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Pertosse: casi in aumento. E non solo tra i bambini. L’esperto: “Importanti i richiami vaccinali”

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Il recente focolaio di pertosse nello spogliatoio del Sassuolo Calcio – un caso accertato e cinque con sintomi compatibili – ha riportato l’attenzione su questa malattia. In Italia i casi sono in aumento e non riguardano solo i bambini. In Europa sono stati segnalati quasi 60mila casi tra marzo 2023 e maggio 2024, oltre dieci volte in più rispetto al biennio precedente, secondo l’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc).

La pertosse è una malattia tipica dell’infanzia, ma attualmente sono in aumento i casi anche tra gli adulti a causa di una inadeguata prevenzione vaccinale”. Lo sottolinea Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva all’Università degli Studi di Milano La Statale, intervistato dall’Ansa.

“La vaccinazione – chiarisce l’esperto – viene effettuata nei bambini piccoli, ma perde efficacia con gli anni. Per questo un richiamo dovrebbe essere effettuato ogni dieci anni ed è disponibile anche un vaccino per gli adulti. Tuttavia, solo una minoranza della popolazione lo effettua. Aumentano, quindi, i soggetti suscettibili all’infezione. Ovviamente, in un ambiente chiuso e dove si intrattengono contatti stretti, come nel caso di una squadra di calcio, il rischio contagio è alto. Non è una patologia da trascurare e va trattata subito con antibiotici, perchè può portare a complicanze serie”.

La pertosse è una malattia infettiva di origine batterica molto contagiosa, causata dal batterio Bordetella pertussis, e viene annoverata fra le malattie infantili, come la rosolia, il morbillo, la varicella e la parotite, poiuché colpisce prevalentemente bambini sotto i cinque anni. L’uomo, spiega l’Istituto Superiore di Sanità (Iss) sul proprio sito, è l’unico serbatoio noto del batterio. Di conseguenza la trasmissione della malattia avviene solo fra esseri umani. Un adeguato trattamento antibiotico permette la guarigione in una quindicina di giorni.

A differenza delle altre malattie infantili, l’immunità conferita da una prima infezione non è però definitiva, ma declina col tempo. La pertosse è diffusa in tutto il mondo, ma è diventata assai rara, specialmente nei Paesi in cui è stata introdotta la vaccinazione generalizzata nell’infanzia. Nelle popolazioni vaccinate si è tuttavia osservato un ritorno della pertosse a causa della perdita progressiva di immunità. In Italia la malattia viene obbligatoriamente notificata alle autorità sanitarie. Il batterio della pertosse causa infezioni alle vie respiratorie che possono essere silenti, ma anche estremamente gravi.

L’esordio della pertosse si manifesta con una tosse lieve, accompagnata da qualche linea di febbre e secrezioni nasali: è la fase catarrale, che dura da una a due settimane. Progressivamente la tosse diventa parossistica e si associa a difficoltà respiratorie: è la fase convulsiva, che può durare più di due mesi, in assenza di trattamento. Il contagio avviene per via aerea, probabilmente attraverso goccioline di saliva diffuse nell’aria quando il malato tossisce. La terapia consiste di antibiotici, spesso l’eritromicina.

Redazione Nurse Times

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