Ieri mattina, a Roma, i tecnici dell’assessorato alla Salute della Puglia hanno incontrato quelli del ministero dell’Economia e della salute per cominciare a fare il punto sulla situazione della sanità pugliese, gravata da un deficit nei conti delle aziende sanitarie che si aggirerebbe intorno ai 370 milioni di euro. Le reali proporzioni del disavanzo, però, si potranno conoscere entro il mese di aprile, quando le Regioni dovranno presentare i bilanci consuntivi. Tra le ipotesi più accreditate per ripianare i conti figura l’aumento dell’Irpef, ma solo con i dati definitivi la Regione potrà valutare le misure da mettere in campo.
Il diktat che i ministeri hanno consegnato alla Regione Puglia è riassunto nella richiesta di presentare un nuovo Piano operativo triennale che dovrà contenere misure in grado di apportare correzioni strutturali attravero “un’adeguata programmazione regionale”. Significa che dovranno essere disposte chiusure o accorpamenti di reparti o interi ospedali, misure di razionalizzazione della spesa farmaceutica, interventi sui costi per le strutture private e per i servizi no-core (ovvero le Sanitaservice). Un piano non più rimandabile, dopo che per due anni (2024 e 2025) i ministeri avevano rivolto analoghe richieste in sede di esame dei Piani (da ultimo a novembre).
Nei giorni scorsi il governatore della Puglia, Antonio Decaro, aveva precisato che in alcuni casi la spesa sanitaria ha subito un aumento a livello nazionale – si pensi ai costi per personale, spesa farmaceutica ed energia -, a fronte di uno stanziamento di risorse statali “molto ridotte”. Aspetto, questo, evidenziato anche dall’assessore regionale alla Sanità, Donato Pentassuglia, il quale ha rilevato come, a fronte di aumento della spesa sanitaria a livello nazionale quantificato dal Mef “al 4%”, la Puglia ha ricevuto “l’1%”, ovvero “270 milioni in meno”.
Intanto le opposizioni attaccano. “Il governo Decaro – dicono i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia – dovrà pagare i debiti contratti da chi l’ha preceduto, ma amministrare significa assumersi la responsabilità di quegli errori. Quindi, se bisogna risanare, non si può pretendere di presentare il conto ai cittadini strangolandoli con le tasse. No all’aumento dell’addizionale Irpef e ad aggiustamenti dell’Irap. No al mix delle due imposte o a interventi sui redditi più alti”.
E ancora: “Chiediamo al presidente Decaro scelte responsabili. A cominciare dalla nomina dei nuovi direttori generali delle aziende sanitarie, che sia dettata da competenze e capacità manageriali effettive. In attesa dei numeri definitivi di aprile, chiediamo un segnale concreto di serietà e responsabilità, vigilando sul rispetto dei tempi di consegna di tutte le opere della sanità pubblica regionale finanziate con i fondi del Pnrr”.
Così, invece, i consiglieri regionali di Forza Italia: “La sanità copre circa l’80% del bilancio regionale e ci domandiamo: un buco del genere è esploso all’improvviso? Come mai fino a oggi nessuno ha parlato? E’ incompetenza, sciatteria o intenzione di nascondere la polvere sotto il tappeto fino alle ultime elezioni regionali? Una cosa è certa: non consentiremo alcun aumento delle addizionali regionali: siamo pronti alle più aspre forme di protesta”.
Non solo: “Il Centrosinistra non pensi di toccare i servizi ai cittadini che ha già ridotto progressivamente negli anni. Stiamo studiando le carte e formuleremo proposte per la spending review. Possiamo già dire che riguarderanno incarichi e posti di potere nella gestione della macchina regionale, non certo ciò che conta per la comunità. Vedremo se la maggioranza le condividerà”.
Redazione Nurse Times
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