Case di Comunità, medici di famiglia e carenza di personale: il futuro della sanità territoriale divide Governo, opposizioni e professionisti
La riforma della medicina generale e della sanità territoriale torna al centro del dibattito politico e sanitario. Mentre il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ribadisce la necessità di portare avanti il progetto legato alle Case di Comunità previste dal PNRR, crescono le tensioni all’interno della maggioranza e si moltiplicano le critiche da parte di esperti e opposizioni.
Sul tavolo resta una questione cruciale per il futuro del Servizio Sanitario Nazionale: come garantire una reale assistenza territoriale senza affrontare il problema della carenza di medici, infermieri e operatori sanitari.
Schillaci: “La riforma è una rivoluzione necessaria”
Intervenendo alla Festa dell’Innovazione del Foglio, il ministro Schillaci ha espresso fiducia sulla possibilità di raggiungere un accordo politico.
“Io sono convinto che troveremo una quadra. La quadra va trovata nell’interesse dei cittadini. Difendo la salute pubblica e l’interesse dei cittadini, in particolare delle persone più deboli e fragili”.
Per il titolare del dicastero della Salute, la riforma della medicina territoriale rappresenta una trasformazione non più rinviabile.
“Questa è una rivoluzione alla quale non possiamo tirarci indietro. È fondamentale dotare il Servizio Sanitario Nazionale di una visione più moderna, basata sulla medicina territoriale”.
L’obiettivo è rafforzare la rete assistenziale extraospedaliera attraverso Case di Comunità, Ospedali di Comunità e una maggiore integrazione tra professionisti sanitari, riducendo la pressione sui pronto soccorso e sugli ospedali.
Pregliasco: “Il rischio è una riforma realizzata solo a metà”
A esprimere preoccupazione è stato anche Fabrizio Pregliasco, che ha evidenziato come il problema non sia fermare la riforma, bensì attuarla senza le risorse necessarie.
Secondo l’esperto, Case di Comunità e integrazione territoriale rappresentano obiettivi condivisibili, ma rischiano di trasformarsi in semplici strutture prive di personale.
“Senza personale, risorse e una guida politica chiara, le nuove strutture resteranno incapaci di garantire i servizi attesi da cittadini e pazienti”.
Pregliasco richiama una criticità nota da anni: la grave carenza di professionisti sanitari.
I dati più recenti mostrano infatti una crescente difficoltà nel reclutamento di medici e infermieri, con numerosi concorsi che registrano adesioni insufficienti rispetto al fabbisogno delle aziende sanitarie.
“Senza un piano concreto per colmare la carenza di medici, infermieri e operatori sanitari, il risultato sarà quello di creare strutture vuote o sottoutilizzate”.
L’esperto sottolinea inoltre come il dibattito sul contratto dei medici di medicina generale non debba far perdere di vista le vere priorità: continuità assistenziale, presa in carico dei pazienti cronici e prossimità delle cure.
Castellone (M5S): “Fallimento che certifica l’incapacità del Governo”
Duro anche il commento di Mariolina Castellone, vicepresidente del Senato e capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Affari Sociali.
Per Castellone, le indiscrezioni sulle resistenze interne alla maggioranza dimostrerebbero l’incapacità dell’esecutivo di affrontare uno dei nodi più importanti della sanità italiana.
“Ancora una volta prevalgono i veti, le resistenze corporative e gli interessi organizzati, mentre i cittadini continuano a fare i conti con carenza di medici, servizi territoriali insufficienti e Case della Comunità che rischiano di rimanere scatole vuote”.
L’esponente pentastellata ha inoltre sollevato interrogativi sul ruolo della Fondazione Enpam nel dibattito sulla riforma.
Il nodo Enpam e la richiesta di trasparenza
Nel suo intervento, Castellone ha richiamato l’attenzione sul ruolo svolto dalla Fondazione Enpam, chiedendo piena trasparenza rispetto alle possibili ricadute della riforma sugli equilibri previdenziali dell’ente.
La questione non è marginale. L’Enpam rappresenta infatti la principale cassa previdenziale dei medici e odontoiatri italiani e gestisce un patrimonio tra i più rilevanti del panorama previdenziale nazionale.
Secondo il bilancio consuntivo 2025 approvato dall’Assemblea nazionale, l’ente ha chiuso l’esercizio con un utile di circa 700 milioni di euro e un patrimonio a valore di mercato pari a 31,3 miliardi di euro, in crescita rispetto agli anni precedenti. Gli investimenti hanno generato proventi per circa 934 milioni di euro, compensando il crescente peso della cosiddetta “gobba pensionistica”, cioè l’aumento delle pensioni erogate ai medici in quiescenza.
Già nel bilancio 2024, Enpam aveva registrato un utile superiore a 1,1 miliardi di euro e un patrimonio di mercato oltre i 29 miliardi.
Numeri che confermano la solidità patrimoniale dell’ente ma che, secondo alcuni osservatori politici, rendono ancora più necessario chiarire l’eventuale impatto che una modifica dello status giuridico dei medici di famiglia potrebbe avere sugli equilibri contributivi e previdenziali futuri.
Il futuro della medicina territoriale resta incerto
La riforma della medicina generale rappresenta uno dei tasselli fondamentali del PNRR sanitario. Tuttavia, il confronto tra Governo, Regioni, sindacati medici e professionisti appare ancora lontano da una sintesi condivisa.
Nel frattempo, le Case di Comunità continuano a essere costruite in tutta Italia, ma il vero interrogativo resta quello evidenziato da molti operatori sanitari: chi lavorerà all’interno di queste strutture?
Senza un piano straordinario per assumere medici, infermieri e personale sanitario, il rischio concreto è che gli investimenti infrastrutturali non si traducano in un reale miglioramento dell’assistenza territoriale.
Redazione NurseTimes
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