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Gli infermieri e la terapia del cavallo

Nel libro “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali” (1872) di Charles Darwin viene affermato che tra la vita emotiva degli animali e degli esseri umani è presente una continuità evolutiva, che si può notare nella struttura del cervello.

Le emozioni hanno origine da aree cerebrali che coinvolgono il sistema limbico e soprattutto l’amigdala. Queste aree modulano le sensazioni emotive e le risposte comportamentali istintive ad esse correlate nell’uomo e negli altri animali. Le emozioni hanno un ruolo cruciale nella formazione di legami tra individui, modulando il comportamento nel modo di approcciarsi e di interazione sociale (Francia & Santucci, 2011). Si pensa che l’efficacia degli interventi assistiti con animali dipendano dalla risposta positiva ed emotiva della persona nei confronti dell’animale (Palley et al., 2010). La relazione con l’animale è un evento emotivamente molto significativo, è in grado di suscitare nelle persone un’attenzione particolare ed emozioni diverse in chi sta di fronte.  Le emozioni che vengono suscitate dall’animale si differenziano per le preferenze specifiche, le idiosincrasie delle persone, per la tipologia dell’animale e per la situazione d’incontro.

Per migliaia di anni il cavallo ha accompagnato l’uomo nelle sue battaglie e nelle sue conquiste, dimostrandosi affidabile, coraggioso, sensibile e intelligente. Tali doti fanno di questo animale anche un validissimo Co-terapeuta per il trattamento delle disabilità fisiche e psichiche.

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L’impiego del cavallo come strumento di terapia motoria risale all’antichità: già il medico greco Ippocrate (460-370 a.C.) descriveva l’efficacia curativa dell’equitazione. I trattati medici comparsi tra il XVI e il XVIII secolo dedicavano ampio spazio agli aspetti dell’equitazione legati al mantenimento di uno stato di salute soddisfacente, soffermandosi in maniera minore sulle possibilà terapeutiche.

Alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso negli Stati Uniti l’impiego degli animali in ambito terapeutico (pet facilitated therapy) divenne oggetto di studio.

In Germania la cosiddetta “equitazione a scopo curativo” iniziò a essere praticata sistematicamente nel 1953, sotto la direzione del medico Max Reichenbach, iniziatore dell’equitazione terapeutica moderna. Nel 1970 in Germania fu fondato il “Kuratorium für Therapeutisches Reiten” (associazione per la rieducazione equestre), la prima aasociazione del settore.

Con l’espressione generica di “terapia con l’ausilio del cavallo” si designano in Svizzera tre forme di equitazione che hanno diversi aspetti in comune: l’equitazione pedagogica e il volteggio, l’equitazione terapeutica e l’ippoterapia con orientamento psicoterapeutico. Queste tre varianti si differenziano sia nel metodo formativo di base dei terapeuti, sia nel tipo di attività.

Equitazione pedagogica

L’equitazione pedagogica ha un orientamento essenzialmente pedagogico e si ripropone di favorire lo sviluppo dell’individuo affetto da handicap o altri disturbi. Al centro della terapia non sta l’attività dell’equitazione in sé, bensì il rapporto con il cavallo, che diventa una sorta di strumento che offre numerose possibilità terapeutiche attraverso il suo corpo, il suo comportamento e il suo ritmo motorio. Il rapporto con il cavallo coinvolge il paziente su tutti i piani dell’essere: a livello fisico, emotivo, spirituale e sociale. Cavalcare non solo favorisce le capacità motorie: il contatto con l’animale allena la percezione, rafforza la fiducia in sé e contribuisce allo sviluppo del senso di responsabilità. L’attività con il cavallo all’interno del gruppo contribuisce inoltre alla definizione degli schemi comportamentali a livello sociale.

Equitazione terapeutica

L’equitazione terapeutica è una forma di trattamento che coinvolge essenzialmente gli aspetti psicologici, terapeutici e riabilitativi, e può essere affiancata ad altri metodi curativi in un’ampia gamma di patologie, nonché nelle fasi di recupero successive a incidenti. Similmente all’equitazione pedagogica, anche in questo caso il peso maggiore è attribuito non all’attività dell’equitazione in sé, bensì al rapporto con il cavallo. Le categorie professionali che si specializzano nell’equitazione terapeutica sono rappresentate soprattutto da medici, psicoterapeuti, psicologi, infermieri o ergoterapeuti.

Pur manifestando sempre il suo stato d’animo, anche con opposizioni e rifiuti, il cavallo sa essere molto tollerante, dimostra una particolare sensibilità verso le necessità e i limiti degli utenti, li accetta tranquillamente ed evita le situazioni pericolose. Intuisce e capisce esattamente come si svolge la pratica, anticipando gli spostamenti a destra o a sinistra.

Con la sua andatura ondulatoria, che stimola gli input limbici, il cavallo ‘culla’ e ‘coccola’ il cavaliere, capace di prestazioni intense o delicate, a seconda dei casi, pieno di energia, costante, attento e curioso, che riesce a trasmettere queste sue qualità a chi lo cavalca o lo accudisce, stimolando risposte analoghe.

