La Regione accelera sulle nomine dei vertici sanitari: in cima all’agenda rientro economico, riduzione delle attese e attuazione del PNRR
La sanità pugliese entra in una fase decisiva. La Regione Puglia ha avviato il percorso per la selezione dei direttori generali delle principali aziende sanitarie e degli IRCCS, con un avviso pubblico. La procedura è stata approvata con deliberazione di Giunta regionale n. 51 del 6 febbraio 2026 e pubblicata sul portale istituzionale.
I Nuovi DG
Michelangelo Armenise nominato all’Irccs di Castellana Grotte, Tommaso Stallone all’Irccs di Bari, Yanko Tedeschi al Policlinico di Foggia, Vito Bavaro all’Asl di Taranto, Gianluca Capochiani Asl Lecce, Tiziana Di Matteo all’Asl di Foggia, Alessandro Di Bello all’Asl Bat. Il nuovo direttore generale dell’Asl di Brindisi sarà nominato nelle prossime settimane, in quanto non è ancora scaduto il mandato dell’attuale dg Maurizio De Nuccio.
Nel quadro descritto dal testo di riferimento, la nuova squadra di manager viene letta come un cambio di passo nella governance sanitaria da nord a sud della regione, con profili che dovrebbero presidiare in modo più diretto territori, ospedali e reti assistenziali. Per il lettore, il punto politico e organizzativo è chiaro: la Regione vuole rafforzare la catena decisionale in una fase in cui tempi di risposta, bilanci e organizzazione dei servizi pesano quanto le scelte dei singoli direttori.
I punti fermi di Decaro
Il primo fronte è quello delle liste d’attesa, tema che la Presidenza regionale ha già messo al centro con un provvedimento firmato da Antonio Decaro il 9 gennaio 2026. Il testo ufficiale prevede piani sperimentali aziendali da adottare entro 15 giorni e strumenti straordinari come aperture in sabato e domenica, estensione degli orari fino a 12 ore e, per alcune prestazioni, prolungamenti fino alle 23. Il documento chiarisce anche che oltre il 40% delle prescrizioni di radiodiagnostica, tra TAC e risonanze magnetiche, risulta potenzialmente inappropriato: un dato che aiuta a spiegare perché la riduzione delle attese non possa passare solo dall’aumento dell’offerta, ma anche da una migliore appropriatezza prescrittiva.
Accanto alle liste d’attesa, resta centrale il capitolo della sanità territoriale. Il 6 febbraio 2026 la Regione ha infatti attivato una task force per monitorare lo stato di avanzamento dei lavori delle Case di Comunità e degli Ospedali di Comunità previsti dal PNRR. Secondo quanto pubblicato da Press Regione, la struttura di monitoraggio dovrà seguire 121 Case di comunità e 38 Ospedali di comunità finanziati con risorse PNRR, con l’obiettivo dichiarato di accelerare il completamento delle opere e rafforzare l’assistenza più vicina ai cittadini.
Sul piano economico-finanziario, la partita è altrettanto delicata. Nelle comunicazioni ufficiali regionali di marzo 2026 compare infatti l’approvazione di misure finalizzate al recupero della mobilità passiva, mentre un accordo approvato nel dicembre 2024 tra Puglia e Basilicata conferma che la Regione lavora da tempo su meccanismi di gestione della domanda sanitaria che esce dai confini regionali. In altre parole, il tema non è solo abbattere le code, ma anche trattenere i pazienti sul territorio evitando il ricorso a prestazioni fuori regione, con ricadute dirette sui conti del SSR.
In questo contesto, la scelta dei nuovi vertici assume un significato molto concreto: chi guiderà le ASL e gli IRCCS dovrà contemporaneamente garantire equilibrio di bilancio, governo delle agende, risposta ai bisogni assistenziali e capacità di esecuzione dei progetti PNRR. Il messaggio politico della Regione è quello di un cambio di fase: non solo nomine, ma una richiesta esplicita di risultati misurabili, a partire dalla riduzione delle liste d’attesa e dal completamento dell’architettura territoriale della sanità pugliese.
La nuova governance sanitaria pugliese nasce quindi sotto il segno dell’urgenza: bilanci da riportare in equilibrio, accesso alle cure da velocizzare e infrastrutture territoriali da portare a compimento. Nei prossimi mesi il vero banco di prova non sarà solo la solidità delle nomine, ma la capacità delle direzioni generali di tradurre gli obiettivi regionali in risultati tangibili per cittadini, operatori e ospedali.
Redazione NurseTimes
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