L’infermiere specialista in anestesia: ruoli e competenze

Quella dell’infermiere specializzato in Anestesia è una figura professionale che da tempo si è affermata nelle equipe di sala operatoria nel mondo sanitario anglosassone (sia in USA che in UK) e via via in diversi paesi europei, prendendosi carico di aspetti assistenziali precisi che affiancano la figura dell’anestesista ed è focalizzata e specializzata nel seguire a 360 gradi gli aspetti anestesiologici, dal preoperatorio al postoperatorio.

Di cosa si occupa l’infermiere specializzato in anestesia?

Un tecnico di Anestesia ha il compito di accertare il funzionamento delle attrezzature anestesiologiche, della preparazione farmacologica e di assistere e affiancare l’anestesista nelle pratiche di intubazione, gestione delle vie aeree (ordinarie\urgenza\emergenza), del controllo del mantenimento dello stato anestesiologico del paziente durante l’intervento e dei relativi parametri vitali, del risveglio e dell’assistenza postoperatoria sulla valutazione dei seguenti parametri attraverso l’Aldrate score (dell’attività muscolare, respiratoria, circolatoria, livello di coscienza, saturazione), ed eventualmente della gestione del dolore con annessa valutazione.

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È una figura conosciuta in Italia?

In Italia, purtroppo, la crescita di questa figura nelle sale operatorie del paese sta progredendo lentamente.

Abbiamo provato a verificare la diffusione e la conoscenza di questa professione con la formazione e la diffusione di un sondaggio online (tramite piattaforme social professionali come LinkedIn e gruppi professionali Facebook) costituito da una serie di brevi domande focalizzate a raccogliere informazioni su: conoscenza del ruolo, indici di diffusione (geografica e di settore), riconoscimento del valore.

Il sondaggio è rimasto attivo per circa 10 giorni e ha raccolto la partecipazione di 95 utenti di cui:

  • Un 61% ha dichiarato snidi conoscere questa figura professionale (contro il 39%)
  • Per il 54.4% hanno risposto professionisti appartenenti ad una realtà ospedaliera pubblica, il 22,1% aziende ospedaliere private, il 22,1% cliniche private e il 14,7% cliniche convenzionate.
  • Per quanto riguarda invece le provenienze regionali:
  • il 35% dei professionisti che hanno aderito provengono dal Lazio, un altro 16% dalla Lombardia, il resto è ben distribuito fra tutte le regioni, eccetto che la Val d’Aosta.
  • Il 32% ha questa figura all’interno della sua realtà lavorativa, contro un 68%.
  • Per quanto riguarda invece il valore aggiunto che questa professione può dare all’assistenza anestesiologica (con una valutazione crescente da 1 a 5) si è rilevato un 3% che ha dato una valutazione 1, un 1,5% valutazione 2, il 13,4% valutazione 3, il 21% valutazione 4 e il 61,2% valutazione 5.

Chi vi scrive, ha intrapreso questo percorso nel 2018 come prima esperienza lavorativa nel campo della sala operatoria, con l’iniziale prospettiva di crescere come infermiera strumentista.

La mia curiosità verso le pratiche anestesiologiche è state notata e mi è stata suggerita la formazione universitaria attraverso un master di I livello che, a Roma è fornita dal Policlinico Gemelli.

Così nel 2019 ho fatto parte della seconda classe di infermieri che hanno intrapreso il percorso per diventare Tecnici di Anestesia.

Questo percorso universitario, mi ha sicuramente aiutato ad intravedere una nuova prospettiva di carriera professionale: un ambito in cui l’infermiere da tempo ha solo lasciato la sua impronta ufficiosamente, non ancora ufficialmente, non solo come valore professionale, ma anche come strumento di miglioramento del valore dell’assistenza data ai pazienti, che da sempre costituisce il più alto scopo della nostra professione. 

La formazione comprende lo studio approfondito di tematiche farmacologiche, anestesiologiche, chirurgiche e fisiologiche, soffermandosi sulle caratteristiche proprie di ogni specialistica chirurgica o dei quadri clinici riscontrabili nei pazienti.

Alla formazione teorica, si affianca un percorso pratico di tirocinio nel quale verranno messe in atto le pratiche fondamentali di sala operatoria, sia essa la preparazione anestesiologica, la valutazione del paziente o la gestione delle vie aeree (assistenza in maschera, intubazione, applicazione di presidi sovraglottici) e le strategie di posizionamento sul lettino operatorio.

Che riscontri abbiamo, da chi lavora fianco a fianco con un Tecnico di Anestesia?

Abbiamo raccolto alcune testimonianze da parte di professionisti sanitari che hanno esperienze dirette con la figura del Tecnico di Anestesia.

La dottoressa Raffaella Sangregorio è un medico anestesista con più di 10 anni di esperienza che ha operato nel corso della sua carriera sia in strutture pubbliche che private, collaborando in diverse discipline chirurgiche. 

  1. Che tipo di vantaggi può avere l’anestesista avvalendosi della figura del tecnico di anestesia?

“La figura del tecnico migliora la sicurezza in sala operatoria dal punto di vista anestesiologico, perché collabora in specifiche mansione quali possono essere: la preparazione farmacologica, la rilevazione dei parametri vitali, la gestione del mantenimento anestesiologico ecc…aspetti che permettono all’anestesista di avere una gestione generale più alta.”

  1. Quali vantaggi ne trae l’assistenza anestesiologica?

“Sicuramente l’aspetto che ne trae maggiore vantaggio è l’ottimizzazione della sicurezza del paziente grazie al fatto di potersi avvalere di una figura competente che sa quali sono gli aspetti fondamentali da tenere sotto controllo nella pratica anestesiologica.”

