responsabilità, gli studi e la professionalità di qualsiasi professionista, infermiere compreso.

Ma per poter arrivare a tali cambiamenti è necessario che vi sia una presa di posizione netta e precisa nella categoria infermieristica; chi pensa che basti una semplice manifestazione o uno sciopero per ottenere questo risultato rimarrà fortemente deluso, perchè le lotte in tal senso vanno fatte nel quotidiano lavorativo e non nella singola giornata. Difatti il primo cambiamento che urge adoperare è quello individuale di ogni singolo professionista infermiere, che metta d’accordo TUTTI gli infermieri italiani e che unisca nel pensiero univoco che ci veda a tutti noi come DOTTORI IN INFERMIERISTICA (e quindi PROFESSIONISTI DELLA SALUTE), superando il concetto di ausiliarietà e di subordinazione alla classe medica, i quali quest’ultimi sono e rimarranno i nostri più importanti COLLABORATORI ma di certo non professionisti a cui sottostare.

Un altro step fondamentale utilissimo per poter davvero dimostrare di meritare questa fuoriuscita dal comparto e/o riconoscimento di un’area contrattuale separata è sicuramente quello di mostrare unione di categoria a livello culturale, riconoscendo come parte integrante della nostra professione i principi scientifici ed intellettuali e cercando di identificarci come professionisti UNICI nel nostro genere.

Pertanto basta essere riconosciuti dalla società solamente come “quelli dei prelievi o delle punture”, ma cerchiamo di ampliare le nostre competenze e professionalizziamoci anche su altri aspetti che già fanno parte della nostro profilo professionale, quali prevenzione ed educazione sanitaria, piani di assistenza terapeutici e riabilitativi, modelli di cura secondo approccio dinamico alle diagnosi infermieristiche, relazione d’aiuto e supporto comunicativo e psicologico all’utenza e tanto e tanto altro ancora.

Oggi l’assistenza infermieristica ha bisogno di erogare prestazioni assistenziali che includano le attività appena menzionate richiedenti una preparazione SPECIALISTICA che purtroppo oggi l’infermiere ha in parte ma non gli viene riconosciuta tramite percorsi di studi universitari post Laurea Triennale, con la creazione di corsi di Laurea Specialistici nei rami cardine della sanità (area medica, chirurgica, emergenza/urgenza, psichiatrica, materno/infantile, sanità pubblica e di comunità).

Sarebbe auspicabile una riforma degli studi accademici che dia appoggio all’aumento salariale che noi infermieri italiani vogliamo conquistarci tramite la cultura, la forza della nostra individualità nel sentirci ORGOGLIOSAMENTE INFERMIERI, con le nostre competenze, responsabilità e ruoli che sappiamo di poter ricoprire, ma non con uno stipendio da operai bensì con un salario da professionisti sanitari.

Pertanto l’importanza di essere presenti alla manifestazione del 15 Ottobre rappresenta solo l’inizio di una probabile battaglia che noi infermieri dobbiamo dimostrare di voler vincere, per il bene della cittadinanza che merita professionisti preparati e competenti e che vengano OPPORTUNAMENTE RIPAGATI per le loro responsabilità ed i loro studi, perchè se qualcuno pensava che preferivamo gli elogi da eroi al rispetto per la nostra categoria, mi dispiace deludervi ma l’unica divisa che vogliamo portare non prevede alcun mantello ma una maglia ed un pantalone che mettiamo ogni giorno per assistere i nostri utenti e per fornire salute e benessere alla cittadinanza e alla comunità.

Dott. Gaetano Ciscardi

Socio-Fondatore “Infermieri in Cambiamento”

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