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Cure domiciliari: un fiore all’occhiello del Piemonte

Durante l’International Covid Summit di Roma l’assessore regionale alla Sanità, Luigi Genesio Icardi, ha illustrato i dati positivi di questa esperienza.

L’esperienza delle cure domiciliari in Piemonte è stata illustrata dall’assessore regionale alla Sanità, Luigi Genesio Icardi (foto), nel corso dell’International Covid Summit di Roma, che nella aule del Senato chiama a raccolta per tre giorni medici e esperti da tutto il mondo per confrontarsi sulle terapie domiciliari contro la pandemia. Il Piemonte è stata l’unica Regione italiana invitata.

Al centro dell’esposizione l’esperienza sviluppata durante la prima ondata di infezione, tra marzo e aprile 2020, nell’area di Acqui Terme e Ovada, caratterizzata da una consolidata integrazione ospedale-territorio. Qui, su 340 pazienti curati a casa, si sono registrati appena nove decessi e 22 ricoveri, con un tasso di mortalità del 2.6%, mentre su base provinciale era del 17%, e con un tasso di ospedalizzazione del 6.5%, un terzo rispetto al 22% atteso in base alla media nazionale.

Il modello è stato trasferito al nuovo Dipartimento interaziendale regionale malattie e emergenze infettive (Dirmei), che nel novembre 2020 ha messo a punto un protocollo per la presa in di carico dei pazienti Covid-19 a domicilio da parte delle Unità speciali di continuità assistenziale (Usca), dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. L’edizione più recente del documento, la numero 5 del marzo 2021, contiene le indicazioni sull’impiego degli anticorpi monoclonali. La Regione ha prodotto in parallelo provvedimenti come la prescrivibilità dell’ossigeno e la sua consegna al domicilio del malato entro due ore dalla richiesta, e istruzioni su igiene, areazione, nutrizione, mobilizzazione e postura del malato.

Quanto alle Usca, l’assessore ha detto che si sono dimostrate un elemento virtuoso e che la Regione conta in qualche modo di preservarle anche dopo l’emergenza. Oggi in Piemonte

sono operanti 90 Usca, con 621 medici e 197 fra infermieri e altro personale sanitario (medici di distretto, oss, assistenti sociali, psicologi). Nei sei mesi di attività, da novembre 2020 ad aprile 2021 (picco della seconda ondata pandemica), le Usca piemontesi hanno preso in carico circa 48mila pazienti, di cui 3.700 sono stati gli assistiti nelle residenze per anziani. Nel solo mese di marzo 2021 sono stati 10.621 i pazienti presi in carico dalle Usca, con una media di 3.500 pazienti per ogni settimana costantemente in carico e seguiti a domicilio. Un dato interessante riguarda poi i pazienti curati a casa anche quando le condizioni cliniche hanno richiesto l’ossigenoterapia: circa 2.800 pazienti a marzo, quindi uno su quattro, con fornitura immediata di ossigenoterapia.

Nel suo intervento l’assessore alla Sanità ha sostenuto che il compito della politica è di fornire ai medici in trincea sul territorio ogni strumento possibile per curare al meglio i loro pazienti, che è molto importante poter gestire a domicilio la maggior parte dei malati, evitando così di congestionare gli ospedali e renderli inaccessibili alle altre patologie. Ha infine ribadito che occorre fare in modo che nessuna strada legalmente praticabile sia preclusa ai medici, che sono liberi di curare i pazienti con le terapie che ritengono più appropriate.

Redazione Nurse Times

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