Categorie: Farmacologia

La sindrome da Disturbo di Sviluppo della Coordinazione Motoria (DCD)

Sei bambini su cento, tra i cinque e gli undici anni, possono presentare importanti difficoltà nello sviluppo e nell’utilizzo di quelle abilità motorie in cui è richiesta coordinazione.

Quando le difficoltà sono particolarmente significative, presenti già in epoca precoce e interferiscono con le attività della vita quotidiana o con l’apprendimento scolastico, si parla di Disturbo di Sviluppo della Coordinazione Motoria (Developmental Coordination Desorder  DCD).

La definizione di questo disturbo chiarisce che la diagnosi possa essere formulata solo se le prestazioni in compiti di coordinazione motoria, fini o grosso motori, sono significativamente al di sotto del livello atteso rispetto all’età e allo sviluppo intellettivo.

Fin qui le definizioni dei manuali, ma chi sono effettivamente questi sei bambini su 100? Che vuol dire, in altri termini, avere un DCD? Infine quali ricadute ha sullo sviluppo globale, e quindi anche emotivo e sociale?

Sono bambini che possono, anche se non sempre, aver avuto un ritardo nel raggiungimento delle principali tappe motorie, vengono descritti dai genitori come goffi, impacciati nei movimenti (spesso fanno cadere gli oggetti, inciampano, non sono bravi nelle attività sportive), alcuni hanno difficoltà nello svolgere attività manuali che richiedono coordinazione (come allacciarsi le scarpe o la camicia, tagliare con le forbici), altri hanno problemi nel grafismo o nelle attività di gioco complesse (ad esempio nelle costruzioni).

I ricercatori hanno evidenziato come questo disturbo determini sia una difficoltà nell’uso del movimento, ma anche nell’acquisizione di strategie per risolvere problemi legati alle attività motorie.

Poiché le capacità motorie non diventano automatiche per questi bambini, essi devono dedicare uno sforzo ed un’attenzione supplementare per portare a termine le attività motorie, anche quelle già acquisite in precedenza.

Sono bambini intelligenti e consapevoli delle loro difficoltà. Questo può determinare un problema aggiuntivo con ricadute emotive e sociali. Accade che nelle attività, se vogliamo tipiche dell’infanzia, come correre, fare sport, disegnare, fare le costruzioni e giochi complessi, i bambini con DCD abbiano difficoltà e si sentano, giorno dopo giorno, inadeguati, esclusi dal gruppo di coetanei, non capaci e quindi, se non aiutati in modo adeguato, possono crescere con una ridotta autostima.

La cosa si complica perché la diagnosi di DCD non è facile, per diversi motivi, tra cui la variabilità di presentazione dei sintomi e la non costante associazione con un ritardo dello sviluppo motorio (un bambino che non cammina, quando dovrebbe, di solito allerta maggiormente i genitori rispetto a chi ha difficoltà ad andare in bici o allacciarsi le scarpe).

E’, in ogni caso, importante evitare falsi allarmismi perché non tutti i bambini che non eccellono negli sport hanno un disturbo, però è necessario saper distinguere tra la normale variabilità e le situazioni di rischio o, addirittura di disturbo vero e proprio.

Una corretta diagnosi permette al bambino di effettuare un corretto intervento e, quindi, di crescere riducendo il rischio psicopatologico, migliorando le capacità di coordinazione motoria e infine, aspetto non secondario, aiutandolo a trovare le aree dello sviluppo in cui è più abile e, di conseguenza, si sente gratificato.

Scupola Giovanni Maria

Giovanni Maria Scupola

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Giovanni Maria Scupola

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