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Sanità Puglia, Lenti (FADOI): «Tagliare infermieri e OSS non basta. Senza assistenza si indeboliscono le cure»

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Il presidente FADOI (Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti) Puglia interviene sul blocco delle assunzioni di infermieri e OSS: «Il risanamento dei conti deve passare dalla riorganizzazione, non dalla semplice compressione del personale»

25 agosto 2026. Ridurre la spesa sanitaria non può significare ridurre l’assistenza. È il messaggio lanciato dal dott. Salvatore Lenti, presidente FADOI Puglia, che interviene nel dibattito sulla sostenibilità del Servizio sanitario regionale e sul blocco delle assunzioni di infermieri e operatori socio-sanitari (OSS) legato alla necessità contenere il disavanzo sanitario regionale.

Il punto, secondo Lenti, è chiaro: senza assistenza non può esserci vera cura. E intervenire prevalentemente sul personale rischia di produrre conseguenze dirette sulla tenuta dei reparti, sull’organizzazione del lavoro e, soprattutto, sulla qualità delle prestazioni garantite ai cittadini.

di Salvatore Lenti, Presidente FADOI Puglia
Sanità, tagliare non basta: la sfida è riorganizzare l’assistenza”

Non basta far tornare i numeri. La sostenibilità del sistema sanitario e il riequilibrio dei conti sono obiettivi necessari, ma non possono essere perseguiti intervenendo esclusivamente sul personale o rallentando il ricambio delle professionalità. La vera sfida è ripensare l’organizzazione, intervenendo sui processi e sulla capacità del sistema di utilizzare in modo più efficace le risorse disponibili. 

Serve una revisione trasversale del modello organizzativo, capace di superare sovrapposizioni e frammentazioni e di rendere più funzionali le aree dipartimentali, così da garantire una gestione omogenea e integrata del percorso del paziente, soprattutto nei casi che richiedono un approccio plurispecialistico. 

Occorre investire in progettualità che mettano al centro continuità assistenziale, appropriatezza e qualità delle cure, superando la logica del “si è sempre fatto così” e valorizzando le esperienze organizzative che hanno già dimostrato la loro efficacia. Esistono, ad esempio, realtà nelle quali il boarding in Pronto soccorso è stato ridotto grazie a una più efficace integrazione con la Medicina interna o alla introduzione dei “fast track” per alcune aree specialistiche. 

Allo stesso tempo è indispensabile valorizzare le professionalità secondo competenze e funzioni. Servono dirigenti medici qualificati, OSS adeguatamente formati e infermieri con competenze specialistiche, inseriti in modelli multidisciplinari in grado di rispondere ai diversi livelli di intensità assistenziale, dall’high care alla post-acuzie e alla lungodegenza, o unità di degenza a gestione infermieristica, già sperimentati dalla medicina interna pugliese con risultati significativi. 

Gli infermieri rappresentano il fulcro dell’assistenza e sono un elemento decisivo anche nell’integrazione tra ospedale e territorio.

In una sanità che deve confrontarsi con pazienti sempre più anziani, fragili e complessi, il loro ruolo non può essere considerato una semplice voce di costo. La transitional care richiede una presenza professionale trasversale lungo tutto il percorso, dalla presa in carico alla dimissione e al raccordo con i servizi territoriali, contribuendo anche a prevenire riammissioni evitabili. 

Non si possono ridurre le degenze, migliorare gli esiti e aumentare la performance del sistema semplicemente comprimendo il personale. Il risanamento dei conti deve procedere insieme alla capacità di riorganizzare, integrare competenze e innovare i modelli assistenziali. La vera sostenibilità non nasce semplicemente dal taglio delle risorse, ma dalla capacità di utilizzarle meglio, costruendo un sistema più integrato, appropriato ed efficace rimodulando la relazione tra costi, risorse, qualità ed esiti. 

Perché se si indebolisce l’assistenza, inevitabilmente si indebolisce anche la cura.


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