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Hantavirus, come si trasmette: rischi in ospedale e i focolai recenti

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Cina, non solo Covid-19: morto uomo positivo all'hantavirus.
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Dal contagio da roditori al caso della MV Hondius: sintomi, prevenzione

L’hantavirus torna al centro dell’attenzione mediatica dopo il focolaio segnalato su una nave da crociera nell’Atlantico, MvHondius, con tre decessi e un rischio per la popolazione generale giudicato basso dalle autorità internazionali. Si tratta di un virus zoonotico trasmesso soprattutto dai roditori, che può causare forme cliniche diverse a seconda del ceppo e dell’area geografica. In Europa il quadro più tipico è la febbre emorragica con sindrome renale, mentre nelle Americhe si osserva la più grave sindrome polmonare da hantavirus.  

Secondo OMS, ECDC e CDC, l’infezione avviene principalmente quando una persona inala particelle contaminate da urine, feci o saliva di roditori infetti, soprattutto in ambienti chiusi o poco ventilati. Sono possibili anche il contatto diretto con materiale infetto, i morsi di roditori e, più raramente, l’esposizione attraverso superfici contaminate. I virus europei non si trasmettono da persona a persona; l’eccezione documentata riguarda il virus Andes in Sud America, associato a trasmissioni interumane limitate e non frequenti.

Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms, su X ha ribadito che “il rischio per la salute pubblica globale legato alla comparsa di un focolaio di Hantavirus a bordo della Mv Hondius rimane a oggi basso”. La ministra della Sanità spagnola ha annunciato che la nave attraccherà sabato a Tenerife. I casi intanto salgono a otto, con nuovo paziente segnalato da Zurigo. 

La nave era partita da Ushuaia, in Argentina, l’1 aprile 2026.

L’Oms ha ricostruito l’itinerario seguito dall’imbarcazione con i suoi 88 passeggeri e 59 membri dell’equipaggio (totale 147 persone) attraverso l’Atlantico meridionale: il viaggio ha previsto numerose soste in regioni remote ed ecologicamente diverse come Antartide continentale, Georgia del Sud, Isola Nightingale, Tristan da Cunha, Sant’Elena e Isola di Ascensione.

Non è escluso che possa esserci stata una fonte di esposizione al virus proprio su queste isole.

Maria Van Kerkhove, direttrice per la prevenzione delle epidemie e pandemie dell’Oms, ha rivelato che a innescare il focolaio di Hantavirus sulla Mv Hondius “può essere stata una trasmissione da uomo a uomo”, un contagio quindi fra persone a stretto contatto. E l’Oms ha fornito anche altri aggiornamenti sull’evoluzione del focolaio: non si sarebbe originato sulla nave, come inizialmente ipotizzato, ma in Sudamerica dove sarebbero stati infettati i due coniugi olandesi, poi deceduti, che avrebbero poi diffuso il virus ad altri passeggeri. Una possibilità concreta cui l’Oms ha dato seguito avviando le procedure per rintracciare i passeggeri del volo Sant’Elena-Johannesburg, su cui la donna olandese si era imbarcata il 25 aprile dopo “aver manifestato sintomi gastrointestinali”, ed evitare così un allargamento del contagio.

La clinica

Sul fronte clinico, i sintomi iniziali sono spesso aspecifici: febbre, stanchezza marcata, dolori muscolari, cefalea, nausea, vomito e diarrea. Nelle forme polmonari il quadro può peggiorare rapidamente con tosse, dispnea e accumulo di liquidi nei polmoni; nelle forme renali possono comparire ipotensione, shock e insufficienza renale acuta. La gravità varia in base al ceppo: alcune forme possono avere tassi di letalità importanti, motivo per cui la diagnosi precoce resta essenziale.  

L’OMS raccomanda le precauzioni standard per tutti i pazienti, con attenzione all’igiene delle mani e alla gestione sicura di sangue e fluidi biologici; nei casi sospetti o confermati, le precauzioni standard associate alle precauzioni droplet durante il contatto ravvicinato sono ritenute sufficienti, mentre le precauzioni per via aerea non sono di routine, salvo procedure che generano aerosol.  

Redazione NurseTimes

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