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Garattini (Istituto Mario Negri): “L’Italia è il Paese europeo che utilizza più antibiotici. Da noi manca la medicina territoriale”

Silvio Garattini

Ieri mattina è intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus, ospite della trasmissione di approfondimento L’Italia s’è destaSilvio Garattini, presidente e fondatore dell’Istituto Mario Negri.

Sull’allarme lanciato dall’Oms riguardo l’antibiotico-resistenza ha dichiarato: “E’ un problema reale, l’impiego razionale degli antibiotici ha creato quello che ci si aspettava, cioè che determinati batteri imparano a convivere con gli antibiotici e sviluppano delle difese per cui gli antibiotici non sono attivi. L’italia è purtroppo un Paese che primeggia da questo punto di vista, anche se è un primato che non vorremmo avere”.

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E ancora: “Nel 2022 abbiamo avuto qualcosa come 10mila morti determinati dal fatto che le infezioni che si sono sviluppate, soprattutto ospedaliere, non hanno trovato degli antibiotici che fossero attivi. È un terzo di tutta la mortalità che si calcola in Europa, dove si calcola che siano stati 30mila i morti dovuti all’antibiotico resistenza. Noi siamo, in rapporto con la popolazione, i maggiori utilizzatori di antibiotici”.

Secondo il professor Garattini le ragioni sono le seguenti: “I medici prescrivono spesso antibiotici per malattie virali a scopo preventivo, ma questo è un errore perché l’antibiotico si prescrive quando c’è qualcosa da colpire. La seconda ragione è dovuta al fatto che l’Italia è un Paese in cui abbiamo un gran numero di allevamenti intensivi, si calcola che vi siano 8 milioni di bovini, 9 milioni di suini, 500 milioni di gallinacei. E questi allevamenti intensivi, per evitare infezioni che sarebbero disastrose, utilizzano molti antibiotici e naturalmente questi antibiotici concorrono a realizzare la dipendenza. Infine c’è anche un notevole uso di antibiotici per animali domestici, come cani e gatti”.

Il problema, secondo Garattini, è anche nelle confezioni degli antibiotici: “In Inghilterra i medici prescrivono 12 compresse e il farmacista dà 12 compresse, quelle che sono appunto necessarie per una terapia. Da noi, purtroppo, non si riesce a ottenere questa situazione”.

Secondo il professor Garattini: “In Italia la ricerca è considerata una spesa, mentre invece è un investimento. Noi abbiamo la metà dei ricercatori della media europea, spendiamo 1,2% del Pil, mentre la media europea è 2,2%. Se noi dovessimo adeguare la nostra spesa a quella di un Paese vicino come la Francia, dovremmo spendere 22 miliardi all’anno, e questo è uno dei motivi per cui i giovani se ne vanno all’estero. In Italia i giovani ricercatori sono pagati male e hanno grandi difficoltà rispetto agli stranieri. Se si deve fare una sperimentazione animale per utilizzare un topo, c’è una burocrazia spaventosa: Da noi ci vogliono sei mesi; negli altri Paesi europei si ha l’autorizzazione in poche settimane”.

Sulla sanità pubblica ha infine concluso: “Il nostro personale sanitario, medici e infermieri, è pagato male. Sono pagati peggio della media europea. Manca sostanzialmente la medicina del territorio, e quindi manca la medicina di prossimità. La gente va al pronto soccorso perché non trova aiuto da parte di medici di medicina generale, che di fatto andavano bene tanti anni fa. Oggi la medicina è diventata complessa. Noi crediamo molto nelle case della comunità: 20, 30 medici che si mettono insieme e che assicurino ambulatori aperti otto ore al giorno per sette giorni alla settimana. Questo darebbe grande respiro ai pronto soccorso”.

Redazione Nurse Times

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