Le Associazioni Sindacali Militari (APCSM) denunciano lacune nello schema di riforma della Sanità Militare; richiesta di risorse, trasparenza e reinquadramento per infermieri
Le Associazioni Sindacali Militari (APCSM), firmatarie di una lettera inviata alle istituzioni competenti, sollevano critiche stringenti allo schema di decreto legislativo n. 366 relativo alla revisione della struttura organizzativa e ordinativa della sanità militare. Le osservazioni pongono l’accento su potenziali disparità professionali, mancanza di risorse e rischi per il personale sanitario — in particolare per infermieri e altre professioni sanitarie — che potrebbero emergere con l’istituzione del nuovo Comando Unico della Sanità Militare (CUSM).
Punti chiave: cosa denunciano i sindacati
- Mancata trasmissione al Parlamento delle osservazioni inviate dalle federazioni degli ordini professionali sanitari, con possibile violazione del principio di trasparenza istituzionale.
- Rischio di «sanitari di serie B»: assenza di percorsi formativi specifici per le peculiarità operative delle Forze Armate.
- Distanza dalla visione “One Health” e dalla necessaria integrazione multidisciplinare (medici, odontoiatri, veterinari, psicologi, infermieri, tecnico-sanitari).
- Allarme su salute mentale, Disturbo da Stress Post-Traumatico (DSPT) e aumento dei rischi psicosociali in assenza di modelli organizzativi moderni.
- Rischio di esodo massiccio verso il SSN per condizioni economiche e professionali più competitive.
Contesto e impatto sulle professioni sanitarie
La missiva delle APCSM mette in luce come la riforma, così come oggi articolata, possa creare una frattura tra la Sanità Militare e il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) sul piano dell’autonomia professionale, della progressione di carriera e della formazione. Per i professionisti sanitari — infermieri inclusi — ciò si tradurrebbe in incertezze sull’inquadramento contrattuale, sulle tabelle di avanzamento e sui percorsi formativi necessari per operare in contesti operativi ad alto rischio (es. operazioni internazionali, gestione CBRN, zoonosi).
L’APCSM rileva inoltre che alcune modifiche previste dallo schema possono generare oneri immediati non computati nella relazione tecnica di accompagnamento, come la riconfigurazione logistica, informatica e di immagine del nuovo Comando Unico, oltre al costo di armonizzazione delle carriere. Queste mancanze potrebbero rendere la riforma non sostenibile senza adeguati stanziamenti.
Rischi per la salute mentale e gestione del personale
Nel documento si segnala espressamente l’aumento dei rischi psicosociali derivanti da modelli gerarchici rigidi: la prevenzione del DSPT, la cura delle conseguenze di eventi traumatici e la prevenzione dei gesti suicidari richiedono una rete sanitaria paritetica e multidisciplinare, non fenomeni trattati come secondari rispetto ad altre priorità. Gli autori avvertono che un sistema percepito come “non equo” favorirà l’esodo verso il civile e comprometterà la missione di tutela della salute dei militari.
Questioni giuridico-amministrative e possibili contenziosi
Le APCSM evidenziano contraddizioni nelle tabelle di avanzamento (ad esempio riduzioni dei tempi di permanenza in alcuni gradi) e l’ipotetica creazione di disparità retributive tra professionisti provenienti da diverse Forze Armate. Tali incongruenze, se non risolte, potrebbero dar luogo a contenziosi amministrativi onerosi per l’amministrazione e la collettività.
Richieste formali avanzate
Nella lettera le associazioni chiedono al Parlamento di impegnare il Governo a:
- Revisionare la Relazione Tecnica per prevedere stanziamenti adeguati.
- Trasmettere integralmente al Parlamento le osservazioni delle Federazioni nazionali degli Ordini professionali.
- Avviare un confronto tecnico urgente tra Ministero della Difesa, Ministero della Salute, Ordini professionali e Commissioni parlamentari competenti.
Redazione NurseTimes
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