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Mille infermieri all’anno da tutti i continenti per gli ospedali cattolici italiani. Aris, Uneba e Cei presentano “Samaritanus Care”

Cei: “La Chiesa italiana con Samaritanus Care affronta la grande fuga degli infermieri assumendo laureati dalle università cattoliche estere e tra i missionari del Terzo Mondo” 

“Far arrivare in Italia un migliaio di infermieri all’anno assunti dai Paesi esteri sedi di università cattoliche e comunità missionarie”. E’ la sfida lanciata dalla Chiesa italiana per far fronte nei prossimi anni alla grande fuga di personale infermieristico dagli ospedali e dalle istituzioni socio-sanitarie italiane. “Quasi una mission impossibile diventata possibile”, confida con fare piuttosto deciso don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute della Cei, presentando nella sede della Stampa Estera in Italia di via del Plebiscito, a Roma, il progetto “Samatitanus Care”.

Si tratta – spiega il monsignore – del piano varato da Aris e Uneba – le due più importanti istituzioni socio-sanitarie cattoliche patrocinate dalla stessa Cei – per assumere infermieri laureati negli atenei cattolici dei Paesi in via di sviluppo da inserire negli ospedali e case di cura italiane.

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Un progetto, concepito nel 2021 in piena pandemia, messo a punto col varo del “Samaritanus Care” nella speranza di coprire le carenze infermieristiche nostrane alle prese con una vera e propria “voragine” assistenziale destinata a toccare picchi spaventosi entro il 2029. 

Cifre illustrate nel corso della conferenza stampa da Beatrice Mazzoleni, segretaria della FNOPI (Federazione nazionale operatori infermieristici), secondo la quale nei “prossimi 4 anni l’attuale quadro di circa 460 mila infermieri perderà oltre 100 mila unità”. Un perdita secca che “già dal 2022 grava sul nostro sistema sanitario con una carenza di circa 65 mila infermieri mancanti”. Ma che, avverte la segretaria della federazione degli infermieri, è destinata “ad aggravarsi sempre di più” a causa di pensionamenti, dimissioni, trasferimenti all’estero dove i trattamenti economici sono notoriamente superiori a quelli riconosciuti al personale infermieristico italiano. 

“Samaritanus Care vuole dare una risposta concreta e possibilmente risolutiva a queste problematiche”, spiega don Angelelli, aggiungendo che l’iniziativa, “accolta con favore anche dal ministro della Salute Orazio Schillaci”, prevede l’individuazione di infermieri laureati nelle università cattoliche sparse nel mondo da far venire in Italia per “essere assunti nelle istituzioni socio-sanitarie cattoliche” per un periodo di almeno tre anni. Particolare di non poco conto, “la preparazione, specialmente lo studio della lingua italiana, e le spese organizzative necessarie per individuare i candidati e farli trasferire nel nostro Paese, saranno a totale carico delle istituzioni sanitarie di destinazione”, assicura il Direttore dell’Ufficio per la Pastorale della Salute della Cei. 

Oltre a don Angelelli, nel corso della conferenza stampa ci sono alternate testimonianze di operatori sanitari in collegamento e in presenza da Camerun, Perù, Nigeria, India, Tanzania e Congo dove il progetto Samaritanus Care ha trovato buona accoglienza tra i giovani infermieri ed è già decollato. 

Padre Virginio Bebber, presidente Aris, oltre a ricordare che il progetto Samaritanus Care “è una risposta della Chiesa italiana per far fronte a una carenza infermieristica destinata a gravare pericolosamente sui nostri pazienti”, ha lanciato un’altra proposta, l’Erasmus per i giovani laureandi nelle università cattoliche estere. “In questo modo – ha spiegato Bebber – potremo avere giovani studenti dei Paesi esteri che potrebbero laurearsi in Italia, imparando quindi bene la nostra lingua, e quindi pronti per essere inseriti nelle nostre istituzioni sanitarie”.

In sintonia col presidente Aris, Franco Massi (presidente Uneba) che ha tenuto a sottolineare che “ai giovani infermieri che arriveranno in Italia sarà offerta l’opportunità di lavorare in istituti di eccellenza ed acquisire competenze professionali di alto livello, che potranno mettere a frutto, non solo nei nostri ospedali, ma soprattutto quando torneranno nei loro Paesi”. Da Enrico Bollero, presidente della Fondazione Samaritanus, un “plauso all’iniziativa che, grazie alla Cei, permesso il varo di un vero e proprio network socio-assistenziale ed infermieristico utile per la nostra sanità e nello stesso tempo anche per i paesi d’origine degli infermieri che arriveranno in Italia. Vale a dire un grande esempio di circolarità fatta di valori, professionalità, umanità, un fare tipico dello spirito cristiano che si respira nelle nostre istituzioni socio-sanitarie cattoliche seguendo gli insegnamenti di Cristo”.

Redazione Nurse Times

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