La storia di Ilaria De Prisco, giovane docente precaria, riaccende il dibattito sulla sanità pubblica in Italia e sulle liste d’attesa infinite. Dopo aver scoperto un polipo alle corde vocali, si è scontrata con la dura realtà di un sistema sanitario che sembra favorire chi può permettersi cure a pagamento.
Liste d’attesa sanitarie: il caso di Ilaria De Prisco
Tutto ha inizio cinque mesi fa, quando Ilaria nota un abbassamento della voce e colpi di tosse sempre più frequenti. La diagnosi è chiara: un polipo di grosse dimensioni sulla corda vocale destra. Il primo ospedale a cui si rivolge, l’Umberto I di Nocera Inferiore, le prospetta un’attesa di 22 mesi per l’intervento con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN). In alternativa, pagando 4.500 euro, avrebbe potuto operarsi in pochi giorni attraverso l’intra moenia.
«Mia madre si infuriò, io mi misi a piangere. Non potevo permettermelo. Ma non potevo nemmeno aspettare quasi due anni rischiando di perdere la voce e, con essa, il mio lavoro», racconta Ilaria.
Sanità pubblica a due velocità: Nord vs Sud?
Determinata a trovare una soluzione, la giovane docente si rivolge a un altro specialista, che le suggerisce di contattare l’ospedale Cervesi di Cattolica, in Emilia-Romagna. Qui la situazione cambia radicalmente: nel giro di 25 giorni viene visitata, sottoposta agli esami necessari e operata. Nessuna conoscenza, nessuna corsia preferenziale. Solo un sistema più efficiente.
Ma la sorpresa più grande arriva in sala operatoria: oltre al polipo diagnosticato in Campania, i medici ne trovano un altro, più piccolo, sulla corda vocale sinistra, sfuggito ai precedenti controlli.
Sanità pubblica: perché le liste d’attesa sono così lunghe?
Quella di Ilaria non è una storia isolata. Ogni anno migliaia di pazienti in Italia devono scegliere tra lunghe attese o costosi interventi privati. Ma perché accade?
Tra le principali cause troviamo:
- Carenza di personale sanitario, dovuta a pensionamenti non compensati e pochi nuovi ingressi;
- Tagli alla sanità pubblica, che hanno ridotto i posti letto e il numero di interventi disponibili;
- Aumento della domanda di prestazioni, a cui gli ospedali faticano a rispondere.
La denuncia: «In Campania non ti puoi ammalare se non hai soldi»
«Sono arrivata a pensare che in Campania non ti puoi ammalare, oppure devi avere i soldi per curarti», conclude Ilaria. «Questo non è un sistema sanitario equo. Non chiedo favoritismi, ma cure accessibili per tutti».
Il suo caso solleva una questione cruciale: la sanità italiana garantisce davvero il diritto alla salute previsto dalla Costituzione? O ci troviamo davanti a un sistema che penalizza chi non può permettersi la sanità privata?
Il problema delle liste d’attesa non è nuovo, ma storie come quella di Ilaria De Prisco dimostrano quanto sia urgente trovare soluzioni. Serve un potenziamento del sistema sanitario pubblico, con investimenti mirati e una gestione più efficiente delle risorse. Solo così si potrà garantire a tutti l’accesso a cure tempestive, senza dover scegliere tra salute e risorse economiche.
Sei mai stato costretto ad aspettare troppo per un intervento urgente? Raccontaci la tua esperienza nei commenti.
Redazione Nurse Times
Fonte: www.agro24.it
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