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Latina (Opi Siracusa): “L’obiettivo non è solo formare infermieri, ma costruire una professione in cui valga la pena restare”

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La carenza infermieristica è ormai una delle questioni più discusse all’interno del Servizio sanitario nazionale. Per anni il dibattito si è concentrato principalmente sulla necessità di aumentare il numero degli studenti e dei laureati. Oggi, però, la situazione appare più complessa. Il lavoro non manca. Gli infermieri continuano a essere richiesti in tutta Italia e non solo. Eppure sempre più professionisti scelgono di lasciare il servizio sanitario pubblico, cambiare percorso lavorativo o addirittura abbandonare completamente la professione.

Un tema affrontato anche durante il congresso “Consapevolezza e competenza: pronti per il mondo del lavoro” (Pugnochiuso 8-11 giugno), dove abbiamo intervistato Salvatore Latina, presidente di Opi Siracusa, chiedendogli quale sia oggi la vera sfida per il sistema: formare nuovi infermieri o convincere quelli che abbiamo a restare.

La risposta di Latina è netta: “Abbiamo il dovere di percorrere entrambe le strade. Oggi assistiamo a un fenomeno preoccupante: professionisti che lasciano il servizio sanitario, scelgono altri percorsi lavorativi o abbandonano del tutto la professione. Questo significa che il problema non è più soltanto quantitativo, ma soprattutto qualitativo e di attrattività”.

Secondo il Latina, ridurre il problema esclusivamente alla questione economica rischia di essere una semplificazione: “Certamente esiste una questione economica, ma credo sia un errore pensare che la soluzione sia distribuire risorse indistintamente. La strada è la meritocrazia. Dobbiamo costruire percorsi professionali che consentano agli infermieri di crescere, specializzarsi e vedere riconosciute concretamente le proprie competenze. Chi investe nella formazione, acquisisce competenze avanzate, produce risultati misurabili e genera valore per i cittadini e per il sistema sanitario deve poter ottenere un riconoscimento professionale ed economico adeguato”.

Parole che riportano al centro uno dei temi più discussi negli ultimi anni: la valorizzazione delle competenze. Per Latina, infatti, il futuro della professione non può essere costruito su modelli indistinti, ma sulla capacità di riconoscere il merito e premiare chi contribuisce concretamente alla crescita del sistema.

“Il merito trattiene i migliori – dice il presidente di Opi Siracusa -. E trattenere i migliori significa puntare all’eccellenza. Nel sistema sanitario non c’è spazio per la mediocrità, perché i cittadini hanno il diritto di ricevere la migliore assistenza possibile. L’eccellenza però non può essere solo richiesta: deve essere valorizzata, certificata e premiata”.

Ma nell’analisi del presidente Latina emerge anche un secondo elemento, forse ancora più strategico: quello dell’autonomia professionale: “Occorre avere il coraggio di superare sterili contrapposizioni tra professioni e concentrarsi sui bisogni di salute delle persone. In molti Paesi gli infermieri svolgono attività avanzate e assumono responsabilità che in Italia ancora fatichiamo persino a discutere. La politica deve avere il coraggio di compiere scelte chiare, favorendo lo sviluppo delle competenze infermieristiche e valorizzando pienamente il contributo che gli infermieri possono offrire al sistema sanitario”.

Un passaggio che richiama una riflessione sempre più attuale. La sanità moderna è caratterizzata da bisogni assistenziali complessi, gestione della cronicità e crescente integrazione tra professionisti. In questo scenario il tema non è più stabilire chi debba fare cosa, ma comprendere come utilizzare al meglio tutte le competenze disponibili per garantire risposte efficaci ai cittadini.

Per Latina, dunque, il problema non può essere affrontato soltanto aumentando il numero dei laureati. “Formare nuovi professionisti è indispensabile, ma se non costruiamo una professione capace di riconoscere merito, competenze, autonomia e responsabilità, continueremo a formare infermieri che poi sceglieranno di andare altrove. Il vero obiettivo deve essere rendere la professione un luogo in cui valga la pena restare e crescere”.

Una riflessione che va oltre il semplice tema della carenza di personale e che richiama una domanda più profonda: il futuro dell’infermieristica italiana dipenderà dalla capacità di attrarre nuovi professionisti, ma soprattutto dalla capacità di dare loro motivi concreti per restare.

Guido Gabriele Antonio

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