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Analisi cliniche per la determinazione del consumo di cannabis

Accertamenti analitici per la determinazione del consumo di cannabis

I cannabinoidi naturali o fito-cannabinoidi sono sostanze chimiche (finora ne sono state individuate 65) presenti in natura nella pianta Cannabis Sativa. I cannabinoidi agiscono sul sistema nervoso centrale, per esempio sul cervello, innescando effetti in grado di modificare lo stato psico-fisico di una persona come, per esempio, la percezione, l’umore, la coscienza, il comportamento (effetti psicotropi).

Il cannabinoide più studiato, anche per i suoi effetti indesiderati (effetti collaterali) sull’organismo, è il tetraidrocannabinolo (THC). Molti dei cannabinoidi presenti nella Cannabis Sativa non sono stati ancora studiati; altri cannabinoidi, invece, sono del tutto sconosciuti.

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Alla Cannabis Sativa appartiene la pianta cannabis, dalle cui infiorescenze femminili essiccate si ottiene la marijuana. La marijuana contiene diversi cannabinoidi, di cui il principale è il delta-9-tetraidrocannabinolo (Δ9-THC), a cui sono principalmente associati gli effetti psicotropi.

L’uso della cannabis è attualmente consentito a scopo medico solo per alcune malattie.

L’analisi per la ricerca dei cannabinoidi nell’organismo, viene effettuata su urine, sangue, saliva e capelli e viene generalmente richiesta per finalità cliniche e/o medico-legali come:

  • identificazione delle cause di intossicazione acuta o cronica
  • idoneità psico-fisica alla guida
  • idoneità a particolari norme concorsuali
  • accertamento di tossicodipendenza
  • idoneità all’affidamento dei figli, nei casi di separazione coniugale
  • assenza di sostanze proibite in materia di anti-doping

Nel caso in cui gli accertamenti siano necessari come prove giudiziarie, e quindi con valenza medico-legale, dovranno avere precisi requisiti di certezza e di affidabilità.

Più raramente, gli accertamenti analitici dei cannabinoidi possono essere richiesti per verificare l’efficacia degli estratti della Cannabis Sativa per uso medico nei seguenti casi:

  • dolore cronico, sclerosi multipla, lesioni midollari
  • effetti collaterali della chemioterapia e della radioterapia, nei malati oncologici
  • effetti collaterali delle terapie retrovirali, nelle persone risultate positive per il virus della immunodeficienza umana (HIV)
  • disturbi della alimentazione, associati a malattie oncologiche o alla sindrome da immunodeficienza-acquisita (AIDS)
  • riduzione dei movimenti involontari, nella sindrome di Tourette
  • riduzione dei movimenti involontari, nella sindrome di Tourette

ANALISI PER LA RICERCA DEI CANNABINOIDI NELLE MATRICI BIOLOGICHE

Per avere indicazioni sull’avvenuto consumo della cannabis, l’analisi per la ricerca dei cannabinoidi viene eseguita sull’urina.  I vantaggi sono: prelievo non invasivo, possibilità di testare grandi volumi e analizzare la sostanza parente e/o i suoi metaboliti dopo diversi giorni.

Nel caso in cui si voglia stabilire una attualità d’uso, l’accertamento analitico viene eseguito sul sangue (prelievo invasivo) o, in alternativa, sulla saliva (un campione di saliva viene raccolto tramite un tampone effettuato sulla gengiva o sulla parete interna della bocca). Nel caso in cui si debba incrementare la finestra di rilevabilità per valutare un consumo della cannabis non recente, le analisi si eseguono sui capelli prelevati nella parte posteriore della testa il più possibile vicino al cuoio capelluto.

Per valutare una esposizione del feto alle sostanze d’abuso utilizzate dalla mamma durante la gravidanza vengono analizzati il sangue del cordone ombelicale e/o il meconio (feci del neonato evacuate entro 24 ore dalla nascita).

Prima di effettuare le analisi, come prima cosa, è necessario riferire al personale sanitario tutte le informazioni riguardo gli eventuali farmaci che si stanno assumendo, compresi quelli contenenti cannabis. Se l’esame è eseguito sulla saliva sarà necessario non aver mangiato o bevuto nei 10 minuti prima del prelievo per non alterare la risposta delle analisi.

RISULTATI

Inizialmente si eseguono esami di screening che producono esclusivamente un risultato di tipo qualitativo, vale a dire la probabile positività (meglio definita come “non negatività”), ovvero la presenza nella matrice biologica esaminata di una quantità di cannabinoidi superiore a un valore soglia (“cut-off”) prestabilito, diverso a seconda della matrice su cui viene eseguito l’esame (urine, sangue, saliva, ecc). Se il risultato ottenuto con il test di screening risulta positivo, questo deve essere confermato utilizzando una metodica specifica per il tipo di sostanza analizzata. Generalmente, il test di conferma consiste in una tecnica detta di separazione cromatografica

 accoppiata alla spettrometria di massa. Anche in questo caso i valori soglia sono diversi a seconda della matrice biologica analizzata. Si ricorda che qualsiasi valore ottenuto deve essere visionato e interpretato da una figura professionale specifica come il tossicologo.

La positività a una analisi di conferma non fornisce alcuna informazione circa le modalità di assunzione della sostanza e non può distinguere se l’uso della cannabis è avvenuto per motivi di salute o ricreativi.

Per quanto riguarda la determinazione del delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), esistono in commercio, anche in farmacia, dei dispositivi medici il cui risultato deve essere interpretato in base alla presenza/assenza di bande colorate dopo aver bagnato le strisce del dispositivo medico nel campione di urina. Un risultato negativo non significa necessariamente che la persona sottoposta al test non faccia uso di cannabis. Infatti, il THC potrebbe essere presente a concentrazioni tali da non essere rilevato o essere già stato eliminato dall’organismo. Inoltre, il periodo di tempo durante il quale il THC risulta rilevabile, dopo l’assunzione di cannabis, varia da persona a persona, poiché è influenzato dal metabolismo individuale, dalla dose assunta e dalla frequenza dell’uso. Le analisi possono essere in grado di rilevare l’assunzione di cannabis avvenuta da 3 giorni fino a 30 giorni prima della loro esecuzione. Gli utilizzatori abituali di cannabis possono risultare positivi al test anche per periodi maggiori di 30 giorni dall’ultima assunzione.

Alcuni studi hanno dimostrato che si possono verificare risultati positivi al THC anche in persone che non hanno fumato cannabis a causa del fumo passivo.

Per quanto riguarda i cannabinoidi sintetici, essi rappresentano una vasta famiglia di molecole strutturalmente non correlate tra di loro ma funzionalmente simili al Δ-9-tetraidrocannabinolo (THC), prodotte in laboratori chimico-farmaceutici e considerate forme alternative alla semplice marijuana. I cannabinoidi sintetici si legano agli stessi recettori CB1 e CB2 del THC nel cervello e in altri organi ma con effetti diversi. Queste sostanze possono avere effetti imprevedibili e potenzialmente mortali, inclusa la comparsa di convulsioni, edema cerebrale, problemi cardiaci e psicosi. Le analisi utilizzate per la determinazione del THC non permettono di rilevare la presenza dei cannabinoidi sintetici nelle varie matrici e sono, pertanto, necessarie specifiche determinazioni analitiche.

BIBLIOGRAFIA

Pichini S, Pacifici R. Linee guida per la determinazione delle sostanze d’abuso nelle urine

Redazione NurseTimes

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