Dopo la morte del 42enne a Bologna, il mondo dell’emergenza-urgenza interviene: «Non è dimostrato che un medico avrebbe evitato il decesso»
Caso Fakir, il mondo dell’emergenza-urgenza prende posizione
«La morte di una persona merita rispetto, non semplificazioni». È il messaggio con cui nove società scientifiche italiane dell’emergenza-urgenza e dell’area critica intervengono sul caso di Abderrahim Fakir, il 42enne morto il 19 luglio 2026 a Bologna, nel quartiere Pilastro, durante un intervento della Polizia e dei soccorritori.
AIES, ANIARTI, COSMEU, GFT, HEMS, IRC, SIAARTI, SIEMS e SIMEU hanno sottoscritto un position paper congiunto che invita a non anticipare conclusioni sulle cause della morte e sulle eventuali responsabilità mentre sono ancora in corso gli accertamenti giudiziari e medico-legali.
Il documento entra anche nel dibattito sull’organizzazione del soccorso territoriale e, in particolare, sulla tesi secondo cui la presenza immediata di un medico avrebbe potuto evitare la morte di Fakir.
La posizione delle società scientifiche è netta: allo stato delle conoscenze disponibili non è possibile considerare questa affermazione una conclusione scientificamente dimostrata.
Un richiamo alla prudenza che assume ancora maggiore rilievo dopo l’autopsia del 24 luglio: gli accertamenti medico-legali sono infatti tutt’altro che conclusi e la Procura ha concesso 90 giorni per completare gli esami.
Le società scientifiche: «Non è dimostrato che un medico avrebbe evitato la morte»
Uno dei passaggi centrali del position paper riguarda proprio il ruolo del medico nell’emergenza territoriale.
Nei giorni successivi alla morte di Fakir, il presidente della SIS118 aveva sostenuto che, se fosse arrivato subito un medico, con grande probabilità l’uomo avrebbe potuto salvarsi.
Le nove società scientifiche contestano la possibilità di trasformare questa valutazione in una conclusione scientifica acquisita.
Nel documento spiegano che stabilire se il decesso fosse effettivamente evitabile richiede una valutazione complessiva di diversi elementi: documentazione clinica, registrazioni della Centrale Operativa, risultati dell’autopsia e ricostruzione cronologica completa dell’intervento.
In altre parole, secondo i firmatari, non è scientificamente corretto isolare un singolo elemento – come l’assenza iniziale del medico – e attribuirgli un rapporto causale con il decesso prima che siano disponibili tutti gli accertamenti.
L’autopsia: sangue nei polmoni e schiacciamento, ma la causa va ancora chiarita
Il quadro investigativo rende particolarmente importante questa cautela.
L’autopsia eseguita il 24 luglio al Policlinico Sant’Orsola di Bologna avrebbe evidenziato, secondo le prime informazioni diffuse, sangue nei polmoni e segni di schiacciamento. Resta però da stabilire quale sia stato il meccanismo causale del decesso e quale significato debba essere attribuito ai reperti.
Uno dei punti ancora da chiarire è infatti se lo schiacciamento rilevato sia riconducibile alle modalità di contenimento quando Fakir era ancora in vita oppure, almeno in parte, alle successive manovre di rianimazione cardiopolmonare.
La Procura ha posto ai consulenti quesiti molto più ampi: dovranno valutare l’epoca e le cause della morte, eventuali lesioni, gli effetti dei mezzi di contenimento utilizzati, compresi forza fisica e spray al peperoncino, la storia clinica del 42enne e gli esiti degli accertamenti istologici e tossicologici.
Proprio per questo non è possibile, al momento, presentare come definitiva alcuna ricostruzione medico-legale.
L’inchiesta della Procura di Bologna
La Procura procede nell’ambito di un fascicolo per omicidio colposo.
Secondo quanto riportato da ANSA e RaiNews, i due poliziotti e i quattro operatori della Croce Rossa intervenuti sono stati inseriti nel registro delle annotazioni preliminari, precisando che tale posizione non equivale, allo stato delle informazioni pubblicate, a quella di persone formalmente indagate.
Tra gli aspetti sui quali la Procura ha chiesto approfondimenti figura anche la correttezza delle manovre rianimatorie effettuate dai soccorritori.
La distinzione è essenziale: l’apertura di un fascicolo e gli accertamenti in corso non equivalgono all’attribuzione di responsabilità penali, che dovranno eventualmente essere determinate dall’autorità giudiziaria.
Croce Rossa: «Effettuate rianimazione e defibrillazione»
Anche la Croce Rossa Italiana è intervenuta pubblicamente per precisare la propria ricostruzione dell’assistenza prestata.
