La Procura indaga su sospetti certificati falsi che avrebbero impedito il rimpatrio di immigrati; perquisizioni al reparto infettivi dell’ospedale cittadino
Un’indagine della magistratura locale su presunti falsi certificati medici ha acceso i riflettori sulla sanità territoriale e sui controlli relativi ai rimpatri. La notizia, che riguarda notizie e attualità nella cronaca italiana, segnala l’apertura di un fascicolo da parte della magistratura per verificare se certificati medici abbiano ostacolato l’accompagnamento ai Centri di permanenza per i rimpatri (CPR).
Cosa è emerso finora
Secondo quanto riportato dalle agenzie, la Procura della Repubblica di Ravenna ha avviato accertamenti su casi che coinvolgerebbero certificati rilasciati con attestazioni di inidoneità al rimpatrio. Le verifiche hanno interessato in particolare il reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale di Ravenna, dove sono state condotte perquisizioni informatiche e acquisizioni di dispositivi e documentazione utile all’inchiesta.
Le autorità hanno notificato avvisi a diversi professionisti: al momento risultano indagate almeno sei persone nel registro degli indagati. I dettagli sul numero esatto e sull’eventuale natura delle contestazioni sono in corso di definizione dagli inquirenti.
Chi coordina l’inchiesta
L’indagine è coordinata dai pubblici ministeri citati nelle fonti, tra i quali figurano i nomi dei magistrati che seguono il caso. La Procura ha disposto accertamenti mirati anche sulle comunicazioni e sugli scambi digitali per ricostruire la catena dei certificati e l’eventuale responsabilità professionale.
Tra i titolari dell’azione investigativa sono stati indicati i magistrati Daniele Barberini e Angela Scorza, che hanno delegato gli accertamenti alla Polizia giudiziaria.
Reazioni politiche e istituzionali
La vicenda ha suscitato reazioni a livello politico: Matteo Salvini ha commentato il fatto ed ha chiesto sanzioni severe in caso di conferma degli illeciti. Ha sollecitato un “pugno duro” e misure esemplari. È importante, per un’informazione corretta, distinguere tra dichiarazioni pubbliche e il corso della giustizia penale: al momento si tratta di ipotesi investigative che dovranno essere provate in sede giudiziari
L’uso dei certificati sanitari nelle procedure di accompagnamento ai CPR è regolato da norme amministrative e sanitarie: i certificati devono attestare condizioni cliniche reali che impediscano lo spostamento. Laddove emergano discrepanze o falsificazioni, le fattispecie possono integrare reati come falso e abuso d’ufficio oltre a profili disciplinari per i professionisti coinvolti.
Secondo le prime ricostruzioni investigative riportate dalle agenzie, le acquisizioni informative hanno riguardato dispositivi personali e strumenti informatici che potrebbero contenere comunicazioni utili a ricostruire la catena dei certificati. Le indagini proseguiranno per chiarire ruoli e responsabilità.
Redazione NurseTimes
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