Le esperienze di tipo percettivo (percepire il proprio corpo che si muove sul cavallo a sua volta in movimento, mantenere l’equilibrio, valutare lo sforzo), sensoriale (vedere, annusare), emotivo (vibrare sotto lo stimolo e la vibrazione dell’altro), affettivo (sentire e comparare le differenze tra le emozioni soggettive e quelle dell’animale) e conoscitivo (capire quello che vuole il cavallo, comprendere come fare per condurlo, scoprire le differenze tra un movimento e l’altro, imparare a relazionarsi con altri cavalieri e con altri cavalli) aiutano l’utente a sviluppare un senso di autocontrollo e auto-valorizzazione, motivandolo alla crescita.

Nel periodo del Coronavirus, medici e infermieri che erano impegnati in prima linea nella lotta della pandemia, vivevano una condizione di forte stress emotivo. Per poter gestire questo stress, si decise di utilizzare come strumento l’ippoterapia.

Il cavallo, infatti, ha rivestito da sempre un ruolo fondamentale nella vita dell’uomo, non solo come aiuto fisico, ma anche come ‘straordinaria medicina’. Infatti sin dall’antichità vi era “la prescrizione dell’equitazione a scopo terapeutico per la cura dell’ansia e dell’insonnia”

Viene privilegiato il linguaggio non verbale, vi è infatti una comunicazione corpo a corpo con il cavallo, questo riesce a creare una situazione meno angosciante e complessa del rapporto con gli altri esseri umani, spesso vissuti come frustanti ed incomprensibili.

L’utente in questo contesto, si sente accettato per quello che è, trova una fonte di affetto e tenerezza ed al tempo stesso appaga il proprio bisogno di dare e sentirsi utile per qualcuno. Infatti con le attività di pulizia e cura del cavallo, egli passa da accudito a colui che accudisce. La sensazione di avere delle responsabilità cambia la loro percezione della giornata, vivendola come più produttiva. Gli utenti hanno dimostrato uno sviluppo del problem solving attraverso la loro capacità di vivere con uno spirito positivo e creativo la realtà circostante, hanno dimostrato un senso del valere e di essere adeguati ai compiti e alle funzioni.

Questo nobile e imponente quadrupede è un attento osservatore, vigile e curioso.

Non ha aspettative e risponde a ciò che viene comunicato non verbalmente. Il contatto e l’interazione con un animale così elegante e nello stesso tempo maestoso, invitano l’umano a raggiungere una maggiore sicurezza nel gestire situazioni particolarmente problematiche. La conoscenza e il rispetto reciproco tra il cavallo e l’uomo, portano alla costruzione di una personalità più solida, dove l’animale stesso diventa uno stimolo per guardarsi dentro e credere maggiormente in se stessi. Grazie all’interazione e alla connessione con il cavallo, l’uomo riesce a liberarsi dalla tensione così da ristabilire un naturale equilibrio mente-corpo.

Si legge spesso ultimamente sulle riviste Sanitarie, il malcontento degli infermieri riguardo la propria  professione, in quanto non riconosciute come di dovere, le proprie competenze. Pertanto, si cerca dove è possibile, di fuggire dalla propria realtà sanitaria per recarsi nei luoghi dove vi è un compenso maggiore e un giusto riconoscimento  professionale. Non sempre è possibile fare ciò, a causa dei problemi personali e di conseguenza subentrano alcuni disagi psicologici come il Burn-out e l’apatia.

Per affrontare questi disagi si cercano soluzioni adeguate.

Essendo una delle tante infermiere coinvolte in questa realtà e confrontandomi  con un’altra collega che viveva la stessa situazione, ho scoperto un mondo del tutto nuovo: il mondo del cavallo.

Recandomi alla masseria “Le Lamie” situata presso il “Circummarpiccolo” di Taranto, ho potuto conoscere una realtà completamente diversa .

Salire in sella per la prima volta è stata un’esperienza unica, difficile da paragonare ad altre.

Ho scoperto che cavalcare significa entrare in sintonia con il proprio cavallo , ed  è provare quel senso di libertà che solo il cavallo stesso sa trasmettere.

Quando poi il piacere di una passeggiata a cavallo si somma a paesaggi meravigliosi, si provano emozioni uniche , difficili da dimenticare. Escursioni a cavallo nella zona della panchina , nei sentieri di campagna della zona del Circummarpiccolo, ti rigenerano grazie al potere purificante della natura. Anche la presenza di una guida locale preparata  e competente come quella del Signor Caracciolo Maurizio è fondamentale , perchè contribuisce a portarti nei posti più belli e mai visti prima, lontano dallo smog , dal traffico della città e dalla realtà lavorativa che vivi ogni giorno , in compagnia di un meraviglioso amico a quattro zampe.

In base alla mia esperienza personale, ho capito  che il cavallo è un ottimo amico, che ti è vicino nei momenti più difficili e complicati della tua vita, che cerca di sostenerti e aiutarti ad affrontare la realtà che vivi ogni giorno, dandoti la forza di sperare in un futuro migliore. 

Infatti, un cavallo, forte, potente, bello, è la proiezione dei sogni che la gente fa di se stessa, e ci permette di fuggire dalla nostra esistenza quotidiana. (Pam Brown)

Dott.ssa Monica Cardellicchio

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