Variante Omicron, al via i test preclinici per il vaccino italiano di Takis

L’azienda italiana di biotecnologie, in collaborazione con Rottapharm Biotech, è al lavoro su Covid-eVax, prodotto adatto a tutte le mutazioni del coronavirus.

Potrebbe arrivare dall’Italia la soluzione alla variante Omicron del coronavirus. L’azienda di biotecnologie Takis, con sede a Roma, ha infatti annunciato la sua strategia per affrontare la mutazione sudafricana e le altre diffuse in tutto il mondo.

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Da tempo Takis, in collaborazione con Rottapharm Biotech, è al lavoro sul vaccino Covid-eVax, sperimentato nella fase I nell’uomo. Il vaccino contro la variante Omicron è un vaccino di seconda generazione, basato cioè sulla stessa piattaforma del vaccino Covid-eVax, adattata alle varianti Alfa, Beta, Gamma e Delta e sperimentata con successo negli animali. L’azienda biotech ha detto che prevede di poter iniziare i test preclinici fra alcune settimane.

Il vaccino Covid-eVax ha generato dati preclinici molto promettenti e, nella fase I nell’uomo, il 90% dei volontari ha sviluppato una risposta immunitaria specifica contro la proteina Spike. Il vaccino è basato su un sistema innovativo che utilizza l’elettroporazione del Dna, favorendo l’ingresso nelle cellule e aumentando la risposta immunitaria.

Per questo motivo potrebbe essere idoneo alla variante Omicron, che include una serie di mutazioni nella proteina Spike, e in altre regioni, già osservate nella variante Delta, che potrebbe aumentare la trasmissibilità e promuovere la fuga dal sistema immunitario. La risposta di queste mutazioni rappresenta un rischio potrebbe accelerare il declino dell’immunità naturale sia indotta dal vaccino.

Luigi Aurisicchio, amministratore delegato e direttore scientifico della Takis ha commentato: “Nella lotta al Covid-19 è un imperativo essere proattivi mentre il virus si evolve. Negli scorsi mesi abbiamo generato quasi in tempo reale modifiche di Covid-eVax contro le varianti Alpha, Beta, Gamma, Delta e altre, dimostrandone l’immunogenicità in modelli animali. A differenza delle varianti precedenti Omicron presenta un alto numero di mutazioni nuove ed è difficile prevedere se i vaccini attuali siano ancora protettivi. Per questo ci stiamo muovendo il più velocemente possibile per adattare il vaccino anche contro questa variante. Resta il fatto che la mancanza dei finanziamenti ci impedisce al momento di continuare gli studi clinici per portare avanti lo sviluppo di questo vaccino italiano. Auspichiamo che l’Italia, con le risorse del Pnrr, possa effettuare investimenti strategici e favorire la ricerca per rendere il Paese più competitivo nel mondo delle biotecnologie”

.

“Come l’Rna messaggero, la piattaforma del Dna ha la caratteristica di essere estremamente flessibile, somministrabile più volte ed essere facilmente adattata alle mutazioni del virus – ha spiegato Fabio Palombo, direttore di Area vaccini contro il cancro alla Takis –. Rispetto all’Rna il Dna viene prodotto facilmente in batterie, è stabile a temperatura ambiente e ha una stabilità semplice. Ciò consente tempi più brevi, processi meno produzione, trasporto e stoccaggio più facili e un migliore profilo di sicurezza”.

Con queste caratteristiche la tecnologia del Dna è particolarmente indicata per i Paesi in via di sviluppo, dove la percentuale di vaccinati è ancora troppo bassa e la catena del freddo è il vero fattore critico. “Potrebbe essere utilizzata in molte altre aree della prevenzione e della terapia di altre malattie infettive, come la malaria e la tubercolosi”, ha dichiarato Emanuele Marra, direttore del Dipartimento di Malattie infettive della Takis. Lucio Rovati, presidente e direttore scientifico di Rottapharm Biotech, ha infine sottolineato l’importanza di “avere a disposizione più piattaforme vaccinali come Covid-eVax, che siano prontamente adattabili a eventuali nuove varianti come richiamo della risposta immunitaria precedentemente indotta da altre piattaforme vaccinali, o per l’utilizzo in Paesi dove non c’è attualmente disponibilità di vaccini”. E ha aggiunto: “Visto l’impatto della pandemia sulle nostre vite e sull’economia mondiale, l’Italia può fare la sua parte e mettere a disposizione la propria esperienza”.

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