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Infermieristica, Rea (Opi Napoli): “Le nuove competenze specialistiche sono già una necessità del sistema sanitario”

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Quando si parla di nuove lauree magistrali specialistiche in Infermieristica il dibattito si divide spesso tra entusiasmo e prudenza. Da una parte c’è chi vede in questi percorsi una svolta storica per la professione. Dall’altra chi teme che le competenze acquisite possano rimanere confinate nel mondo accademico, senza trovare una reale applicazione nelle organizzazioni sanitarie.

Un tema affrontato durante il congresso “Consapevolezza e competenza: pronti per il mondo del lavoro” (Pugnochiuso 8-11 giugno), dove tra gli interventi più attesi vi è stato quello della dottoressa Teresa Rea, presidente di Opi Napoli, professore associato presso l’Università degli Studi Federico II di Napoli, coordinatrice delle attività didattiche del corso di laurea magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche, e da anni impegnata nello sviluppo della formazione infermieristica e della ricerca scientifica.

A margine dell’evento le abbiamo posto una domanda che oggi attraversa l’intera professione: quale rischio corre l’infermieristica italiana se le nuove competenze specialistiche restano patrimonio accademico, senza tradursi concretamente nell’organizzazione dei servizi? La risposta della presidente Rea parte da una considerazione precisa: il cambiamento è già in atto e il sistema sanitario sta già chiedendo competenze sempre più avanzate.

“Comprendo che ci sia chi paventa il rischio che queste competenze rimangano confinate nell’ambito accademico, ma credo che oggi esistano le condizioni perché questo non accada – ha detto Rea -. I cambiamenti demografici, l’aumento della complessità assistenziale, la gestione della cronicità e la necessità di garantire una maggiore continuità delle cure stanno già chiedendo ai professionisti sanitari competenze sempre più avanzate e specialistiche”.

Secondo Rea, infatti, la discussione non può limitarsi alla creazione di nuovi percorsi formativi. Il vero nodo è comprendere che la sanità di oggi è profondamente diversa da quella di vent’anni fa. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche e la crescente complessità organizzativa rendono necessario un salto di qualità nelle competenze dei professionisti.

Questo però non significa ignorare le criticità: “È vero, il contesto lavorativo italiano è attraversato da incertezze e da tempi di trasformazione che non sempre coincidono con quelli della formazione universitaria. Tuttavia le organizzazioni sanitarie stanno progressivamente comprendendo il valore che gli infermieri con competenze specialistiche possono apportare in termini di qualità, appropriatezza e innovazione dei percorsi assistenziali e bisogna valorizzarle prevedendo risorse economiche specifiche”.

Un passaggio particolarmente importante perché introduce un tema spesso trascurato nel dibattito sulle nuove lauree magistrali: la valorizzazione concreta delle competenze. Formare professionisti più preparati senza prevedere modelli organizzativi adeguati e strumenti di riconoscimento rischierebbe infatti di limitare l’impatto dell’innovazione formativa.

Per la Rea, tuttavia, le nuove lauree magistrali specialistiche rappresentano soprattutto l’inizio di un percorso evolutivo destinato a modificare progressivamente il volto della professione: “Le nuove Lauree Magistrali Specialistiche non rappresentano un punto di arrivo, ma l’inizio di un processo di evoluzione già in atto. Sarà necessario accompagnarlo con scelte organizzative coerenti, confronto tra istituzioni, politica, università e professionisti e una visione lungimirante”.

Parole che richiamano la necessità di una collaborazione tra tutti gli attori coinvolti: università, organizzazioni sanitarie, professionisti e decisori politici. Perché il successo di questa riforma non dipenderà soltanto dai piani di studio, ma dalla capacità del sistema di accogliere e utilizzare queste nuove competenze.

E proprio guardando alle esperienze già presenti sul territorio nazionale, Teresa Rea invita a osservare quanto l’infermieristica italiana abbia già dimostrato di saper innovare: “Non partiamo da zero: l’infermieristica italiana ha già dimostrato, in molte esperienze sul territorio, di saper tradurre formazione avanzata in risposte concrete ai bisogni dei cittadini”.

Una visione che guarda al futuro con fiducia, ma senza illusioni: “Investire oggi nelle competenze specialistiche significa preparare il sistema sanitario ad affrontare le sfide di domani, offrendo ai cittadini un’assistenza sempre più qualificata, sicura e vicina ai loro bisogni”.

Un messaggio, quello di Teresa Rea, che sintetizza bene uno dei temi centrali emersi durante il congresso: il futuro dell’infermieristica non si giocherà soltanto sulla quantità dei professionisti disponibili, ma soprattutto sulla capacità di valorizzarne le competenze, trasformando la formazione avanzata in un reale strumento di miglioramento della qualità delle cure.

Guido Gabriele Antonio

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