L’avvocato Petruzzi denuncia il silenzio dell’ospedale e chiede al presidente Fico di valutare la dirigenza
La vicenda del piccolo Domenico Caliendo, il bambino morto dopo il trapianto al Monaldi, continua ad essere al centro dell’attenzione dei media.
Secondo quanto riferito dall’avvocato Francesco Petruzzi a Fanpage.it, la famiglia Caliendo Mercolino avrebbe chiesto all’ospedale un risarcimento di 3 milioni di euro, senza ottenere alcuna risposta alla PEC inviata nei giorni successivi ai funerali. La linea difensiva, sempre secondo il legale, è quella di una richiesta di composizione bonaria in sede stragiudiziale, per evitare alla famiglia un ulteriore contenzioso civile oltre a quello penale già in corso sul caso.
Sul piano giuridico, la richiesta si colloca nel perimetro della Legge 8 marzo 2017, n. 24, che disciplina la sicurezza delle cure e la responsabilità professionale in ambito sanitario.
È questo il riferimento normativo richiamato dal legale nel sostenere che il risarcimento rappresenti un diritto autonomo rispetto all’esito del procedimento penale.
Il Monaldi è uno dei presìdi dell’AORN Ospedali dei Colli di Napoli. Sul sito istituzionale dell’azienda, la direzione strategica è indicata con Anna Iervolino nel ruolo di direttore generale, mentre il presidio Monaldi è descritto come struttura con una propria direzione medica. Questo elemento è rilevante perché la contestazione dell’avvocato non riguarda soltanto il singolo episodio clinico, ma anche la gestione complessiva della fase successiva al decesso, compresa la risposta istituzionale alle richieste della famiglia.
Nella ricostruzione riportata da Fanpage.it, Petruzzi contesta soprattutto il mancato riscontro dell’ospedale alla proposta di definizione bonaria, sostenendo che non sarebbe arrivato né un diniego motivato né una controproposta. Il legale parla di un comportamento “indifferente” e “opaco”, e collega questo silenzio al dolore della famiglia, che dopo la perdita del figlio chiede una risposta formale, prima ancora che economica. Nel pezzo giornalistico va però mantenuta la distinzione tra i fatti riferiti dal difensore e le eventuali repliche dell’azienda, che al momento non risultano riportate nella stessa ricostruzione.
Sempre secondo l’avvocato, la proposta di piantare un albero nel cortile dell’ospedale sarebbe stata vissuta dai genitori come un gesto inadeguato rispetto alla richiesta di risarcimento rimasta inevasa.
Il nodo, nell’impostazione della famiglia, non è il valore simbolico del gesto in sé, ma il fatto che sia arrivato mentre la pec di diffida e la successiva richiesta di incontro non avrebbero avuto risposta. In questa chiave, il racconto assume il tono di una cronaca italiana che intreccia dolore privato, responsabilità pubblica e gestione comunicativa di una crisi sanitaria.
Petruzzi richiama anche il tema della riunione di partecipazione alla cura e sostiene che, in quella fase, sarebbero mancate figure professionali previste, come il bioeticista e il supporto psicologico. Ovviamente l’accertamento delle eventuali omissioni spetta agli organi competenti e agli sviluppi dell’indagine. Lo stesso vale per le ipotesi di responsabilità organizzativa: restano profili oggetto di valutazione giudiziaria, non conclusioni già acquisite.
Un altro passaggio centrale è l’appello al presidente della Regione Campania, Roberto Fico. L’avvocato chiede che venga valutata la posizione della dirigenza dell’AORN Ospedali dei Colli, arrivando a invocare dimissioni considerate necessarie per ragioni di opportunità e di fiducia pubblica.
Nel frattempo, la famiglia ha fatto sapere di voler andare avanti sia sul fronte giudiziario sia su quello risarcitorio. Se la causa civile dovesse portare a un riconoscimento superiore alla somma proposta in via stragiudiziale, la difesa valuta anche la segnalazione alla Corte dei Conti per verificare se il mancato accordo abbia prodotto un aggravio di spesa pubblica. È un passaggio che conferma come il caso Domenico resti uno dei dossier più delicati della sanità campana, con ricadute che toccano medicina, responsabilità professionale, comunicazione istituzionale e fiducia dei cittadini nel sistema ospedaliero.
Redazione NurseTimes
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