  1. Quali aspetti della formazione del tecnico di anestesia lo rendono una figura di valore?

“Si avvale di competenze su tutto ciò che concernono le pratiche anestesiologiche, le diverse tecniche, la condizione clinica di partenza del paziente, le controindicazioni e i rischi non solo dal punto di vista pratico, ma anche e soprattutto sulla base teorica in modo da aumentare il livello di sicurezza.” 

Altro punto di vista è stato quello di Eva Minozzi, infermiera di sala operatoria di una clinica privata di Roma che ha così risposto:

  1. Che opinione ti sei fatta, in base alla tua esperienza lavorativa, del ruolo di tecnico di anestesia?

“Nel mio ambito lavorativo il tecnico di anestesia è una figura estremamente importante, perché oltre a supportare l’anestesista si interfaccia con tutta l’equipe chirurgica, facilitando il lavoro di squadra.”

  1. Pensi sia una figura che migliori il tipo di assistenza operatoria? Se sì, in cosa?

“Il tecnico migliora il tipo di assistenza pre, intra e postoperatoria, perché riesce a fornire una continuità assistenziale, garantendo al paziente un più alto livello di sicurezza.”

L’anestesista Lorenzo Polidori è uno dei professori del Master del Policlinico Gemelli e specialista che contribuisce alla formazione teorica e pratica. A lui abbiamo chiesto:

  1. Quali sono le tue valutazioni su questa figura in un’equipe di sala?

“Ritengo sia una figura utile nell’ambito ospedaliero, come supporto all’anestetista che molto spesso, invece, viene occupato dal medico in formazione. Non è una merita figura esecutrice, ma atta ad una pronta risposta di allerta in caso di necessità”

  1. Quali prospettive future possiamo aspettarci sull’impiego del tecnico di anestesia in Italia? breve e lungo termine

“Al momento, con la pandemia in corso, ritengo che l’impiego a breve termine possa essere utile e con un dei posti di specializzazione addizionali bisognerà vedere la copertura a cinque anni sul territorio nazionale e le varie necessità future.”

  1. Ritieni che la formazione per i tecnici di anestesia sia adeguata alle esigenze di assistenza anestesiologica?

“La formazione del Master fornisce una preparazione generale e l’impiego della suddetta figura per un trial di almeno un anno di formazione sul campo ne massimizza il potenziale. Utile la possibilità di associare ALS o PBLS al posto del BLS-D che ormai si richiede all’infermiere, non specializzato in anestesia, nella sua formazione base”

In che modo questa figura si è sviluppata e lavora anche in altri paesi come il Regno Unito?

Siamo riusciti a rintracciare la testimonianza di un tecnico di anestesia Andrea De Pinto che esercita la professione in un ospedale di Cardiff e ha risposto così alle nostre domande:

1) Quanto questa figura viene riconosciuta in UK?

“Non si penserebbe mai di fare una lista operatoria senza la presenza del tecnico di anestesia (in UK chiamato anesthetic pratictioner), la lista verrebbe annullata anche se ci fossero due anestesisti. Le sale operatorie vengono strutturate attentamente in base alle figure che devono essere presenti e qui vige questa regola.”

2) La formazione in UK in cosa si differenzia rispetto a come viene preparato un tecnico di anestesia in Italia?

“Le strade per poter diventare un anesthetic pratictioner possono essere due:

Ci sono gli ODP (Operating Department Pratictioner), che frequentano un corso di laurea della durata di tre anni in cui il loro percorso formativo si svolge unicamente all’interno della sala operatoria e nei proto-soccorsi. Le loro skills sono molto approfondite all’interno di questi ambiti.

Gli infermieri, a differenza degli ODP possono anche lavorare nei reparti e anche loro frequentano un corso universitario della durata di tre anni. È possibile lavorare nella sala operatoria come anesthetic pratictioner aggiungendo un corso di sei mesi.”

3) Quanta responsabilità viene delegata al tecnico?

“La responsabilità delegata consiste principalmente nella preparazione del ventilatore, farmacologica, fluidica ecc…possono contribuire al reperimento di un accesso periferico, al monitoraggio, alla stesura del cartellino anestesiologico, la preparazione delle vie aeree e nella gestione dell’emergenza. Nel mio ospedale facciamo anche parte del crash team in cui al giorno, una persona del nostro team ha la rintracciabilità per le urgenze\emergenze (es. arresti cardiaci) dei reparti. L’ anestesista viene rintracciato dalla terapia intensiva con la possibilità di arrivare in tempi diversi, ma l’anesthetic pratictioner può cominciare a gestire l’urgenza\emergenza assicurando la ventilazione attraverso l’utilizzo della maschera laringea mentre si aspettano i soccorsi maggiori. Ciò di cui ci occupiamo essenzialmente è l’assistenza.” 

Che conclusione possiamo trarre?

Sia i risultati ricavati dal sondaggio, che le testimonianze professionali, hanno messo in luce le potenzialità e l’aggiunta di valore che il Tecnico di Anestesia è in grado di dare all’interno di una equipe di sala operatoria contribuendo al raggiungimento di un più alto livello di assistenza, garantendo una continua collaborazione, attraverso una adeguata preparazione teorica e pratica con quelle che sono le skills richieste all’interno di un team di sala operatoria e più specificatamente negli ambiti di collaborazione con l’anestesista.

Martina Urracci

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