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Cancro, in 10 anni dimezzati gli studi clinici europei. Cina sempre più protagonista

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In dieci anni gli studi clinici sul cancro avviati in Europa sono diminuiti del 50%. Nel 2013 le sperimentazioni europee costituivano il 18% a livello mondiale, ma nel 2023 sono scese al 9%. Una tendenza che accomuna il vecchio continente agli Stati Uniti, dove si è registrata una riduzione del 34% (dal 26% al 17%).

Nuovi equilibri geopolitici stanno cambiando la geografia della ricerca scientifica sul cancro e vedono la Cina sempre più protagonista. Dal 2013 al 2023 il Paese asiatico ha mostrato un netto incremento nei trial, dall’8% al 29%. La crisi della ricerca europea è testimoniata anche dal calo dei pazienti arruolati, 60mila in meno in cinque anni (da 286.159 nel 2018 a 226.155 nel 2023).

Diversi i motivi: dai tempi di approvazione troppo lunghi, che rendono i Paesi europei poco attrattivi per le aziende farmaceutiche, al declino degli studi di fase 1, fino alla mancanza di risorse e personale dedicato. Inoltre, meno del 40% degli studi clinici sul cancro che hanno portato in dieci anni (2012-2021) all’approvazione di terapie riporta un miglioramento della qualità di vita dei pazienti.

La richiesta di includere questo parametro tra gli esiti principali (endpoint primario o secondario) delle sperimentazioni sui tumori viene dagli esperti riuniti nel Clinical Research Course, il corso giunto alla quarta edizione organizzato a Roma dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) in collaborazione con l’American society of clinical oncology (Asco).

“La Cina sta diventando il primo Paese al mondo per numero di studi clinici avviati e per pazienti arruolati – spiega Massimo Di Maio, presidente di Aiom -. In Europa l’introduzione di norme come il Regolamento sulle sperimentazioni cliniche ha aumentato la complessità regolatoria, rendendo più difficile e lento il processo di approvazione e avvio dei trial. A causa di questi ritardi, i Paesi europei sono diventati meno competitivi a livello globale, senza dimenticare la mancanza di personale. In particolare, in Italia i coordinatori di ricerca clinica sono ancora privi di un reale riconoscimento giuridico”.

Inoltre, sempre per Di Maio, per dare un nuovo impulso agli studi contro il cancro, “è necessario anche garantire più spazio alla qualità di vita: la comunità scientifica la considera un parametro sempre più importante, ma la sua adozione tra gli esiti principali delle sperimentazioni sui tumori e la comunicazione di questo tipo di risultati non sono ancora sufficienti”.

Aggiunge Rossana Berardi, presidente eletto Aiom: “La ricerca clinica è anche una questione di politica sanitaria e di competitività del sistema Paese. Se vogliamo che l’Europa e l’Italia tornino a essere protagoniste nello sviluppo delle terapie oncologiche innovative, è necessario semplificare e velocizzare i processi autorizzativi degli studi clinici, riducendo gli ostacoli burocratici che oggi rallentano l’avvio delle sperimentazioni e rendono i nostri Paesi meno attrattivi per la ricerca internazionale. internazionale”.

Sempre Berardi: “Allo stesso tempo, è fondamentale investire nelle competenze e nella stabilizzazione delle figure professionali dedicate alla ricerca clinica, come coordinatori di ricerca, data manager e personale di supporto, che rappresentano un elemento essenziale per garantire qualità, efficienza e sostenibilità agli studi”.

Conclude Francesco Perrone, presidente Fondazione Aiom: “Definire gli endpoint appropriati per i quesiti di ricerca e i contesti di malattia è un passaggio cruciale nella progettazione degli studi, che porta a una struttura metodologicamente corretta dell’ipotesi primaria e, quindi, a una valutazione adeguata del beneficio della terapia sperimentale”.

Redazione Nurse Times

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