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Approvato il Piano pandemico 2025-2029, Schillaci: “L’obiettivo è garantire tutela cittadini”

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La Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera al nuovo Piano pandemico 2025-2029, che ha durata quinquennale e definisce un approccio metodologico applicabile a pandemie con diverse caratteristiche epidemiologiche in termini di trasmissibilità, patogenicità e impatto su salute e servizi sanitari. Il documento è dunque in vigore e, dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale, le Regioni lo recepiranno con delibera

Il Piano presenta un’innovazione programmatoria sia nell’approccio che nella definizione delle azioni: è la prima strategia unitaria di preparazione e risposta a potenziali pandemie a trasmissione respiratoria, e non è solo rivolto a singoli patogeni. Il documento è stato elaborato con il contributo delle Istituzioni nazionali, delle Regioni e di esperti.

“L’approvazione del nuovo Piano rappresenta un importante risultato politico, tecnico e istituzionale e un passaggio cruciale per il rafforzamento e la crescita del nostro sistema sanitario e istituzionale – ha dichiarato il ministro della Salute, Orazio Schillaci -. Il Piano si fonda su un principio chiaro: garantire sicurezza, trasparenza e coordinamento tra tutti i livelli istituzionali. Il dialogo continuo tra Governo e Regioni si è basato su un obiettivo comune: la tutela dei cittadini e della salute pubblica. Il Governo ha stanziato oltre 1,1 miliardi di euro per potenziare prevenzione, capacità di laboratorio e scorte strategiche, consolidando il coordinamento tra livello nazionale e territoriale”.

Il Piano punta a garantire una risposta tempestiva e coordinata tra livello nazionale e territoriale a tutela della salute di cittadini e operatori sanitari, introducendo un insieme di innovazioni: digitalizzazione dei sistemi di monitoraggio epidemiologico, utilizzo avanzato dei dati per la prevenzione, rafforzamento delle piattaforme di sorveglianza e sviluppo di protocolli flessibili e adattivi. Queste soluzioni permetteranno una risposta più rapida, efficace e mirata in caso di futura emergenza. Il documento introduce una pianificazione per fasi operative, con azioni definite e responsabilità chiare.

Nello specifico, il Piano fa riferimento ai dispositivi di protezione: è previsto l’uso di mascherine, come le semi-maschere filtranti efficaci per evitare la trasmissione per via respiratoria, ma si precisa che tali dispositivi sono efficaci solo se inseriti all’interno di un “più ampio insieme di interventi”. Previsto anche l’utilizzo dei vaccini, che vengono ritenuti strumenti efficaci per mitigare l’impatto di una pandemia.

Ma si prevedono anche interventi di controllo non farmacologici: non si parla di lockdown, ma si prevede che in presenza di un patogeno respiratorio a elevata contagiosità possono essere valutate delle misure restrittive, autorizzate attraverso leggi o atti aventi forza di legge, per limitare o evitare aggregazioni di persone. Prevista anche, in particolari scenari di gravità che lo rendano necessario, il potenziamento di smart working e telelavoro.

Da parte loro, le Regioni si dicono disponibili al confronto sull’attuazione del nuovo Piano, ma hanno chiesto al Governo di intervenire su due aspetti: assicurare che le risorse destinate al rafforzamento della governance regionale possano essere utilizzate per il reclutamento di personale, anche in deroga ai tetti attualmente previsti; permettere alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e Bolzano di essere ammesse alla ripartizione delle eventuali ulteriori risorse che si rendano disponibili per l’attuazione delle misure.

Le reazioni

Plaudono gli infettivologi della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), che invitano a mantenere un approccio basato su “informazione corretta e preparazione, senza fare allarmismo”. La pandemia “più probabile in futuro – spiega la presidente Cristina Mussini – resta comunque quella influenzale. Importante è essere pronti sul campo”.

Critico, invece, Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova: “Il Piano è troppo generico e, soprattutto, manca ciò che più conta in caso di pandemia: indicazioni precise in merito alle modalità di approvvigionamento di farmaci e vaccini”.

Dura anche la posizione di Ilenia Malavasi, deputata del Pd e capogruppo in commissione Affari sociali: “Il nuovo Piano rischia di essere l’ennesima occasione mancata. Un documento che elenca obiettivi condivisibili, ma che resta vago proprio sui punti decisivi. Come si garantiscono in tempi rapidi farmaci e vaccini? Con quali strumenti operativi si evita di trovarsi impreparati di fronte a una crisi sanitaria?. La salute non si tutela con documenti generici, ma con decisioni precise e risorse”.

Redazione Nurse Times

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