Ospedale di Lavagna, la Procura contesta sequestro di persona, falso e peculato: benzodiazepine somministrate senza prescrizione medica
Infermiere accusate di sedare i pazienti: chiuse le indagini della Procura di Genova
Nuovo sviluppo nella vicenda giudiziaria che coinvolge due ex infermiere dell’ospedale di Lavagna, in provincia di Genova. La Procura della Repubblica di Genova ha infatti notificato la chiusura delle indagini preliminari nei confronti delle due professioniste sanitarie, entrambe di 31 anni, accusate di aver somministrato tranquillanti ai pazienti ricoverati per poter dormire durante i turni di lavoro notturni.
L’inchiesta rappresenta una delle più gravi vicende di cronaca sanitaria degli ultimi anni e ha suscitato forte attenzione nell’opinione pubblica, nel mondo infermieristico e tra gli operatori della sanità.
Le accuse: sequestro di persona, falso, esercizio abusivo della professione e peculato
Secondo quanto contestato dagli inquirenti, le due infermiere avrebbero somministrato farmaci sedativi a pazienti ricoverati senza alcuna prescrizione medica e senza una reale necessità clinica.
I reati ipotizzati dalla Procura comprendono:
- Sequestro di persona;
- Falso;
- Esercizio abusivo della professione;
- Peculato.
Nel fascicolo compare inoltre una operatrice socio-sanitaria (OSS), ritenuta coinvolta in uno degli episodi oggetto dell’indagine.
Le accuse dovranno naturalmente essere vagliate nelle successive fasi processuali, nel pieno rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
L’indagine partita dalla segnalazione dell’ospedale
L’attività investigativa è stata coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Longo ed è nata da una segnalazione trasmessa dalla direzione dell’ospedale di Lavagna ai Carabinieri della Stazione di Sestri Levante.
Successivamente, la denuncia formalizzata dall’ASL tramite l’avvocato Giuseppe Gallo ha portato all’apertura di una complessa indagine affidata all’aliquota dei Carabinieri della Polizia Giudiziaria e supportata dai militari del NAS appositamente distaccati presso la Procura.
Le investigazioni si sono protratte per diversi mesi e hanno richiesto attività tecniche, accertamenti documentali e verifiche cliniche sui pazienti ricoverati nel reparto interessato.
Il blitz dei Carabinieri e le analisi sui pazienti
Uno dei momenti chiave dell’indagine è stato il blitz eseguito dai Carabinieri all’interno dell’ospedale e presso le abitazioni delle indagate.
Secondo quanto emerso dagli atti investigativi, durante l’operazione le due infermiere sarebbero state sorprese mentre dormivano durante il turno di servizio.
Determinanti per l’inchiesta sono risultati gli esami ematochimici effettuati sui pazienti, che avrebbero evidenziato la presenza di benzodiazepine non prescritte dai medici curanti.
Le benzodiazepine sono farmaci utilizzati per trattare ansia, insonnia e altre condizioni cliniche specifiche. La loro somministrazione richiede una precisa indicazione terapeutica e una prescrizione medica, poiché possono provocare sedazione, alterazioni dello stato di coscienza e altri effetti avversi, soprattutto nei soggetti fragili e anziani.
Le testimonianze dei colleghi
Tra gli elementi raccolti dagli investigatori figurerebbero anche dichiarazioni di colleghi e operatori sanitari che lavoravano nel reparto.
Secondo quanto riportato nelle ricostruzioni investigative, al cambio turno alcuni professionisti manifestavano preoccupazione per le condizioni dei pazienti ricoverati dopo le notti in cui erano presenti le due infermiere.
Frasi come: «C’erano le girls stanotte, chissà cosa troviamo» sarebbero state riportate negli atti dell’indagine come possibile indice di una situazione già nota all’interno dell’ambiente lavorativo.
Tali elementi rappresentano tuttavia materiale investigativo che dovrà essere valutato nel contraddittorio tra accusa e difesa.
La sospensione e il successivo licenziamento
Dopo l’emersione dei fatti contestati, le due infermiere erano state sospese dal servizio.
Successivamente hanno rassegnato le dimissioni dall’ospedale di Lavagna.
Nel dicembre scorso il Giudice per le indagini preliminari Andrea Buffoni aveva inoltre disposto nei loro confronti una misura interdittiva dall’esercizio della professione infermieristica per la durata di otto mesi.
Il provvedimento era stato adottato considerando che entrambe le professioniste risultavano impiegate presso strutture sanitarie private.
Redazione NurseTimes
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