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Meglio indossare cuffia o copricapo, per prevenire le infezioni del sito chirurgico?

I chirurghi per anni sono entrati nelle sale operatorie di mezzo mondo, indossando i loro "copricapo" colorati, prima di operare.

I chirurghi per anni sono entrati nelle sale operatorie di mezzo mondo, indossando i loro “copricapo” colorati, prima di operare.

Negli Stati Uniti i “copricapo” sono stati oggetto di aspre polemiche tra chirurghi ed infermieri di sala operatoria.

Tutto nasce da alcune sanzioni combinate ai chirurghi lo scorso anno, presso il Brigham and Women Hospital di Boston, per aver tenuto i capelli intorno alle loro orecchie fuori dal copricapo stesso, durante l’intervento chirurgico; lo stesso è accaduto a New York.

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Molte Linee Guida, difatti, sostengono che anche una piccola quantità di capelli lasciati fuori dal copricapo possono influire sulle infezioni del sito chirurgico.

E questa linea è stata adottata da molti Ospedali negli Stati Uniti, in cui è stato imposto l’uso della cuffia al posto dei copricapo. Le Linee Guida, a cui questi Ospedali hanno fatto  riferimento, sono quelli dell’AORN (Associazione degli Infermieri di Sala Operatoria); Linee Guida basate su solide evidenze scientifiche.

L’Associazione Americana dei Chirurghi (American College of Surgeons), non si è fatta attendere, emanando una sua dichiarazione d’intenti (allegata all’articolo) in cui sostiene rispetto all’argomento in oggetto, quanto segue: “Durante le procedure invasive, la bocca, il naso e i capelli dovrebbero essere coperti per evitare potenziali contaminazioni della ferita chirurgica. Basette e code di cavallo devono essere raccolte. Non ci sono prove che lasciare le orecchie scoperte e una quantità limitata di capelli liberi sulla nuca o una basetta modesta scoperta contribuisca a favorire le infezioni della ferita chirurgica”.

I chirurghi dicono che le loro raccomandazioni sono basate su “professionalità, buon senso, decoro e prove disponibili”. La dichiarazione sottolinea che il copricapo “ è il simbolo della professione chirurgica ” e che non vi è alcuna prova che pochi capelli scoperti possano incidere sulle infezioni della ferita chirurgica.

La risposta delle infermiere non si è fatta attendere, confutando punto per punto, quanto sostenuto dai chirurghi, sul loro sito web e sulla loro pagina Facebook, sostenenedo che: “indossare un particolare copricapo in base alla sua simbologia non è una raccomandazione evidence-based, e non deve essere la base per una dichiarazione di intenti che ha lo scopo di indirizzare la pratica a livello nazionale”.

La nostra enfasi è posta sulla sicurezza dei pazienti’’, ha detto Ramona Conner

, un’infermiera che si è occupata delle linee guida dell’Associazione per la pratica perioperatoria negli Stati Uniti (AORN).

Va ricordato, che le Linee Guida dell’AORN, sono tra le più rigorose da un punto di vista metodologico e di revisione della letteratura scientifica e sono un punto di riferimento per tutti i professionisti che lavorano in Sala Operatoria, in tutto il mondo.

In Europa, l’Associazione di Infermieri di Sala Operatoria (EORNA), ha emanato le sue Linee Guida nel 2015 e a proposito del copricapo sostiene: “il personale sanitario dovrebbe entrare nelle aree soggette a restrizione dei blocchi operatori, con dei copricapo che coprano tutti i capelli, le basette e la barba, preferibilmente monouso. Questo per proteggere i pazienti dalle infezioni dovute allo spargimento di squame del cuio capelluto o dai peli. I copricapo di cotone, personalizzati sono accettati solo se coperti da quelli monouso”.

Ricordiamo che una Direttiva Europea vieta l’uso del cotone per le cuffie e/o i copricapo, ed è per questo motivo che vanno coperti con le cuffie monouso.

Il Dottor M. Zinner, ex Direttore della Chirurgia presso il Brigham and Woman Hospital di Boston ha sentenziato: “ho sempre odiato le cuffie e non le indosserò mai!”.

Chi avrà l’ultima parola?

Le società di accreditamento delle strutture ospedaliere negli Stati Uniti sono orientati a seguire le Linee Guida delle infermiere di Sala Operatoria, in quanto sono sovrapponibili a ciò che viene suggerito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Tanta attenzione da parte degli enti di accreditamento, deriva dall’aver perché visto di tutto nelle sale operatorie osservate, abbigliamento non idoneo, gioielli in bella vista e maschere penzoloni sul collo.

E noi, qui dall’altra parte dell’Oceano, possiamo dire di non aver visto nulla di simile nelle nostre sale operatorie?

Cuffia quindi batte copricapo. E’ importante fornire cuffie in diverse misure al team chirurgico, in modo che ogni operatore possa scegliere quella più adatta a sé. Cuffia che dovrà essere smaltita alla fine della giornata lavorativa o quando contaminata.

 

Rosaria Palermo

 

Norma Europea su teli chirurgici, camici e tute per blocchi operatori, utilizzati come dispositivi medici per pazienti, personale clinico e attrezzature UNI EN 13795, Aprile 2013

www.aorn.org

www.eorna.eu

www.facs.org

www.bostonglobe.com

 

 

 

 

 

Rosaria Palermo

Infermiera dal 1994. Attualmente, infermiera specialista del rischio infettivo presso l'ARNAS Garibaldi di Catania. Ho una laurea magistrale e due Master, uno in Coordinamento e l'altro in Management del rischio infettivo. Faccio parte del Direttivo di ANIPIO (Società Scientifica degli Infermieri Specialisti del Rischio Infettivo) dal 2016. Penso che lo scatto nella nostra professione debba essere culturale, prima di ogni cosa. Nelson Mandela diceva che la conoscenza è l'arma più potente di cui gli esseri umani dispongano, ed è ciò che permetterà alla nostra professione di ritagliarsi gli spazi che le competono.

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