Coronavirus e vaccini: i dubbi sulle reazioni avverse

In un recente articolo su Scientific American diversi immunologi rispondono ai quesiti più comuni in tema di risposta immunitaria.

Il vaccino anti-Covid è più efficace se riscontro maggiori effetti collaterali? Non è così banale l’interrogativo che si pone chi, dopo essersi sottoposto alla prima o seconda dose, nota differenze nella reazione propria e di altre persone a uno dei composti ammessi dall’Aifa per immunizzare la popolazione dal coronavirus.

Mal di testa, capogiri, senso di affaticamento, ma anche febbre, dolori muscoloscheletrici e in particolare al braccio che ha subito l’iniezione: gli effetti indesiderati possono variare di molto, così come non manca chi non ha manifestato alcun sintomo avverso. Significa per questi ultimi che la risposta immunitaria sia più debole? A far chiarezza è un articolo recentemente pubblicato su Scientific American, in cui diversi immunologi provano a chiarire i dubbi più comuni (e legittimi) di fronte a questa massiccia campagna di vaccinazione mondiale, che ai primi di maggio ha toccato il miliardo di persone immunizzate.

“Innanzitutto non bisogna preoccuparsi – ha risposto l’immunologo dell’Università della Pennsylvania, John Wherry –. I diversi effetti comunicano di più qualcosa su come lavora il nostro sistema immunitario che non su quanto siano efficaci i vaccini”. La risposta immunitaria, dunque, dipenderebbe da variabili che ne veicolano il modo, ma non la sostanza dell’azione.

“Molte persone avvertiranno maggiori effetti collaterali dopo la seconda dose di vaccino – affermarlo Sujan Shresta, immunologa de La Jolla Institute for Immunology –. Dopo la prima esposizione il corpo accumula certo numero di linfociti B della memoria che con la seconda dose si andrà a espandere per essere in grado di rispondere a una eventuale futura vera infezione per cui si renderà necessaria una azione più veloce e importante”.

L’Agenzia Italiana del Farmaco pubblica ogni mese nel Rapporto sulla farmacosorveglianza dei vaccini del Covid-19 i dati delle segnalazioni sulle reazioni avverse. Nel resoconto periodico l’intento dichiarato è di “Indagare ogni evento che compare dopo una vaccinazione, raccogliere quante più informazioni possibili e aumentare la possibilità di individuare gli eventi davvero sospetti, di cui è importante capire la natura, o che non sono mai stati osservati in precedenza, con l’obiettivo di accertare se esiste un nesso causale con la vaccinazione”. Come è avvenuto nel mese di aprile, con le conclusioni del Comitato per la sicurezza dell’Ema in merito ai trombi associati a bassi livelli di piastrine

, da elencare come effetti indesiderati molto rari (meno di uno su 10mila) del vaccino AstraZeneca.

“A ogni modo le donne tendono ad avere risposte immunitarie più vigorose rispetto ai maschi mentre i giovani tendono a rispondere più della popolazione anziana – spiega l’immunologa Shresta – e gli anziani nel loro insieme riportano meno effetti collaterali rispetto ai giovani, ma ciò potrebbe avere a che fare più con il modo in cui il sistema immunitario dell’individuo invecchia che non con quanto bene funzionano i vaccini disponibili”.

Sul portale dell’Aifa è possibile conoscere le principali caratteristiche dei diversi vaccini attualmente disponibili in Italia e la  percentuale di efficacia nella popolazione. Qui una sintesi non esaustiva al 10 maggio 2021:

  • Pfizer (vaccino a mRNA) – I risultati di principali studi hanno dimostrato che due dosi del vaccino somministrate a distanza di 21 giorni l’una dall’altra possono impedire al 95% degli adulti dai 16 anni in poi di sviluppare la malattia Covid-19 con risultati sostanzialmente omogenei per classi di età, genere ed etnia.
  • Moderna (vaccino a mRNA) – I risultati dei principali studi hanno dimostrato che due dosi del vaccino somministrate a distanza di 28 giorni l’una dall’altra sono state in grado di impedire al 94,1% degli adulti dai 18 anni di sviluppare la malattia Covid-19. I risultati sono sostanzialmente omogenei per classi di età, genere ed etnia.
  • AstraZeneca (a vettore virale) – Nei partecipanti che hanno avuto la seconda dose dopo 12 settimane dalla prima, l’efficacia dopo 14 giorni dalla seconda dose è stata dell’82,4%. In tutti i partecipanti che hanno ricevuto almeno una dose di vaccino, a partire da 22 giorni dopo la prima dose non si sono osservati casi di ospedalizzazione (0%, su 8.032), rispetto a 14 casi (0,2%, su 8.026), di cui uno fatale, segnalati per il controllo.
  • Johnson & Johnson (a vettore virale) – L’efficacia vaccinale è risultata pari al 66,9% nel prevenire la malattia Covid-19 sintomatica da moderata a grave/critica. Il risultato include le persone di età uguale o superiore ai 60 anni. L’efficacia osservata è stata del 66,1% dopo 28 giorni dalla vaccinazione.

Redazione Nurse Times

Fonte: Tuttasalute.net

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