Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa di Fials Milano.
La morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto dopo un trapianto di cuore danneggiato all’ospedale Monaldi di Napoli, è una tragedia che ha colpito profondamente il Paese. Il primo pensiero non può che andare alla sua famiglia, che merita rispetto, verità e piena chiarezza su quanto accaduto.
Attorno a questa vicenda, nei giorni successivi, si è sviluppata anche una polemica nel mondo sanitario. In alcune dichiarazioni Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnopi), ha collegato il caso al tema delle competenze infermieristiche e al rapporto tra medici e infermieri nell’organizzazione delle cure. Dopo le dure reazioni provenienti dal mondo infermieristico, lo stesso Anelli ha successivamente espresso scuse per le parole utilizzate, senza però modificare nel merito la posizione sulle competenze delle professioni sanitarie.
Secondo Fials Milano, questo è il punto centrale: il rischio che una tragedia venga usata per rafforzare uno stereotipo antico e dannoso della sanità italiana, quello dell’infermiere come figura debole, subalterna o addirittura come responsabile privilegiato degli errori del sistema.
“Davanti alla morte di un bambino dovrebbe prevalere anzitutto il rispetto e la ricerca della verità – dichiara Mauro Nobile, segretario di Fials Area Metropolitana di Milano -. Le scuse sono un fatto importante, ma se il merito del ragionamento resta lo stesso rimane anche il messaggio che è passato, e cioè che il problema sarebbero le competenze degli infermieri. È un’impostazione che respingiamo con fermezza”.
Fials Milano precisa di avere scelto consapevolmente di non intervenire immediatamente. “Abbiamo atteso alcuni giorni prima di prendere posizione – spiega Nobile -. Lo abbiamo fatto per rispetto verso la famiglia del piccolo Domenico, per consentire all’indignazione di lasciare spazio alla riflessione e per provare a offrire un contributo costruttivo, invece di aggiungere altra rabbia a una tragedia già enorme”.
Per questo motivo Fials Milano ha deciso di affiancare alla propria presa di posizione istituzionale la voce di chi lavora ogni giorno in corsia. Una parte della riflessione è quindi affidata alle parole di un’infermiera del Policlinico di Milano, iscritta a Fials, che da anni lavora accanto ai pazienti e conosce dall’interno la complessità delle organizzazioni sanitarie.
“Chi lavora davvero nei reparti sa bene che l’errore nelle organizzazioni complesse non nasce quasi mai da un singolo gesto – osserva l’infermiera -. Per questo trovo riduttivo, offensivo e persino classista collegare una tragedia di questa portata alle cosiddette avanzate competenze infermieristiche”.
La professionista richiama il noto modello del “formaggio svizzero” elaborato da James Reason, secondo il quale un incidente si verifica quando le diverse barriere poste a difesa del paziente falliscono contemporaneamente.
Nel sistema sanitario queste barriere sono molteplici: l’organizzazione con protocolli e procedure, le politiche aziendali, la formazione e l’aggiornamento continuo attraverso simulazioni e training, la supervisione dei professionisti mediante audit clinici e debriefing, la tecnologia e gli strumenti informatici, i sistemi di allarme e monitoraggio, la qualità della comunicazione tra i membri del team, i passaggi di consegne, i briefing, la cultura dell’errore e la sicurezza psicologica, oltre naturalmente alle condizioni di lavoro, agli organici e ai turni.
Secondo questa lettura, quanto accaduto nel caso del piccolo Domenico non può essere spiegato con una polemica sulle competenze infermieristiche. “Quello che è accaduto non è da attribuire alle competenze degli infermieri – afferma l’infermiera -. È il risultato di una catena di eventi gravissimi che deve essere analizzata con serietà da tutta la comunità scientifica. Dalla morte di un bambino di due anni dobbiamo imparare cosa è andato storto per fare in modo che non accada mai più”.
Da questa riflessione emergono anche alcune indicazioni concrete per migliorare la sicurezza dei pazienti. La prima riguarda la costruzione di équipe multidisciplinari reali, nelle quali gli infermieri siano realmente coinvolti nei processi decisionali e nella presa in carico dei pazienti.
La seconda riguarda la sicurezza psicologica nei luoghi di lavoro, da costruire attraverso una leadership capace di valorizzare dubbi, criticità e segnalazioni. La terza riguarda la diffusione di una vera cultura dell’errore, che permetta di imparare dagli eventi avversi attraverso audit clinici seri e sistemi di qualità efficaci. La quarta riguarda la cura di chi cura, con formazione continua e spazi di confronto tra professionisti sanitari.
“Come infermiera di corsia – conclude la professionista del Policlinico di Milano -, chiedo alle amministrazioni sanitarie di fare tesoro di quanto accaduto e di investire davvero nello sviluppo professionale della categoria. Non è una questione corporativa, ma una condizione necessaria per migliorare la sicurezza delle cure”.
Fials Milano sostiene con forza queste richieste e si impegna a portarle nei tavoli di confronto istituzionali. “Onorare la memoria del piccolo Domenico significa imparare dagli errori e rafforzare il lavoro di squadra nella sanità – conclude Mauro Nobile -. Scaricare sugli infermieri le responsabilità del sistema non solo è ingiusto: è anche il modo più semplice per non affrontare i problemi veri”.
Redazione Nurse Times
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