Nei giorni scorsi Donato Pentassuglia (foto), assessore alla Sanità della Regione Puglia, ha presentato ai tecnici del ministero della Salute e del ministero dell’Economia la bozza del nuovo Piano operativo 2026-2029, documento che disegna la strategia per riportare sotto controllo i conti del Servizio sanitario regionale, gravati da un pesante disavanzo. Si apre ora il confronto tecnico con i dicasteri, che nelle prossime settimane potranno chiedere modifiche e integrazioni prima del via libera definitivo.
Il primo effetto riguarda il personale sanitario. Le nuove assunzioni, riguardanti migliaia di infermieri e operatori socio-sanitari (oss) risultati idonei nei recenti concorsi, dovranno attendere ancora. Inizialmente previste entro il 2026, slitteranno infatti ai primi mesi del 2027. Una scelta destinata ad alimentare il malcontento dei sindacati e degli stessi idonei, mentre negli ospedali continuano a registrarsi croniche carenze di organico.
Per quanto riguarda poi la rete ospedaliera, il Piano operativo della Regione Puglia prevede una nuova razionalizzazione dei punti nascita che effettuano meno di 500 parti l’anno, soglia minima fissata dagli standard nazionali per garantire sicurezza e qualità assistenziale. Sarebbero cinque i punti nascita destinati alla chiusura o all’accorpamento. Nel mirino, anche le strutture che presentano un’incidenza di parti cesarei significativamente superiore agli standard previsti dal ministero della Salute.
La riforma interessa anche l’organizzazione degli ospedali. Il Piano operativo introduce una profonda revisione della governance clinica con la nascita dei dipartimenti interaziendali, condivisi tra Asl e aziende ospedaliere della Puglia, per mettere in rete professionalità, tecnologie e servizi. L’obiettivo è anche quello di dimezzare il numero dei dipartimenti attualmente esistenti (circa 200 nelle diverse aziende sanitarie pugliesi), accorpando strutture con funzioni analoghe e riducendo il numero delle direzioni. Contestualmente saranno accorpati i reparti che registrano un numero di ricoveri o un tasso di occupazione dei posti letto inferiore agli standard fissati dal Dm 70.
Sul fronte della spesa sanitaria, il Piano rafforza il ruolo di Azienda Zero, destinata a diventare la centrale unica regionale per gli acquisti di farmaci, dispositivi medici, protesi e tecnologie sanitarie. Attraverso gare uniche regionali la Regione Puglia punta a uniformare i prezzi tra le aziende sanitarie, aumentare il potere contrattuale e ridurre una delle principali voci di spesa del sistema.
La spending review investirà anche gli enti partecipati. Il Piano intende infatti sopprimere la Puglia Life Science Foundation, fondazione istituita come hub regionale per la medicina di precisione, la ricerca biomedica e il trasferimento tecnologico. Un progetto del valore di circa 15 milioni di euro, nato con il coinvolgimento della Regione, delle Università di Bari e del Salento e del Cnr per sviluppare ricerca sulle nanotecnologie, sulle terapie cellulari e genetiche e sulla medicina di precisione. Le sue competenze saranno trasferite all’Agenzia regionale strategica per la salute e il sociale (Aress), nell’ambito della riduzione degli enti regionali e della concentrazione delle funzioni amministrative e scientifiche in un’unica struttura.
Redazione Nurse Times
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