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Intelligenza artificiale: il nuovo saggio di Saverio Lorusso riflette sul rapporto tra I.A., coscienza, etica e futuro dell’uomo

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Il nuovo saggio di Saverio Lorusso (foto), intitolato Intelligenza artificiale e coscienza umana, può l’I.A. essere cosciente?, analizza l’impatto dell’I.A. su coscienza, etica e antropologia, ridefinendo il paradigma umano e, di conseguenza, il paradigma della relazione di cura.

“Quando un fenomeno cresce quantitativamente, in parallelo il contesto cambia qualitativamente”, scriveva Georg Wilhelm Friedrich Hegel ne La Scienza della Logica. Questa transizione di fase appare di stringente attualità nel panorama sanitario contemporaneo.

Nel pieno della rivoluzione digitale l’integrazione di algoritmi predittivi e sistemi di intelligenza artificiale nei setting clinici e assistenziali solleva un quesito epistemologico fondamentale: le macchine possono sviluppare una reale fenomenologia della coscienza, o rimangono sofisticati sistemi di elaborazione probabilistica basati sulla logica umana

Attualmente i sistemi di intelligenza artificiale dimostrano un’elevata competenza nel simulare risposte empatiche, sostenere l’interazione clinica e supportare la diagnostica differenziale e il decision-making terapeutico. Tuttavia la pervasività di questi strumenti nei contesti sanitari genera una crescente criticità bioetica: l’evoluzione tecnologica rischia di modificare l’orizzonte ontologico della cura.

Eppure, dietro questa straordinaria evoluzione, si cela un’inquietudine crescente: non è solo la tecnologia a progredire, ma è l’intero orizzonte umano a trasformarsi. Il rischio concreto per i professionisti della salute è l’alleanza terapeutica mediata – o surrogata – dalla tecnologia, laddove lo strumento algoritmico rischia di trasformarsi da mezzo diagnostico a fine epistemico, ridefinendo i parametri del significato di “salute” e “cura”.

Questa deriva trans-umanista tende a ridurre l’esperienza soggettiva del paziente, la sofferenza e la dimensione interiore a meri dati quantificabili e codificabili, rischiando di disumanizzare così i rapporti tra professionista sanitario e paziente. Quale paradigma interpretativo adottare per governare questa transizione tecnologica senza disumanizzare la clinica?

Quale possibile antidoto a questa trasformazione?

Una possibile risposta e una riflessione strutturata e generale giunge dal percorso interdisciplinare di Saverio Lorusso, figura che unisce nel suo percorso accademico un crocevia tra pensiero umanistico e cura della persona. Nato ad Andria, Lorusso ha costruito una formazione interdisciplinare che unisce filosofia, scienze religiose e infermieristica specialistica.

Membro della Società italiana di neuro-etica e filosofia delle neuroscienze, Lorusso si sta formando nell’ambito della consulenza filosofica e dell’analisi esistenziale. Il suo approccio integra l’evidenza scientifica con l’ascolto profondo, focalizzandosi sulla preparazione alla cura dell’altro attraverso la comprensione autentica del sé e la ricerca di senso nel vissuto patologico.

Già autore del saggio Giuseppe figlio di Giacobbe: l’uomo, la fede (Edizioni Segno, 2022), Lorusso affronta queste tematiche nel suo nuovo saggio: Intelligenza artificiale e coscienza umana, può l’I.A. essere cosciente? (Edizioni Progetto Cultura, Collana “Libera Mente”).

L’opera esamina il confine bioetico tra algoritmo e intenzionalità umana. Il testo si articola attraverso un’analisi storica, antropologica e neuro-scientifica dei grandi interrogativi sul rapporto tra tecnica ed evoluzione umana. Al centro del dibattito vi sono gli sviluppi etico-deontologici dell’intelligenza artificiale applicata e il mistero della coscienza umana, intesa come dimensione non riducibile a un mero computo sinaptico o algoritmico.

Per la comunità sanitaria il saggio solleva interrogativi cruciali: come evolverà il concetto uomo e quindi di cura in un ecosistema sanitario mediato da algoritmi? Come si ridefinisce lo statuto ontologico dell’uomo e di conseguenza del paziente e dell’operatore sanitario oggi?

Lorusso invita la comunità scientifica a non cedere a un tecno-centrismo acritico, esortando a preservare e indagare le componenti fondamentali dell’esperienza umana, quali la coscienza fenomenica, la libertà, l’intenzionalità, la vulnerabilità, l’ascolto profondo ed infine l’interiorità.

In ultima analisi, il nucleo della riflessione interroga anche la pratica clinica quotidiana: quale senso nuovo dare all’atto della cura? In un’epoca di transizione digitale della sanità, la risposta a questi quesiti determinerà il futuro dello statuto bioetico della medicina e della clinica e dell’assistenza infermieristica.

Redazione Nurse Times

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