Coronavirus: priorità vaccinale per malattie rare e disabilità?

Rilanciamo l’approfondimento sul tema dell’OMAR (Osservatorio Malattie Rare). Non esistono indicazioni generiche, ma le parole del commissario Arcuri lasciano ben sperare.

I malati rari e, più in generale, le persone con disabilità hanno diritto alla priorità vaccinale? La somministrazione del vaccino anti-Covid, avviata in Italia il 27 dicembre 2020, segue il piano vaccinale predisposto dal ministero della Salute, che nella versione disponibile per il pubblico prevede la priorità per operatori sanitari e sociosanitari sia pubblici che privati, residenti e personale dei presidi residenziali per anziani e persone di età avanzata. Le linee guida del piano strategico nazionale non menzionano però le persone con disabilità, né i malati rari, tra le categorie prioritarie.

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Le recenti dichiarazioni di Domenico Arcuri, commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica sul fronte della disabilità sono però confortanti. Arcuri ha infatti dichiarato che per le persone con disabilità le vaccinazioni sono previste a partire da febbraio, insieme alla seconda categoria degli over 80. Stando alle sue dichiarazioni, anche i caregiver saranno contestualmente vaccinabili, in quanto non avrebbe senso immunizzare la persona con disabilità ma non il suo accompagnatore.

Le FAQ presenti online sul sito del ministero della salute ora riportano come categorie prioritarie le seguenti:
1 – personale sanitario e sociosanitario;
2 – ospiti e personale dei presidi residenziali per anziani;
3 – persone che hanno dagli 80 anni in su;
4 – persone che hanno dai 60 ai 79 anni;
5 – persone di ogni età che soffrono di più di una patologia cronica pregressa, immunodeficienze e/o disabilità.

Una buona notizia, dunque, che giunge però solo dopo il clamore delle scorse settimane. Associazioni di pazienti e caregiver si sono infatti mobilitati in massa. Anche Osservatorio Malattie Rare aveva denunciato la grave mancanza proprio nei confronti della figura dei caregiver, genitori e famigliari che si fanno carico delle persone non autosufficienti e dei minori con patologie importanti e disabilità, che sembravano in prima battuta essere stati esclusi dalla priorità del piano vaccinale.

Su questo tema sono inoltre state presentate, il 7 gennaio scorso, due interrogazioni parlamentari. L’interrogazione presentata alla Camera dall’onorevole Locatelli è stata dedicata propriamente alle persone con disabilità e alle loro necessità. Con particolare riferimento alla disabilità grave, alle persone con disabilità psichica, alle persone ospitate presso centri diurni o strutture residenziali per disabili, e alle persone che usufruiscono dell’assistenza domiciliare integrata.

L’interrogazione presentata dall’onorevole Dosso si concentra invece nello specifico sui malati rari e le persone con patologie neurodegenerative. In particolare – ricorda il testo dell’interrogazione -, molti dottori che hanno in cura persone con sclerosi multipla o altre gravi patologie e quindi sottoposti a specifiche terapie farmacologiche, sono di fatto lasciati soli nel decidere se vaccinare o meno detti pazienti fragili, in quanto non vi sono chiare indicazioni al riguardo da parte del Ministero della Salute o altri soggetti competenti. Al presidente del Consiglio dei ministri e al ministro della Salute è stato dunque chiesto di valutare urgentemente l’emanazione di specifiche linee guida e raccomandazioni dedicate alla somministrazione del vaccino anti-Covid a queste specifiche categorie di persone in stato di fragilità.

Di fatto nessuna priorità particolare è prevista per le persone con malattie rare, che non necessariamente sono automaticamente ricondotte alla categoria della disabilità. Tuttavia le dichiarazioni di Arcuri, che fanno esplicito riferimento alla priorità per “specifiche categorie di fragilità”, lasciano comunque ben sperare. Molte sono comunque le domande pervenute in redazione sul tema delle vaccinazioni per il Covid-19. Per questo motivo cerchiamo di fornire la maggior parte delle risposte alle domande più frequenti in questa sede.

LA VACCINAZIONE A DOMICILIO È POSSIBILE? – Quello che sappiamo è che già il 3 dicembre 2020 si menzionavano “unità mobili per consegna a domicilio” per condurre in sicurezza il vaccino ove necessario, come ad esempio nelle residenze per anziani. Sappiamo però che il vaccino di Pfizer va conservato a una temperatura inferiore a meno 70 gradi, e questo obbliga a somministrarlo nei pressi di strutture ospedaliere.

Il vaccino di Moderna, invece, può essere mantenuto a meno 20 gradi per sei mesi, in un frigorifero normale per 30 giorni. Quest’ultimo, quindi, è di più facile distribuzione e potrebbe essere iniettato anche dal medico di famiglia. Possiamo dunque supporre che in una seconda fase, contraddistinta anche dal vaccino di Moderna, potrebbe essere possibile anche la vaccinazione domiciliare per i singoli pazienti, che per il momento non risulta essere stata pianificata.

