Normative

Ecco perché l’OSS con formazione complementare non potrà mai esistere fuori dalle scuole di formazione

Nel lontano 2003 veniva concepita la figura dell’operatore socio sanitario con formazione complementare. Per ottenere tale qualifica é tuttora necessario essere in possesso del titolo di operatore socio sanitario e la frequentazione di un corso teorico-pratico della durata di almeno 400 ore che permette la “specializzazione” degli operatori su mansioni di tipo prettamente sanitario.

Nel corso degli anni sono stati utilizzati diversi acronimi per definire questa innovativa figura parasanitaria:

  • OSSS ovvero operatore socio sanitario specializzato
  • OSSC ovvero operatore socio sanitario complementare
  • OSSFC ovvero operatore socio sanitario con formazione complementare in assistenza sanitaria.

Ma qualcuno ha mai visto un “Super Oss” lavorare in corsia grazie a tale titolo? Avete mai sentito parlare di concorsi pubblici rivolti a tale categoria professionale? É stato davvero necessario istituire tale figura considerando che la situazione attuale costringe gli infermieri a svolgere mansioni domestico-alberghiere di esclusiva competenza degli operatori socio sanitari non presenti nella maggioranza delle strutture ospedaliere italiane?

Pare fin troppo evidente che i corsi realizzati per conseguire la famosa “terza S” siano serviti più alle agenzie di formazione che agli studenti oss che si sono iscritti in questi 13 anni. C’è da riconoscere che i corsi organizzati da strutture pubbliche abbiano almeno l’utilità di essere spendibili in sede concorsuale.

Perché questa figura non serve a nessuno?

La figura dell’OSSS risulta pressoché inutile ed inutilizzata poiché il legislatore ha creato un profilo privo di ogni motivo di essere. L’operatore socio sanitario con formazione complementare

andrebbe ad eseguire mansioni sanitarie sotto stretta sorveglianza del personale sanitario preposto, infermiere in primis. Se un infermiere deve avvalersi della collaborazione dell’OSSS per somministrare un farmaco che lui stesso deve preparare, (poiché l’OSSS non sarebbe formato per la preparazione del farmaco ma solo per la somministrazione dello stesso) pare evidente che faccia prima ad effettuare personalmente la procedura come accade attualmente.

Chi è responsabile tra OSSS e infermiere?

Analizziamo la situazione descritta in precedenza: il processo di somministrazione prevede passaggi ben precisi che devono essere rigorosamente rispettati poiché se uno solo di essi venisse omesso si rischierebbe di incorrere in gravi rischi di errore. Ecco nascere il problema della corresponsabilità tra infermiere e OSSS.

Il primo pianifica l’assistenza infermieristica e dunque anche la terapia farmacologica, il secondo eseguirebbe ciò che l’infermiere ha pianificato e preparato. É evidente l’assurdità della concezione che vorrebbe l’infermiere obbligato a fidarsi di un collaboratore che rimane non responsabile di ciò che somministra. La posizione dell’operatore socio sanitario con formazione complementare é altrettanto assurda poiché si ritroverebbe a dover somministrare una terapia farmacologica preparata da un’altra persona della quale, suo malgrado, probabilmente conosce poco o nulla.

La parola fine è giunta dal Ministero della Salute tramite le parole del dott. Saverio Proia (VEDI) che ha affermato che, dopo tutti questi anni non è mai stata regolamentata la posizione lavorativa di queste nuove figure, poiché del tutto inutili al SSN.

Simone Gussoni

Dott. Simone Gussoni

Il dott. Simone Gussoni è infermiere esperto in farmacovigilanza ed educazione sanitaria dal 2006. Autore del libro "Il Nursing Narrativo, nuovo approccio al paziente oncologico. Una testimonianza".

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