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Medico lascia il posto fisso per lavorare a gettone: “L’ho fatto perché…”

Dopo quella alla dottoressa Francesca Risi, il quotidiano Repubblica ha realizzato un’intervista con Riccardo Stracka, altro medico che ha scelto di lavorare come gettonista. La rilanciamo di seguito.

Riccardo Stracka, 44 anni, è stato direttore del Pronto soccorso del Policlinico di Monza fino al luglio 2021. In seguito è stato vice-primario del Pronto soccorso alla Clinica San Carlo di Paderno Dugnano, nell’hinterland milanese. A luglio di quest’anno ha lasciato il suo ultimo incarico e ha iniziato a lavorare come gettonista di pronto soccorso per una cooperativa in forze a ospedali di Lombardia, Piemonte e Valle D’Aosta.

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Come mai ha deciso di passare dal posto fisso all’incarico di gettonista?
“Dal punto di vista economico sicuramente mi conviene. Con la libera professione guadagno il 60-70 percento in più rispetto a prima, poi ci sono le tasse da pagare ovviamente. Ma un altro aspetto molto importante che mi ha convinto a fare questa scelta è che la qualità della vita è migliorata”.

In che modo?
“Come responsabile del pronto soccorso arrivavo a lavorare anche 200 ore al mese, per di più non esisteva il riposo di notte, nei week end, nelle feste comandate. Dato che avevo un incarico di responsabilità, quando c’erano buchi di organico dovevo coprirli io. Poi c’è anche un’altra ragione, di natura professionale. Collaboro da due anni con dei medici di medicina d’urgenza americani, della Georgia, che mi hanno contattato durante la primavera 2020 per un progetto che adesso è in evoluzione e che arriverà anche in Italia”.

Adesso com’è la sua vita professionale?


“In sostanza decido io quando lavorare, ho un mio planning mensile e riesco a ritagliarmi anche degli spazi per la mia vita privata e per la famiglia. Io do le mie disponibilità alla cooperativa per cui lavoro e in genere mi chiedono di lavorare nello stesso posto per una settimana. Se mi contattano per prestare servizio in un ospedale lontano da casa mi pagano anche vitto e alloggio, e infatti a volte anche la mia famiglia viene con me”.

Diversi suoi colleghi sostengono che la situazione nei pronto soccorso degli ospedali è diventata pesante per chi lavora. È d’accordo?
“Sì. Facendo il medico a chiamata e girando diversi ospedali ho notato che molti pronto soccorso sono in difficoltà. Sono sempre meno i colleghi che vogliono lavorare nella medicina d’urgenza e ci sono sicuramente problematiche importanti. Anche l’impiego delle cooperative però ha indubbiamente dei rischi, perché c’è il pericolo che vadano a lavorare in pronto soccorso medici che non sono abituati a lavorare in quell’ambiente. E il sistema ne risente”.

Redazione Nurse Times

Fonte: la Repubblica

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