ATTENZIONE: Si sono già verificati dei tentativi di truffa, utilizzando la scusa della somministrazione dei vaccini a domicilio. Al momento non è stata avviata alcuna campagna di vaccinazione domiciliare per i singoli cittadini e nessun operatore sanitario può contattarvi per proprio conto proponendo una somministrazione.

CHI PUÒ VACCINARSI – Per quanto riguarda il vaccino Comirnaty (di Pfizer), l’Agenzia Italiana del Farmaco ha predisposto una serie di domande e risposte (FAQ) che riportiamo parzialmente di seguito.

IMMUNODEFICIENZE E PATOLOGIE AUTOIMMUNI – Non sono ancora disponibili dati sulla sicurezza e l’efficacia del vaccino Covid-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty) nelle persone con malattie autoimmuni, che sono comunque state incluse nelle sperimentazioni iniziali. Durante gli studi clinici non si sono osservate differenze circa la comparsa di sintomi riconducibili a malattie autoimmuni o infiammatorie tra vaccinati e soggetti trattati con placebo. Le persone con malattie autoimmuni che non abbiano controindicazioni possono ricevere il vaccino. I dati relativi all’uso nelle persone immunocompromesse (il cui sistema immunitario è indebolito) sono in numero limitato. Sebbene queste persone possano non rispondere altrettanto bene al vaccino, non vi sono particolari problemi di sicurezza. Le persone immunocompromesse possono essere vaccinate in quanto potrebbero essere ad alto rischio di COVID-19.

MALATTIE CRONICHE, DIABETE, TUMORI, MALATTIE CARDIOVASCOLARI – Sono proprio queste le persone più a rischio di una evoluzione grave in caso di contagio da SARS-CoV-2, proprio a loro, quindi, si darà priorità nell’invito alla vaccinazione.

PERSONE IN TRATTAMENTO CON ANTICOAGULANTI – Le persone in cura con una terapia anticoagulante hanno una generica controindicazione a qualsiasi iniezione, per loro la vaccinazione deve essere valutata caso per caso dal proprio medico per il rischio di emorragie dal sito di iniezione.

MALATTIE RARE – Non esistono generiche indicazioni per le malattie rare, a eccezione di quelle per le patologie immunologiche e autoimmuni. Le patologie rare sono moltissime e non accomunabili sotto un’unica indicazione, pertanto è fondamentale che per qualsiasi dubbio ci si rivolga al proprio centro di riferimento e/o al proprio specialista.

REAZIONI ALLERGICHE – Le persone con una storia di gravi reazioni anafilattiche o di grave allergia, o che sono già a conoscenza di essere allergiche a uno dei componenti del vaccino mRNA BNT162b2 (Comirnaty) dovranno consultarsi col proprio medico prima di sottoporsi alla vaccinazione. Come per tutti i vaccini, anche questo deve essere somministrato sotto stretta supervisione medica. Le persone che manifestano una reazione allergica grave dopo aver ricevuto la prima dose di vaccino non devono ricevere la seconda dose. Nei soggetti a cui è stato somministrato il vaccino sono state osservate reazioni allergiche (ipersensibilità). Da quando il vaccino ha iniziato a essere utilizzato nelle campagne di vaccinazione, si sono verificati pochissimi casi di anafilassi (grave reazione allergica).

GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO – I dati sull’uso del vaccino durante la gravidanza sono tuttora molto limitati, tuttavia studi di laboratorio su modelli animali non hanno mostrato effetti dannosi in gravidanza. Il vaccino non è controindicato e non esclude le donne in gravidanza dalla vaccinazione, perché la gravidanza, soprattutto se combinata con altri fattori di rischio come il diabete, le malattie cardiovascolari e l’obesità, potrebbe renderle maggiormente a rischio di Covid-19 grave. L’Istituto Superiore di Sanità ha in atto un sistema di sorveglianza sulle donne gravide in rapporto a Covid-19 che potrebbe offrire ulteriori utili informazioni. Sebbene non ci siano studi sull’allattamento al seno, sulla base della plausibilità biologica non è previsto alcun rischio che impedisca di continuare l’allattamento al seno. In generale, l’uso del vaccino durante la gravidanza e l’allattamento dovrebbe essere deciso in stretta consultazione con un operatore sanitario dopo aver considerato i benefici e i rischi in ciascun singolo caso.

Si raccomanda attenzione anche a chi sta pianificando una gravidanza. Su questo tema segnaliamo che la Siru (Società italiana della riproduzione umana) mette a disposizione delle coppie in cerca della gravidanza e delle donne gravide un servizio attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 11.00 alle ore 17.00, telefonando al +39 349 0753000 (segreteria Siru).

Sul tema è opportuno consultare le FAQ sul sito del ministero.

Redazione Nurse Times

Fonte: OMAR – Osservatorio Malattie Rare

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