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La sanità pugliese spiegata con una paghetta da 10 euro

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Facciamo finta di tornare bambini. Immaginate di ricevere una paghetta di 10 euro al giorno. Con quei 10 euro dovete fare tutto. Mangiare. Andare a scuola. Comprare ciò che vi serve. Aiutare qualcuno che ha bisogno. Per vivere dignitosamente vi servirebbero 12 euro. Ma voi ne ricevete 10. Il primo giorno manca 2 euro. Il secondo giorno manca ancora 2 euro. Il terzo giorno altri 2 euro. Dopo un anno il problema non è più la singola moneta che manca.

Il problema è che state vivendo sopra le vostre possibilità. Ecco. La sanità italiana oggi è esattamente questa paghetta. Da una parte ci sono i soldi che arrivano, dall’altra ci sono i bisogni che aumentano. Più anziani. Più malattie croniche. Più farmaci innovativi. Più assistenza. Più tecnologia. Più richieste. Tutto aumenta. Tranne una cosa. I soldi. O meglio, i soldi aumentano, ma non abbastanza velocemente da inseguire i bisogni.

Ed è qui che nasce il cortocircuito. 

Perché per anni abbiamo raccontato ai cittadini una favola. La favola che bastasse gestire meglio. Che bastasse tagliare gli sprechi. Che bastasse razionalizzare. Parole bellissime. Peccato che esista un limite. Perché puoi tagliare gli sprechi una volta. Due volte. Tre volte. Ma non puoi tagliare all’infinito. Prima o poi inizi a tagliare i servizi. Oppure il personale. Oppure il futuro. E infatti il conto arriva sempre. Sotto forma di liste d’attesa, di pronto soccorso intasati, di professionisti che se ne vanno. Sotto forma di cittadini che cercano cure altrove.

La cosa più interessante è che oggi tutti discutono di come coprire il buco. 

Nessuno si chiede perché il buco continui a formarsi. Perché la verità è che non puoi continuare a spendere 12 ricevendo 10. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. È matematica. E la matematica ha un difetto. Non vota. Non fa campagne elettorali. Non guarda i colori dei partiti. Presenta semplicemente il conto. Ogni anno. Puntuale.

E allora forse la domanda non è se aumentare le tasse, trovare nuove risorse o recuperare qualche milione. La domanda è più semplice. Abbiamo costruito una sanità da 12 euro continuando a finanziarla come se ne avesse 10. Quanto tempo pensiamo che possa reggere ancora questo gioco?

Guido Gabriele Antonio, infermiere magistrale

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