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La Conferenza di Alma Ata: un punto di svolta nella storia della salute globale

La Conferenza di Alma Ata: Un Evento Epocale per la Salute Pubblica

Nel settembre 1978, la città di Alma Ata, in Kazakistan (oggi denominata Almaty), fu teatro di un evento che avrebbe cambiato radicalmente il modo in cui il mondo affrontava le questioni sanitarie.

Per quanto riguarda la politica della salute internazionale, fu l’evento più importante degli anni ’70. La conferenza fu organizzata dall’OMS, dall’Organizzazione panamericana della salute, dall’UNICEF e patrocinata dalla Unione Sovietica.

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La Conferenza Internazionale sull’Assistenza Sanitaria Primaria, meglio conosciuta come la Conferenza di Alma Ata, riunì rappresentanti di 134 paesi e 67 organizzazioni internazionali per discutere di un approccio rivoluzionario alla salute pubblica.

L’Obiettivo: salute per tutti entro l’anno 2000

L’obiettivo principale della conferenza era ambizioso: garantire “Salute per Tutti entro l’Anno 2000”. Questo significava assicurare a ogni individuo, indipendentemente dalla sua posizione geografica o dal suo status socioeconomico, l’accesso a un livello minimo di assistenza sanitaria di base. La Dichiarazione di Alma Ata, adottata all’unanimità dai partecipanti, segnò una svolta epocale nella storia della sanità globale.

L’Impatto della Conferenza di Alma Ata

La Conferenza di Alma Ata ebbe un impatto profondo e duraturo. Promosse l’idea dell’assistenza sanitaria primaria come approccio fondamentale per migliorare la salute delle popolazioni, con un focus particolare sui bisogni delle comunità più vulnerabili. Questo principio è ancora oggi alla base delle politiche sanitarie di molti paesi in tutto il mondo.

Inoltre, la conferenza sottolineò l’importanza della partecipazione della comunità, dell’equità nell’accesso alle cure e dell’integrazione di diversi settori, come l’istruzione e l’agricoltura, per affrontare in modo olistico i determinanti della salute.

Il lascito di Alma Ata

Sebbene l’obiettivo di “Salute per Tutti entro l’Anno 2000” non sia stato pienamente raggiunto, la Conferenza di Alma Ata ha lasciato un’eredità indelebile. Ha ispirato numerose iniziative e programmi sanitari a livello globale, contribuendo a migliorare l’accesso e la qualità dell’assistenza sanitaria in molte parti del mondo.

Oggi, mentre la comunità internazionale si impegna a raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, l’approccio dell’assistenza sanitaria primaria rimane un pilastro fondamentale per costruire sistemi sanitari equi e resilienti. La Conferenza di Alma Ata continua a essere un punto di riferimento e una fonte di ispirazione per coloro che lavorano per realizzare il diritto universale alla salute.

La Dichiarazione di Astana conferma – a 40 anni di distanza – tutti i valori e i principi enunciati nella Dichiarazione di Alma-Ata e in particolare quelli della giustizia, della solidarietà, dello sviluppo economico e della pace.

I principali obiettivi della conferenza di Alma Ata

I principali obiettivi della Conferenza di Alma Ata erano:

1. Garantire “Salute per Tutti entro l’Anno 2000”. Questo significava assicurare a ogni individuo, indipendentemente dalla sua posizione geografica o dal suo status socioeconomico, l’accesso a un livello minimo di assistenza sanitaria di base.

2. Promuovere l’assistenza sanitaria primaria come approccio fondamentale per migliorare la salute delle popolazioni, con un focus particolare sui bisogni delle comunità più vulnerabili. L’assistenza sanitaria primaria doveva essere basata su tecnologie scientificamente valide e socialmente accettabili.

3. Sottolineare l’importanza della partecipazione della comunità, dell’equità nell’accesso alle cure e dell’integrazione di diversi settori, come l’istruzione e l’agricoltura, per affrontare in modo olistico i determinanti della salute.

4. Riconoscere la salute come un fondamentale diritto umano e promuovere lo sviluppo economico e sociale basato su un Nuovo Ordine Economico Internazionale per ridurre le disuguaglianze nella salute tra paesi sviluppati e in via di sviluppo.

Redazione Nurse Times

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