Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del Nursing up di Trento
Senza infermieri e professionisti sanitari quale futuro per la sanità pubblica trentina?
In questi ultimi giorni i temi dominanti sulle rassegne stampe sono stati il sovraccarico di attività nei pronti soccorsi e la mancata apertura degli ambulatori traumatologici di Campiglio e Sen Jane, un fatto grave che ha causato un particolare sovraccarico di attività ai pronti soccorsi di Tione e Cavalese.
La motivazione delle mancate degli ambulatori traumatologici è da ricondurre alla carenza del personaleinfermieristico ed all’assenza di una programmazione lungimirante. È solo l’ennesimo episodio al quale assistiamo, in questi ultimi anni servizi e posti letto sono stati ridotti in azienda sanitaria per la mancanza dei professionisti infermieri, nonostante la disponibilità in servizio dei professionisti medici.
Il momento è sempre più difficile e serve un passaggio epocale, la crisi che attraversa il personale infermieristico non può essere normalizzata, bisogna incamminarsi a grandi passi verso un nuovo percorso, che contemperi anche il grado di soddisfazione e le aspettative dei professionisti, in questo momento frustrate.
Quello che serve è un progetto lungimirante di prospettiva, non bastano i tanti tagli nastro che celebrano le aperture delle case di comunità, è necessario poi riempirle di professionisti che in questo momento non ci sono e di progetti assistenziali e di salute, per fare questo occorre cambio di paradigma.
È prioritario rendere appetibile lavorare nella sanità pubblica, farla diventare un luogo dove il professionista trovi motivo di crescita e soddisfazione, con adeguati riconoscimenti economici commisurati al livello formativo e di responsabilità, garantendo la possibilità di conciliare vita familiare e lavorativa.
Assistiamo invece al sistematico spostamento del personale in reparti diversi da quelli di assegnazione, in spregio alla professionalità, attribuzione di attività demansionanti e impossibilità di conciliare vita-lavoro per i continui richiami in servizio. Il risultato di tutto ciò?
Licenziamenti dall’azienda sanitaria con perdite sistemiche e in alcuni casi abbandono dalla professione, una sconfitta per tutti. Di questo passo, la vera fuga rischia di non essere quella all’estero, ma quella fuori dalla professione!
La strada intraprese con l’ultimo contratto della sanità è quella giusta, ora bisogna procedere ulteriormente, il 2026 sarà un anno cruciale e dovrà essere quello della svolta definitiva, sarà fondamentale rivedere l’organizzazione delle attività, ormai obsoleta, e individuare adeguati finanziamenti in assestamento di bilancio, visto che Bolzano nel frattempo ha ulteriormente aumentato gli stipendi dei sanitari, rendendosi più attrattiva.
Non possiamo più permetterci di perdere ulteriori infermieri, visto che si sono dimostrati di fatto la figura fondamentale per tenere aperti i servizi sanitari.
La spesa per l’assistenza sanitaria non deve essere considerata un costo, ma un investimento a favore del paziente e della collettività, pensiamo ad esempio all’assistenza di prossimità, fare prevenzione ed intercettare precocemente i bisogni socio-assistenziali evita poi il costo più elevato del ricovero ospedaliero.
In altre realtà, il ricorso a personale esterno tramite cooperative e con una preparazione poco verificata ha portato a grossi problemi e disservizi, come emerso recentemente all’ospedale San Raffaele di Milano, noi crediamo che la nostra Provincia debba garantire cure sicure e di qualità, attraverso l’adozione di azioni concrete di valorizzazione, trattenimento e attrazione di nuovi professionisti, da assumere nell’ambito del pubblico impiego
Fare di più e meglio si può, si deve! Il sindacato Nursing up è pronto ad aprire un confronto proattivo con le istituzioni, le nostre proposte non mancano di certo!
Cesare Hoffer- Nursing up Trento
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