
“Amo il mio lavoro da infermiere di pronto soccorso, ma mi licenzio. E non sono l’unico: negli ultimi tre mesi altri sei infermieri se ne sono andati”. Parola di Pavels Krilovs, infermiere di origine moldave che ha deciso di lasciare il Policlinico Sant’Orsola di Bologna, dove ha prestato servizio per cinque anni (in precedenza era stato tre anni in un pronto soccorso del Friuli), per tornare a Reggio Calabria, città dove è cresciuto e dove lavorerà nel privato.
Diverse le ragioni di questa scelta. Pavel le racconta in un’intervista rilasciata all’edizione bolognese del Corriere della Sera: “Lascio innanzitutto perché a Bologna non è più garantito il diritto all’abitazione. Io guadagno quasi 2.000 euro, ma una città che ti porta via quasi 1.000 euro, se vuoi andare a vivere da solo, non è più sostenibile. E non ritengo dignitoso, a 35, 40, 45 o più anni condividere ancora l’appartamento con qualcuno”.
Condividere la casa: cosa che lui sta facendo. “Ho 35 anni – spiega – e ho una stanza singola in un appartamento con tre colleghi. Bologna e le grandi città ci stanno privando del diritto primario a una casa. Ma le persone che guadagnano meno come fanno? Io l’avevo scelta, questa città. Otto anni fa sono andato via, ma nel 2020, con la seconda ondata del Covid, sono voluto rientrare perché il Policlinico è un buon posto di lavoro. Se però devo sbattermi così tanto qui, senza potermi nemmeno permettere una casa da solo, che senso ha?”.
Di qui la decisione di tornare al Sud: “Torno a Reggio Calabria, dove ho già un appartamento e la vita è sostenibile. Ho diversi amici colleghi con figli che si trasferiscono a Bologna per fare gli infermieri e poi se ne vanno perché non arrivano a fine mese, usando tutto lo stipendio per sopravvivere. E poi ce ne sono altri che vincono i concorsi, provano a trasferirsi, ma non trovano casa e rinunciano al posto”.
A Reggio Calabria lavorerà nel privato: “Sì, perché il privato si è accorto benissimo della frustrazione che regna nella mia categoria e un infermiere lo paga anche 30 euro all’ora. I professionisti che lavorano nel pubblico non hanno più l’obiettivo del posto fisso, se ne vanno via in massa. Se il posto pubblico in una città come Bologna, per esempio, non consente nemmeno di pagare l’affitto, che ci si resta a fare?”.
Quanto ha pesato la pressione del pronto soccorso nella scelta di Pavels? “Qualunque grande ospedale non guadagna con l’emergenza, che ha solo costi. E le aziende tagliano. I professionisti che scelgono l’emergenza restano nei pronto soccorso per passione, ma io guadagno lo stesso stipendio di un collega che lavora in laboratorio o in reparto. In pronto soccorso si sta 12 ore in piedi e bisogna restare attenti e vigili da quando entri a quando esci. Non puoi mai mollare, non sai mai cosa ti arriva. In triage siamo noi infermieri a prenderci la responsabilità di assegnare codici e tempi di attesa ai pazienti, abbiamo a che fare con i farmaci salvavita. Ma tutto ciò non viene premiato o incentivato economicamente, nessuno lo riconosce”.
E poi c’è l’odioso fenomeno delle aggressioni al personale sanitario: “Ogni giorno si subiscono aggressioni verbali, se va bene. Non parlo di offese generiche o insulti, parlo anche di minacce di morte, di accoltellamento, gente che sputa, che morde, che può usare i nostri strumenti di lavoro potenzialmente come armi. Arrivano in pronto soccorso agitati, strafatti, alterati: bisogna gestirli e contenerli; lavorare diventa difficile. Per non parlare di quanto è difficile per le mie colleghe donne. Sono stato spesso a disagio, in parte spaventato”.
Eppure non è stato facile per Pavels decidere di andare via da Bologna: “Mi sono preso un paio di mesi per decidere. Ho riempito fogli su fogli con i pro e i contro. Ho scritto per settimane, facendo lunghissime liste. Bologna ha più pro di Reggio Calabria, a dire il vero, ma alla fine è stato necessario forzare questo cambiamento. Finalmente sarò retribuito meglio e avrò una casa mia nella città dove sono arrivato da ragazzino e dove sono cresciuto”.
Redazione Nurse Times
Fonte: Corriere della Sera
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