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Coronavirus, modello formativo della Sicilia sul biocontenimento approda in Tunisia e Algeria

Si chiama “Health Biosafety Training” e vede in prima fila Omceo Palermo, che si configura oggi come riferimento nazionale ed estero per la formazione sulle procedure necessarie all’approccio e al trattamento dei pazienti altamente infetti.

Avviato per la prima volta in Sicilia, il progetto formativo “Health Biosafety Training” sulle procedure di biocontenimento, è stato inserito dal ministero della Salute nel Piano nazionale pandemico come modello operativo da applicare in tutte le regioni italiane. L’Ordine dei medici di Palermo, diventato nel frattempo centro di formazione permanente sul biocontenimento, si avvia ora ad addestrare in primi Tunisia e Algeria (primi Paesi del Mediterraneo) tutti i soggetti coinvolti nella gestione di un pericolo pandemico attraverso accordi con i ministeri della Salute dei Paesi interessati.

“Health Biosafety Training” è nato dalla collaborazione tra ministero della Salute, assessorato alla Salute della Regione siciliana, Omceo Palermo (capofila degli ordini siciliani), Asp Ragusa e Asp Trapani. Nel 2020 l’Ordine palermitano ha già formato circa 10mila discenti tra dirigenti e personale delle Aziende sanitarie regionali, della Seus 118 dell’Usmaf-Sasn del ministero della Salute, della Croce rossa, della polizia, carabinieri Nas, guardia costiera, Capitaneria di porto.

L’Ordine dei medici di Palermo si configura oggi come riferimento nazionale ed estero per la formazione sulle procedure necessarie all’approccio e al trattamento dei pazienti altamente infetti. “Un riconoscimento non solo per l’Omceo, ma per tutti i medici, perché il Covid ha dimostrato che i rischi biologici sono globali e i pericoli di contagio, a cui sono esposti tutti i sanitari da oltre un anno, sono altissimi – ha detto Toti Amato, presidente di Omceo Palermo e membro Fnomceo, durante il tavolo tecnico che si è svolto a Villa Magnisi (sede dell’Omceo) per fare il punto sullo stato dell’arte della pandemia da Covid, le priorità da sviluppare per il futuro e le esperienze da non disperdere –. Non bisogna solo prevedere, ma essere pronti. Abbiamo messo a punto Health Biosafety Training nel 2019, in tempi non sospetti. Questo ci ha permesso, all’insorgere della pandemia, di formare in un paio di mesi circa 10mila discenti. Sollecitati da Algeria e Tunisia, esporteremo in questi primi Paesi il nostro modello attraverso accordi che abbiamo già avviato con i rispettivi ministeri della Salute”.

Ai lavori hanno partecipato autorevoli esponenti regionali e nazionali del panorama istituzionale e delle forze armate. “E’ un progetto partito dalla Sicilia

– ha detto Ulrico Angeloni, dirigente medico del ministero della Salute –, ma che abbiamo già applicato in tutte le Usmaf italiane per la qualità del percorso formativo, che include anche le esercitazioni pratiche. L’alto numero dei discenti formati parlano chiaro”.

A stretto giro sono arrivate anche le congratulazioni all’Omceo dei vertici dell’ospedale Luigi Sacco di Milano, ma insieme a “una grande tristezza”, ha rimarcato il direttore di Microbiologia clinica, virologia e bioemergenze, Maria Rita Gismondo, illustrando l’esperienza del Sacco. “Mi auguro – ha detto – di non vedere più medici con i sacchi di spazzatura addosso per proteggersi. Se fossero state formati, non sarebbe successo. Il Covid ci ha trovati impreparati e ogni cosa è stata affidata alla generosità dei sanitari e delle singole strutture. Iniziative come quella avviata dall’Ordine di Palermo avrebbero dovuto essere standardizzate da un piano nazionale, che ad oggi non c’è ancora. La formazione in tutte le sue fasi è più importante delle stesse strutture. Se gli operatori non sono addestrati, anche a livello infermieristico, sono un pericolo per sé e per gli altri”.

Di simulazione e formazione efficace hanno parlato Angelo Aliquò e Paolo Zappalà, direttori generali rispettivamente di Asp Ragusa e Asp Trapani. “Abbiamo appreso meglio – ha detto Aliquò – i sistemi della simulazione. Un sistema straordinario, applicato da sempre dall’aeronautica per l’annullamento del rischio, ma che può essere utilizzato in vari scenari anche non emergenziali. La medicina è pratica su tutto, anche la formulazione dei protocolli sono il frutto di simulazioni”.

Ga aggiunto Zappalà: “Un percorso formativo interistituzionale capace di supportare tutte le attività che abbiamo messo in campo. La formazione in emergenza – non solo quella professionale degli operatori, ma la formazione intesa come sviluppo di capacità logistiche e organizzative – ha un ruolo fondamentale e strategico, perché abitua gli operatori e tutti i livelli istituzionali a tenere sempre alta la guardia rispetto agli scenari di rischio, offrendo la possibilità di sviluppare una cultura organizzativa nella gestione di possibili emergenze”.

Redazione Nurse Times

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