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La Toscana approva la prima legge regionale sul suicidio assistito

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Toscana, il consigliere della Lega Alberti avvia un'interrogazione sulla carenza infermieristica
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La Toscana ha segnato una svolta epocale nel panorama sanitario italiano: il Consiglio regionale ha approvato, con emendamenti, la proposta di legge “Liberi subito” sull’accesso al suicidio assistito. Con un voto di 27 favorevoli contro 13 contrari, la Regione diventa la prima in Italia a dotarsi di una normativa chiara e strutturata sul fine vita, dopo la storica sentenza della Corte costituzionale del 2019.

Un passo avanti per il fine vita e la morte assistita

La legge toscana, frutto dell’iniziativa popolare promossa dall’associazione Luca Coscioni e supportata da oltre 10mila firme, introduce una procedura standardizzata per il suicidio assistito. Fino ad oggi, la mancanza di una legge nazionale aveva costretto le singole Aziende Sanitarie Locali (ASL) a gestire i casi di fine vita in modo frammentario, con esiti spesso drammatici: alcuni pazienti non hanno potuto accedere alla pratica prima del decesso, altri hanno dovuto affrontare lunghe battaglie legali o persino recarsi all’estero.

La normativa prevede tempi certi: entro 54 giorni l’ASL dovrà completare la procedura, garantendo a chi ne fa richiesta un percorso definito, sicuro e trasparente. La nuova disciplina si inserisce in un contesto di grande attualità, in cui le tematiche del suicidio assistito, della morte assistita e delle cure palliative sono sempre più al centro del dibattito pubblico e sanitario.

La procedura: chi, come e quando

Secondo la legge, il diritto al fine vita potrà essere esercitato solo se il richiedente soddisfa quattro condizioni imprescindibili:

  • Autonomia decisionale: il paziente deve essere in grado di esprimere una scelta libera e consapevole.
  • Patologia irreversibile: la condizione clinica deve essere incurabile.
  • Sofferenza intollerabile: devono esserci evidenti sofferenze fisiche o psicologiche.
  • Trattamenti di sostegno vitale: il paziente deve essere tenuto in vita esclusivamente da trattamenti che, in assenza di cure, accelererebbero la morte.

Per valutare ogni richiesta, sarà istituita una commissione multidisciplinare composta da sei esperti: un medico specializzato in cure palliative, uno psichiatra, un anestesista, uno psicologo, un medico legale e un infermiere. Questa struttura garantisce un’analisi approfondita e obiettiva, con il supporto di pareri etici e clinici, contribuendo a dare ordine a una procedura che, fino ad ora, variava da regione a regione.

Reazioni politiche e implicazioni per il sistema sanitario

La decisione in Toscana ha diviso le forze politiche. La maggioranza di centrosinistra, sostenuta dal presidente Eugenio Giani, ha giocato un ruolo decisivo, mentre partiti come Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno votato contro. Il voto ha evidenziato come il tema del fine vita resti uno degli argomenti più controversi e dibattuti nell’ambito della sanità pubblica e dei diritti civili.

Il nuovo iter legislativo non solo regolarizza il suicidio assistito, ma rappresenta anche un importante strumento per colmare il vuoto normativo esistente a livello nazionale. In altre regioni, come Emilia-Romagna e Puglia, si era optato per delle delibere, meno solide e soggette a mutamenti politici. La legge toscana, invece, assicura una continuità e una tutela maggiore per i pazienti e le loro famiglie, offrendo una prospettiva di maggiore sicurezza e rispetto della volontà individuale.

Redazione NurseTimes
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