“Alla Provincia di Trapani, ai sindaci del territorio, ai rappresentanti delle istituzioni e a tutti coloro che hanno il potere di cambiare le cose”. Comincia così la lettera scritta da Martina, giovane infermiera originaria della provincia di Trapani e in servizio nel Ferrarese. Un vero e proprio appello, il suo. L’appello di una professionista che ama la sua terra, dove un giorno non troppo lontano spera di tornare. Di seguito il testo completo, ripreso dal portale di informazione Tp24.
Mi chiamo Martina, ho 25 anni e sono un’infermiera. Scrivo questa lettera con un nodo in gola, perché non è facile ammettere che il posto in cui desideri vivere più di ogni altro è proprio quello in cui non riesci a costruire il tuo futuro.
Sono nata in provincia di Trapani. È la mia casa. È il luogo dove sono cresciuta, dove vivono i miei genitori, la mia famiglia e gli amici di una vita. È il posto dove, ogni volta che torno, sento di appartenere davvero. Eppure oggi sono costretta a vivere e lavorare lontano.
La cosa che più mi ferisce è che non me ne sono andata perché lo desiderassi. Me ne sono andata perché non avevo altra scelta. Ho studiato per anni. Ho affrontato esami difficili, tirocini, sacrifici e notti passate sui libri. Ho scelto una professione che richiede competenza, responsabilità e umanità. Ho scelto di essere infermiera perché volevo prendermi cura delle persone.
E oggi, mentre ogni giorno sentiamo parlare di carenza di infermieri, reparti in sofferenza e personale insufficiente, io non riesco a trovare un’opportunità per tornare nella mia provincia. È un paradosso che continuo a non riuscire a comprendere.
Ogni volta che torno a Trapani è una festa. Poi arriva il momento di ripartire. Ed è lì che mi si spezza il cuore. Saluto i miei genitori senza sapere quando potrò rivederli. Li vedo invecchiare attraverso uno schermo, durante una videochiamata o nei pochi giorni in cui riesco a tornare. Mi perdo compleanni, domeniche in famiglia, ricorrenze e piccoli momenti che sembrano insignificanti finché non sei costretto a rinunciarvi.
La domanda che mi fanno sempre è la stessa: “Quando torni definitivamente?”. Vorrei poter rispondere: “Presto”. Invece devo abbassare lo sguardo e dire: “Non lo so”. Perché non dipende soltanto da me.
La cosa più frustrante è sapere di poter essere utile. Ogni giorno assisto pazienti, mi prendo cura di loro, affronto turni pesanti e porto avanti con orgoglio una professione fondamentale. Ma non posso farlo nella terra che amo. Non posso restituire alla mia provincia ciò che la mia provincia ha investito in me.
E questa, per me, è una sconfitta. Non soltanto personale. È una sconfitta per un territorio che continua a vedere partire i suoi giovani. Ogni ragazzo che va via porta con sé competenze, entusiasmo, idee e futuro. E ogni volta che uno di noi parte, la Sicilia diventa un po’ più povera.
Io non sto chiedendo un favore. Non sto chiedendo una raccomandazione. Non sto chiedendo una corsia preferenziale. Sto chiedendo semplicemente di poter avere la possibilità di lavorare nella mia terra. Di poter concorrere, essere valutata per quello che so fare e avere l’opportunità di costruire qui il mio futuro.
Perché non dovrebbe essere un privilegio poter vivere vicino ai propri genitori. Non dovrebbe essere un lusso poter lavorare nel territorio in cui si è nati. Non dovrebbe essere un sogno poter mettere le proprie competenze al servizio della propria comunità.
So che questa lettera, da sola, probabilmente non cambierà il sistema. Ma spero possa almeno arrivare a chi ha responsabilità istituzionali. Perché dietro ogni numero, dietro ogni statistica sui giovani che lasciano il Sud c’è una storia. La mia è quella di una ragazza che non ha mai smesso di amare la sua terra. Che ogni volta che vede il mare di Trapani si emoziona. Che ogni volta che riparte si chiede se un giorno riuscirà finalmente a restare.
Vorrei che questa lettera non fosse archiviata come l’ennesimo sfogo. Vorrei che diventasse una domanda rivolta a chi amministra questo territorio: come possiamo parlare di rilancio della nostra provincia, se chi vuole tornare a viverci e lavorarci non trova le condizioni per farlo?
Io continuerò a fare il mio lavoro con la stessa passione di sempre. Ma continuerò anche a sperare che un giorno la valigia che preparo per tornare a Trapani non serva più per pochi giorni di ferie. Che serva, finalmente, per tornare a casa.
Martina, un’infermiera trapanese che non ha mai smesso di credere nella sua terra.
Redazione Nurse Times
Fonte: Tp24
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