Secondo la CRI, i volontari hanno praticato rianimazione cardiopolmonare e utilizzato il defibrillatore DAE nel tentativo di salvare Fakir, dal momento in cui è stato possibile intervenire fino all’arrivo dell’automedica.
La Croce Rossa ha inoltre riferito che sarebbe stato lo stesso equipaggio a richiedere alla Centrale Operativa l’intervento dell’automedica pochi minuti dopo essere arrivato sul posto. Il DAE utilizzato durante i soccorsi è stato consegnato agli inquirenti.
Si tratta della posizione dell’organizzazione, che dovrà naturalmente essere confrontata con video, registrazioni della Centrale Operativa, documentazione sanitaria e risultanze delle indagini.
Agitazione psicomotoria, perché è uno scenario ad alta complessità
Il position paper porta poi la discussione su un piano più generale: la gestione dell’agitazione psicomotoria grave.
Secondo le società scientifiche, si tratta di uno degli scenari più complessi dell’emergenza-urgenza perché può richiedere contemporaneamente il coinvolgimento di Centrale Operativa, equipaggi territoriali, Pronto Soccorso, specialisti, Forze dell’Ordine e volontari.
Da qui il punto centrale del documento: ridurre una situazione di questa complessità alla presenza o all’assenza di una singola figura professionale rischia di fornire una rappresentazione incompleta del sistema.
È un tema che va ben oltre il caso Fakir e riguarda direttamente l’organizzazione del 118 italiano.
Medico o infermiere sul 118? «Non è una competizione tra professioni»
Il documento assume particolare rilevanza per medici e infermieri perché respinge una lettura del caso come confronto tra differenti categorie professionali.
Secondo le nove società scientifiche, sistemi medicalizzati, infermieristici o misti possono raggiungere elevati livelli di efficacia quando sono sostenuti da Centrali Operative efficienti, protocolli condivisi, formazione continua, integrazione multiprofessionale, valutazione degli esiti e processi strutturati di miglioramento.
Il principio indicato dai firmatari è che la qualità dell’emergenza territoriale non dipende dalla «prevalenza» di una professione sull’altra, ma dalla capacità di attivare la risorsa professionale appropriata nel momento appropriato.
È uno dei passaggi di maggiore interesse del documento per il dibattito italiano sull’evoluzione del sistema 118.
Cosa cambia per infermieri e professionisti sanitari
Il caso Fakir riporta quindi al centro almeno tre questioni: appropriatezza del dispatch della Centrale Operativa, competenze degli equipaggi inviati sul territorio e integrazione operativa tra soccorritori, infermieri, medici e Forze dell’Ordine.
Per le società scientifiche la risposta non può essere una contrapposizione fra modelli professionali.
La priorità dovrebbe essere costruire una rete nella quale formazione, protocolli, linguaggi operativi e responsabilità siano maggiormente condivisi, soprattutto negli scenari ad alta complessità clinica e comportamentale.
Dall’evento avverso alla sicurezza delle cure
C’è infine un altro messaggio rilevante.
Quando avviene un evento grave, sostengono i firmatari, l’obiettivo non dovrebbe essere individuare immediatamente un colpevole attraverso il dibattito pubblico, ma ricostruire i fatti e identificare eventuali criticità organizzative, formative e professionali.
Le eventuali responsabilità individuali, sottolineano, spettano invece agli organismi competenti.
È il principio della moderna cultura della sicurezza delle cure: analizzare un evento avverso, individuarne le cause profonde e utilizzare ciò che emerge per ridurre la probabilità che possa ripetersi.
«Una tragedia non può e non deve diventare l’occasione per sostenere interessi di categoria o modelli organizzativi precostituiti», affermano le società scientifiche nel documento.
Chi firma il position paper
Il documento è sottoscritto dalle società scientifiche AIES, ANIARTI, COSMEU, GFT, HEMS, Italian Resuscitation Council (IRC), SIAARTI, SIEMS e SIMEU.
Tra i firmatari figurano i rispettivi presidenti Roberto Romano, Silvia Scelsi, Valentina Angeli, Daniele Marchisio, Angelo Giupponi, Katya Ranzato, Elena Bignami, Piero Paolini e Alessandro Riccardi.
Il messaggio conclusivo è rivolto anche alla famiglia di Fakir, alla quale viene espressa vicinanza, e agli operatori coinvolti.
Il punto, per il mondo scientifico dell’emergenza, è attendere che la ricostruzione completa permetta di separare fatti accertati, responsabilità eventualmente dimostrate e valutazioni organizzative.
Gli accertamenti medico-legali proseguiranno nelle prossime settimane. Solo le conclusioni definitive degli esperti e l’attività della Procura potranno chiarire le cause della morte e il peso dei diversi fattori nella sequenza degli eventi.
Redazione NurseTimes
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