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Fascicolo sanitario elettronico, AISI: “Sanità pronta, ma gateway regionali a singhiozzo”

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Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dell’Associazione imprese sanitarie indipendenti (AISI).

Con la scadenza del 31 marzo 2026 l’Italia è entrata nella fase decisiva per l’operatività del fascicolo sanitario elettronico 2.0. AISI evidenzia uno scenario a doppia velocità: nelle regioni dove le infrastrutture sono operative la sanità privata – secondo il Report annuale Agenas 2025 (pubblicato il 22/01/2026) – a ssicura il 40% delle prestazioni specialistiche e della diagnostica nazionale ed è il principale motore di alimentazione dei dati. Tuttavia la mancata attivazione dei gateway in metà del Paese impedisce a milioni di referti di confluire nel sistema, vanificando gli investimenti tecnologici.

KARIN SACCOMANNO (AISI): “STRUTTURE ALLINEATE, ORA SERVE EQUITÀ DIGITALE”

“Le nostre strutture producono dati nativi digitali già codificati secondo gli standard HL7 CDA2, ma i gateway regionali non sono ancora pronti a riceverli – dichiara Karin Saccomanno, presidente AISI -. È una questione di equità: chi sceglie il privato ha lo stesso diritto di vedere la propria storia clinica digitalizzata”.

L’ANALISI: I DATI DELL’INVISIBILITÀ E IL REGOLAMENTO EUROPEO EHDS

Il Monitoraggio FSE 2.0 della Presidenza del Consiglio (Dipartimento per la Trasformazione digitale) conferma l’asimmetria: nelle regioni leader l’integrazione supera l’85%, mentre in diverse aree del Centro-Sud meno del 30% dei referti viene indicizzato. Oltre il 70% del patrimonio informativo resta quindi invisibile per assenza di gateway collaudati.

Il ritardo pesa anche sul piano normativo: la Legge 118/2022 lega l’alimentazione del FSE all’accreditamento, mentre il Regolamento (UE) 2025/327 (EHDS) impone la libera circolazione dei dati sanitari tra Stati membri.

GIOVANNI ONESTI (AISI): “SERVE UNA REGIA TECNICA NAZIONALE”

“Non è un problema delle imprese, ma di governance – osserva Giovanni Onesti, direttore generale AISI -. E’ come se oggi ogni impresa dovesse affrontare 21 collaudi differenti per 21 regolamenti regionali differenti. Serve un modello unico nazionale che uniformi l’accesso ai gateway“.

FABIO VIVALDI (AISI): “INTEROPERABILITÀ È SICUREZZA CLINICA”

“L’interoperabilità significa riduzione degli esami duplicati e disponibilità immediata dei dati nelle emergenze – conclude Fabio Vivaldi, segretario generale AISI -. Oltre il 50% degli italiani utilizza già servizi digitali: ora serve completare l’ultimo miglio”.

AISI chiede l’attivazione uniforme dei gateway regionali e una regia nazionale per garantire piena interoperabilità tra pubblico e privato.

Redazione Nurse Times

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