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Sanità Puglia, 2mila assunzioni possono aspettare. I turni no

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I concorsi regionali per mille infermieri e mille oss non risultano annullati, ma il disavanzo sanitario potrebbe rinviare o ridimensionare le assunzioni. Ancora una volta il personale viene presentato come indispensabile nei programmi e trattato come comprimibile nei bilanci.

In Puglia servono infermieri e oss. Servono nei reparti, nei servizi territoriali, nelle strutture previste dal Pnrr, nelle case della comunità e in tutti quei turni che continuano a essere coperti grazie a straordinari, prestazioni aggiuntive e disponibilità personale. La Regione lo sa talmente bene da aver bandito due concorsi unici per mille infermieri e mille operatori socio-sanitari. Poi sono arrivati i conti. E quando arrivano i conti, nella sanità italiana il personale smette improvvisamente di essere una risorsa strategica e torna a essere soprattutto una voce di spesa.

Secondo la ricostruzione pubblicata dalla Gazzetta del Mezzogiorno e ripresa da Nurse Times, le duemila assunzioni potrebbero concretizzarsi prevalentemente nel 2027, mentre le aziende sanitarie sarebbero chiamate a rivedere i propri Piani triennali dei fabbisogni di personale alla luce del disavanzo del Servizio sanitario regionale.

Una precisazione è indispensabile: i concorsi non risultano annullati, revocati o formalmente rinviati. Non esiste, al momento, un provvedimento regionale che cancelli le procedure o riduca ufficialmente i posti banditi. Il problema riguarda il passaggio più importante e spesso meno raccontato: trasformare una graduatoria in contratti di lavoro. Bandire un concorso, completare la selezione, approvare la graduatoria e autorizzare le assunzioni sono infatti fasi differenti. La pubblica amministrazione può arrivare diligentemente fino all’elenco degli idonei e poi lasciare che sia il calendario a occuparsi del resto.

Il concorso infermieristico, con la Asl Bari come azienda capofila, prevede mille posti a tempo indeterminato. La distribuzione originaria assegna 287 unità alla Asl Foggia, 182 alla Asl Taranto, 131 al Policlinico di Bari, 118 alla Asl Brindisi, 79 alla Asl Bari, 79 alla Asl Lecce e 66 alla Asl BT, oltre ai posti destinati agli altri enti. Il concorso per gli oss, guidato dall’Aou di Foggia, prevede altri mille posti, dei quali 47 destinati alla Asl Brindisi. Numeri presentati dalla stessa Regione Puglia come necessari per rafforzare gli organici e sostenere l’attivazione della nuova assistenza territoriale.

Nel frattempo il bilancio consolidato 2025 delle aziende sanitarie pugliesi si è chiuso con un disavanzo di circa 350 milioni di euro. La documentazione regionale indica 433 milioni di maggiori costi, dei quali 188 milioni relativi al personale e 117 milioni alla farmaceutica. Dentro la crescita della spesa per il personale rientrano nuove assunzioni, rinnovi contrattuali, adeguamento dei fondi e prestazioni aggiuntive. Nel 2025 il sistema avrebbe comunque registrato un incremento netto di 2.367 unità.

Il disavanzo, dunque, non può essere raccontato semplicemente come il risultato di troppe assunzioni. I costi riguardano personale, farmaci, dispositivi, servizi sociosanitari e altre componenti del sistema. Ridurre tutto alla spesa per gli organici sarebbe molto comodo, ma anche molto superficiale. Soprattutto perché una parte delle prestazioni aggiuntive nasce proprio dall’insufficienza strutturale del personale: si risparmia non assumendo e poi si paga chi è già in servizio affinché lavori di più. Non sempre spendere meno oggi significa spendere meglio domani.

Per coprire il disavanzo è stata prevista anche la rideterminazione dell’addizionale regionale Irpef, con circa 241,6 milioni posti a carico della fiscalità regionale. I cittadini, quindi, saranno chiamati a contribuire al riequilibrio dei conti. Sarebbe almeno ragionevole aspettarsi che questo sacrificio serva a tutelare i servizi, non soltanto a rendere contabilmente più presentabile il bilancio.

Un eventuale rallentamento delle assunzioni non ricadrebbe soltanto sui candidati. Ricadrebbe sugli infermieri e sugli oss già in servizio, chiamati a coprire turni, assenze e carenze. Ricadrebbe sui coordinatori, costretti a costruire organici con personale insufficiente. E ricadrebbe sui cittadini, che sperimentano liste d’attesa, reparti sotto pressione e servizi territoriali ancora incompleti. Il rinvio di un’assunzione non elimina il bisogno assistenziale. Decide semplicemente chi dovrà sostenerlo nel frattempo.

C’è poi la questione del Pnrr e del Dm 77. La Puglia, come le altre Regioni, deve attivare case della comunità, ospedali di comunità e servizi territoriali. Ma le strutture non lavorano da sole. Per aprire realmente una casa della comunità non bastano edificio, targa e fotografia inaugurale: occorrono infermieri, oss, medici, tecnici, assistenti sociali, processi integrati e responsabilità definite. Se le assunzioni slittano mentre le strutture devono entrare in funzione, il rischio è inaugurare il contenitore e rinviare il contenuto.

La sostenibilità economica non può essere ignorata. Una Regione non può assumere senza valutare coperture, cessazioni, stabilizzazioni e capacità di spesa. Ma proprio per questo servono trasparenza e programmazione. Le aziende dovrebbero pubblicare i fabbisogni aggiornati, distinguere turnover e incremento reale degli organici, indicare quante unità saranno assunte da ciascuna graduatoria e definire un cronoprogramma verificabile. Dire genericamente che le assunzioni arriveranno significa spostare il problema dal bilancio al futuro, luogo amministrativamente molto accogliente perché non presenta ancora scadenze.

I concorsi, per ora, proseguono. Ai candidati va quindi evitato un allarmismo infondato: non siamo davanti a una cancellazione formalizzata. Ma sarebbe altrettanto sbagliato minimizzare. Una graduatoria senza tempi certi non copre un turno, non apre una casa della comunità e non riduce le liste d’attesa.

La Puglia deve scegliere quale idea di sostenibilità intende perseguire. Può risanare i conti rallentando il reclutamento e continuando a spremere gli organici esistenti. Oppure può considerare le assunzioni non come un premio concesso ai professionisti, ma come un investimento indispensabile per rendere produttive strutture, tecnologie e riforme già finanziate. Duemila assunzioni possono forse essere rinviate al 2027. I pazienti, le dimissioni, le terapie e i turni di notte, purtroppo, non hanno ricevuto la circolare.

Guido Gabriele Antonio

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