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Tumore ovaio, il digiuno prima e dopo la chemioterapia migliora la risposta al trattamento

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Il digiuno prima e dopo la chemioterapia potrebbe contribuire a migliorare la risposta al trattamento in donne affette da tumore ovarico. Lo dimostra uno studio della Fondazione Policlinico Universitario Gemelli di Roma, presentato al congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco), a Chicago, e selezionato per la conferenza stampa pre-congressuale fra 3.400 abstract presentati.

Lo studio ha riguardato 36 donne con tumore ovarico in stadio avanzato. Le partecipanti sono state suddivise in due gruppi: il primo ha seguito un protocollo di digiuno di 36 ore prima e 24 ore dopo ciascun ciclo di chemioterapia, mentre il gruppo di controllo ha mantenuto una normale alimentazione.

Durante il digiuno erano consentiti acqua, tisane, brodo, fino a 2 litri, per un massimo di 350 calorie al giorno. Dopo tre cicli di chemioterapia, il gruppo sottoposto a digiuno controllato ha mostrato una significativa riduzione dei livelli di insulina, ormone associato alla crescita tumorale e alla resistenza ai trattamenti.

Sono stati registrati inoltre una migliore risposta alla chemioterapia (quasi il 60% delle pazienti ha ottenuto una risposta completa o quasi completa, rispetto a meno del 20% nel gruppo con dieta libera) e un prolungamento della sopravvivenza libera da progressione di malattia, pari a oltre 38 mesi nel gruppo sottoposto a digiuno rispetto ai 24 mesi osservati nel gruppo di controllo.

“Nonostante i progressi in chirurgia e chemioterapia, le pazienti con tumore ovarico in stadio avanzato continuano ad avere una prognosi sfavorevole – afferma Claudia Marchetti (foto), autrice principale dello studio e ricercatrice della Fondazione Policlinico Gemelli -. Ciò evidenzia l’urgente necessità di strategie sicure, sostenibili e facilmente applicabili per migliorare l’efficacia delle cure”.

Il digiuno, spiegano i ricercatori, è stato dunque associato a cambiamenti nell’organismo che indicano una maggiore probabilità di successo della chemioterapia. “Sebbene si tratti di uno studio di piccole dimensioni, che ha coinvolto 36 pazienti – ha affermato Eleonora Teplinsky, esperta Asco in tumori ginecologici -, i risultati sono incoraggianti, confermano i dati precedenti ed evidenziano un’area promettente della ricerca sul tumore ovarico. Sono ora necessari studi clinici più ampi per consolidare questi stessi risultati”.

Redazione Nurse Times

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