Passano da sei a sette i sanitari indagati nell’inchiesta sul trapianto di un cuore danneggiato, che è costato la vita al piccolo Domenico Caliendo, deceduto sabato scorso nell’ospedale Monaldi di Napoli, dopo quasi due mesi di coma. Ai medici e paramedici già iscritti si è aggiunta una dirigente del nosocomio partenopeo, mentre al momento nessun dipendente dell’ospedale di Bolzano, dove è stato eseguito l’espianto dell’organo risulta indagato.
Il legale della famiglia, Francesco Petruzzi, si è recato in Procura e ha chiesto di aggravare l’ipotesi di reato, trasformandola da omicidio colposo in omicidio volontario con dolo eventuale. L’avvocato punta l’indice su cosa sia accaduto (e cosa sia stato omesso) nei 45 giorni successivi al trapianto e prima che il caso di Domenico finisse sotto i riflettori dei media: “Fino a quel momento neanche una Tac cerebrale era stata fatta. Probabilmente ulteriori passaggi avrebbero rappresentato implicitamente un riconoscimento del fatto che c’era un problema?”.
Da parte loro i magistrati della VI sezione della Procura di Napoli (sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci) hanno deciso di cristallizzare le prove, formulando al gip la richiesta di incidente probatorio, che contemplerà autopsia e perizia medico-legale collegiale. La decisione sull’istanza, che appare scontata, è attesa in 48 ore. Entro questo lasso di tempo dovrà essere individuato il collegio peritale chiamato a fornire risposte ai pm. Una scelta che garantisce terzietà, ma che potrebbe anche far slittare le esequie.
Ieri mattina Petruzzi si è recato in Procura per depositare la sua richiesta di incidente probatorio e ha chiesto una misura cautelare per il cardiochirurgo che ha impiantato il cuore. “Il trapianto poteva essere rinviato, visto che Domenico non era moribondo – ha ripetuto -. Nella cartella clinica non è menzionato da nessuna parte l’okay per il cuore arrivato. Troviamo folle che all’interno della cartella clinica ci sia scritto proprio del cuore ghiacciato, ma che un ospedale intero abbia taciuto la notizia alla mamma”.
La possibilità di poter rinviare il trapianto figura tra i punti a cui l’incidente probatorio-autopsia dovrà fornire una risposta. Lo stesso vale per la condotta durante il prelievo, il trasporto e la conservazione dell’organo. Andrà verificato se il muscolo cardiaco presentasse “alterazioni anatomiche e funzionali” riconducibili a errori commessi dalle equipe, cominciando dalla questione del ghiaccio secco. Al vaglio dei consulenti anche le scelte chirurgiche e terapeutiche adottate dai sanitari che hanno effettuato il trapianto, con particolare riferimento “ai tempi di arrivo e presentazione in sala operatoria della equipe dell’espianto”.
“È arrivato il momento della giustizia: chiedo e voglio la verità – ha ripetuto Patrizia Marcolino, mamma di Domenico -. Scopriremo tutto, so che la giustizia e le autorità faranno il loro lavoro”.
Per l’assessore alla Salute della Provincia autonoma di Bolzano, Hubert Messner, all’ospedale altoatesino “tutto si è svolto rigorosamente secondo il protocollo, ovvero come dovrebbe e come accade normalmente. Attendo l’esito delle indagini con estrema tranquillità”.
Il Monaldi, nella serata di ieri, ha replicato alle dichiarazioni rese dall’avvocato circa la mancanza nella cartella clinica del diario di perfusione, ossia il tracciato di circolazione extracorporea che dimostrerebbe il momento esatto in cui al bambino è stato tolto il suo cuore: “Il tracciato è invece un allegato della cartella clinica. E’ stato acquisito dall’autorità giudiziaria in data 20 gennaio 2026 e consegnato alla famiglia il 19 febbraio”.
Redazione Nurse Times
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