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Case di Comunità, Nursing Up contro Schillaci: “Infermieri dimenticati nella riforma”

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De Palma attacca il Ministro Orazio Schillaci: «La continuità assistenziale H24 è garantita dagli infermieri, lo dice il DM 77/2022». De Palma (Nursing Up): «Qualcuno dica al Ministro Schillaci che la continuità assistenziale nelle Case di Comunità è garantita H24 dagli infermieri — lo stabilisce il DM 77/2022. È l’infermiere il professionista che non abbandona mai la struttura, ma la bozza sembra averlo dimenticato.»

Nursing Up sulla bozza Schillaci sulle Case di Comunità: Per il cittadino che ha bisogno di assistenza alle tre di notte, chi c’è se non gli infermieri?

ROMA 27 APR 2026 – «Con la bozza del decreto Schillaci, presentata il 23 aprile 2026 in Conferenza delle Regioni e non ancora approvata in Consiglio dei Ministri, assistiamo a una discutibile “mutazione genetica” del progetto di rilancio della sanità territoriale che non può lasciarci indifferenti»

Lo dichiara Antonio De Palma, Presidente del Nursing Up, analizzando la proposta di riforma che, nell’ottica del Ministero della Salute, elegge i medici di medicina generale a “perno e motore” delle Case di Comunità.

«È necessario essere chiari: la presenza dei medici nelle Case di Comunità e nell’intero quadro della Missione Salute del PNRR è di certo fondamentale, non potrebbe essere altrimenti, ma per noi, da sempre, per il bene dell’evoluzione della qualità delle cure e dell’intero Sistema Salute, deve integrarsi con quell’evoluzione delle competenze infermieristiche che è sotto gli occhi di tutti.

I dati tecnici, però, dicono tutt’altro rispetto a questa proposta di riforma: il DM 77/2022 – il pilastro del nostro PNRR – affida agli infermieri l’assistenza H24 e 7 giorni su 7 nelle Case di Comunità Hub.

«Spieghiamoci meglio. – dice De Palma – Siamo di fronte a un’aperta contraddizione di sistema, che svela la natura puramente retorica di questa proposta. Se leggiamo con attenzione il DM 77/2022 – che resta l’unica bussola tecnica del PNRR – scopriamo che nelle Case di Comunità Hub la presenza dei medici di medicina generale è prevista, per standard, solo per 12 ore al giorno e per 6 giorni su 7. Al contrario, lo stesso decreto impone per gli infermieri una presenza garantita H24, 7 giorni su 7.

È qui che la normativa vigente, secondo Nursing Up, contraddice la bozza in discussione: come può il Ministro Schillaci definire il medico di medicina generale il “nuovo motore” della struttura, se quel motore, per contratto e per legge, è destinato a spegnersi ogni sera alle 20:00 e a restare fermo la domenica?

Chi garantisce la continuità assistenziale nelle restanti 12 ore notturne e nei giorni festivi? La risposta è scritta in quegli standard che oggi si fa pericolosamente finta di ignorare: è indiscutibile, è fattuale, come sia l’infermiere l’unico professionista che assicura la vita della Casa di Comunità lungo l’intero arco delle 24 ore. Definire “perno” chi garantisce solo metà del servizio, ignorando chi presidia la struttura senza sosta, non è solo un errore di prospettiva:è un vero e proprio paradosso organizzativo che trasforma il concetto europeo di “multidisciplinarietà” in una gerarchia senza logica».

IL DOSSIER DELLE PROMESSE: QUANDO I FATTI PARLANO DA SOLI

«Non stiamo formulando accuse. Stiamo semplicemente leggendo ad alta voce ciò che è scritto nero su bianco negli atti ufficiali della nostra stessa Federazione».

Il 5 luglio 2021, nel proprio Position Statement ufficiale, la FNOPI indicava l’Infermiere di Famiglia e Comunità come “candidato ideale al ruolo di case manager” nelle Case di Comunità e nelle Centrali Operative Territoriali. 

Il giorno successivo, il 6 luglio 2021, la Presidente FNOPI definiva pubblicamente gli infermieri la “figura centrale attorno cui ruota gran parte della rivoluzione del territorio”. Non parole nostre. Parole della Federazione.

Ad agosto 2025 — quindi recentemente — FNOPI ribadiva ancora che l’infermiere di famiglia e comunità è il “cuore della sanità territoriale”. E ancora il 20 aprile 2026, appena pochi giorni fa, in un incontro con FIASO, la stessa Federazione affermava che la professione infermieristica deve avere una “leadership clinico-assistenziale e gestionale determinante” nei team multiprofessionali.

Bene. Abbiamo letto con attenzione la bozza di decreto-legge pubblicata da Quotidiano Sanità il 23 aprile 2026. Se non abbiamo letto male — e invitiamo chiunque a correggerci, qualora avessimo mancato qualcosa — l’Infermiere di Famiglia e Comunità non viene mai citato. 

Il modello H24 infermieristico sancito dal DM 77/2022 non viene mai richiamato. Gli infermieri compaiono in due soli passaggi: nel primo come elemento di un elenco accanto agli amministrativi — “lavoro integrato con infermieri, amministrativi, specialisti e servizi territoriali”; nel secondo, esplicitamente, come “supporto” al medico — “supporto amministrativo e infermieristico”. Questo è tutto.

«Ci chiediamo allora — e lo chiediamo pubblicamente, al Ministero e alla FNOPI — come si concili la “leadership clinico-assistenziale determinante” proclamata da quest’ultima il 20 aprile 2026, con una bozza di decreto che, nello stesso mese, sembra ridurre gli infermieri a voce accessoria e a mero “supporto”. 

Non è una critica: è una domanda legittima alla quale 450.000 infermieri italiani meritano una risposta. Se abbiamo letto male, qualcuno ce lo dica. E ci mostri dove, in quella bozza, è scritto il contrario».

Il contrasto non è tra Nursing Up e FNOPI. È tra le dichiarazioni di FNOPI e i fatti sotto i nostri occhi. E su questo contrasto — documentato, datato, pubblico — attendiamo una posizione altrettanto chiara e coraggiosa quanto quelle espresse negli anni passati.

L’EUROPA CORRE VELOCE VERSO L’AUTONOMIA INFERMIERISTICA. E NOI?

In Europa — Regno Unito, Germania, Belgio, Olanda, Paesi Scandinavi — la rete territoriale funziona perché l’infermiere ha un ruolo chiave, autonomo e decisionale, come documentato dalla European Federation of Nurses Associations (EFN). Qui da noi, invece, si discute oggi una proposta di riforma che ridimensiona le competenze infermieristiche a un ruolo di contorno.

NOBILITAZIONE E COERENZA

«Mentre il Ministero si muove per ‘nobilitare’ il medico di famiglia come cuore pulsante delle Case di Comunità, restano nell’ombra i professionisti che il rapporto con i pazienti lo vivono da sempre, portando sulle proprie spalle il peso del funzionamento del sistema salute.

Se le  Case di Comunità sono destinate a diventare gusci vuoti, dove l’autonomia infermieristica è solo un ricordo sbiadito, questo non avverrà in sordina. Il PNRR non è una cambiale in bianco: o si rispetta la multidisciplinarietà scritta nelle norme, o si abbia il coraggio di ammettere, tristemente, che il progetto originale non esiste più».

Redazione NurseTimes

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