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Il futuro degli oss tra vecchie proposte e nuove sfide

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Nel mondo della sanità il tempo sembra spesso fermarsi quando si parla di riconoscimento e valorizzazione delle professioni di base, come quella dell’operatore socio-sanitario (oss). Eppure, mentre le sfide crescono ogni giorno, i tentativi di riforma sembrano rimanere impantanati.

Un esempio è il disegno di legge presentato ormai qualche anno fa dalla senatrice Paola Boldrini, che puntava a dare agli oss una formazione più uniforme, un aggiornamento costante e il riconoscimento del lavoro usurante. Era il 2022 e il progetto, pur partendo con buone intenzioni, si è arenato con la fine della legislatura. Oggi, nel 2025, quella proposta resta solo un ricordo: mai diventata legge, mai applicata.

Nel frattempo il dibattito non si è fermato. Si parla ora di una nuova figura: l’assistente infermiere, un’evoluzione dell’oss, che con un corso di specializzazione aggiuntivo potrebbe affiancare ancora più da vicino il personale infermieristico, svolgendo alcune attività di base come la somministrazione di terapie semplici o la rilevazione dei parametri vitali.

Una proposta che ha diviso il settore: da una parte, chi vede in questa evoluzione una possibilità di crescita professionale; dall’altra, chi teme che si tratti solo di un modo per coprire le carenze di personale infermieristico, senza reali tutele né riconoscimenti economici adeguati.

La verità è che gli oss, oggi più che mai, chiedono una cosa semplice: essere valorizzati per il lavoro che già svolgono. Un lavoro pesante, fatto di assistenza alla persona, di presenza costante nei reparti, di gesti che ogni giorno fanno la differenza per migliaia di pazienti. Non servono scorciatoie o soluzioni improvvisate. Servono investimenti veri nella formazione, nel riconoscimento professionale e nelle condizioni di lavoro.

Nel frattempo le difficoltà aumentano. Le aggressioni nei confronti degli operatori sanitari non sono più episodi isolati. Le retribuzioni restano ferme, mentre il costo della vita cresce. Sempre meno giovani scelgono di intraprendere queste professioni, e il rischio è di ritrovarci, tra pochi anni, con un sistema sanitario ancora più fragile.

Il futuro degli oss, come quello di tutta la sanità pubblica, si gioca sulla capacità di ascoltare chi ogni giorno lavora nei reparti, di costruire percorsi di crescita veri, non sulla carta, e di dare dignità a chi la sanità la tiene in piedi. Serve coraggio. Serve visione. Serve rispetto.

Salvatore Ceparano

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