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Campania fuori dal piano di rientro in sanità: ci sono voluti quasi vent’anni

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Campania, raggiunto l'accordo per l'indennità di pronto soccorso destinata a infermieri e oss
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Ci sono voluti quasi vent’anni, ma alla fine la Campania è uscita dal piano di rientro per la sanità. Il ministero della Salute ha infatti accolto la relativa richiesta durante il tavolo di verifica con il Mef, valutando positivamente i risultati raggiunti in merito alle richieste formulate in sede di verifiche intermedie svolte nel 2025. In particolare, si legge in una nota del ministero, “era stato richiesto di poter verificare l’effettivo miglioramento dei programmi di screening e di potenziamento dei letti di Rsa, e di poter dimostrare il consolidamento dei dati di corretta erogazione dei Lea”.

Dalla documentazione presentata, “emerge che la Regione Campania ha raggiunto la sufficienza nelle tre aree di assistenza monitorate dal Nuovo Sistema di Garanzia per l’anno 2024 confermando il risultato dell’anno precedente”, prosegue la nota. E ancora: “Si riscontrano inoltre significativi miglioramenti relativi agli screening e ai letti di Rsa. La documentazione ricevuta ha quindi permesso di accogliere la richiesta di uscita dal piano di rientro”.

La lunga strada verso il risanamento

Il percorso che ha portato la Campania fuori dal piano di rientro è iniziato nel 2005, quando la Regione registrava un disavanzo record di 1.839 milioni di euro (+42% rispetto all’anno precedente), con una crescita della spesa sanitaria totalmente fuori controllo e conti insostenibili. Per ripianare questa voragine il piano del 2007 impose alla Regione di sottostare a un rigido controllo del ministero della Salute e del Mef.

Per coprire i debiti le aliquote regionali di Irpef e Irap furono innalzate al livello massimo consentito. Fu inoltre introdotto un ticket di 10 euro sulle prestazioni specialistiche e di 1,50 euro per ogni confezione di farmaci prescritta. L’obiettivo era chiudere la partita entro il 2009, ma non andò così.

Fu poi imposto il blocco totale delle assunzioni a tempo determinato e forme di lavoro flessibile, oltre a un blocco quasi totale per il tempo indeterminato (le assunzioni per infermieri vengono limitate al 50% delle cessazioni, e per il resto del personale a percentuali ancora inferiori). E poi tagli ai posti letto e chiusura degli ospedali “minori”, ovvero obbligo di dismettere o riconvertire gli ospedali con meno di 120 posti letto o con tassi di produttività troppo bassi. Senza dimenticare la chiusura dei Punti Nascita ritenuti insicuri, perché con meno di 500 parti all’anno. Dall’inizio della crisi ai periodi più recenti del commissariamento la sanità della Campania ha subito un taglio di oltre 4.300 posti letto, passando da oltre 21.500 a poco più di 17mila.

Furono anche imposti rigidi budget per le strutture private accreditate (laboratori di analisi, cliniche, centri di riabilitazione). Infine fu potenziata la Soresa spa (Società Regionale per la Sanità), originariamente nata per saldare il debito, con il compito di centralizzare e razionalizzare l’acquisto di beni e servizi per tutte le Asl, bloccando le gare d’appalto autonome.

A forza di tagli, dal 2013 la Campania raggiunge costantemente l’equilibrio economico-finanziario, ma il rovescio della medaglia è la qualità delle prestazioni, che scende a livelli vergognosamente bassi. Si registrano avanzi di amministrazione continui: 31,7 milioni del 2019; 12,2 milioni del 2021; 8,9 milioni del 2022. Eppure il Governo continua a tenere la Regione sotto commissariamento, perché i livelli essenziali di assistenza (Lea) restano insufficienti in alcune aree.

La svolta arriva nel 2023, quando si certifica che la Campania è finalmente riuscita a superare la soglia di sufficienza nel Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) in tutte e tre le macro-aree: prevenzione, distrettuale e ospedaliera. L’amministrazione dell’ex governatore Vincenzo De Luca redige il “Documento tecnico di uscita dal piano di rientro”. Ma non mancano le tensioni col Governo, tanto che a settembre 2025 la Regione ricorre al Tribunale amministrativo regionale per vedere riconosciute le proprie ragioni.

A novembre il Tar della Campania si dice d’accordo con la Regione, ma il ministero ricorre al Consiglio di Stato. Il muro contro muro prosegue fino all’arrivo del nuovo governatore Roberto Fico, le cui ttrattative portano finalmente all’uscita definitiva dal piano di rientro, sancita dal ministro Orazio Schillaci il 27 marzo 2026.

La soddisfazione del governatore Roberto Fico

“Esprimo piena soddisfazione per l’uscita dal piano di rientro della Regione Campania, risultato a cui abbiamo lavorato con grande dedizione e impegno sin dall’inizio del nostro insediamento. È una notizia importante per tutta la nostra comunità: per i cittadini, per gli operatori della sanità, il personale medico e paramedico, per tutto il settore sanitario. La decisione adottata dal ministero della Salute permette infatti all’amministrazione di tornare a una regolare e ordinaria gestione della sanità. Questo significa poter programmare investimenti, assumere personale, ammodernare strutture e tecnologie, rafforzare nel suo complesso il sistema sanitario”. Così il presidente della Regione Campania, Roberto Fico.

“È un risultato straordinario – aggiunge Fico -, reso dal lavoro puntuale e intensivo svolto dalla Direzione generale della Tutela della salute, che negli ultimi mesi ha consentito alla Regione Campania di compiere quell’ultimo, decisivo passo necessario al conseguimento dell’obiettivi fissati dalla programmazione sanitaria nazionale, in prosecuzione del lungo lavoro portato avanti dall’amministrazione precedente. A tutti loro va il nostro ringraziamento per il pieno allineamento del sistema sanitario regionale alle direttive ministeriali”.

Sempre Fico: “Negli ultimi mesi ho avuto un confronto costante e costruttivo con il ministro Schillaci nello spirito di una leale collaborazione istituzionale nell’interesse della collettività. Un’interlocuzione proficua che ha consentito di completare in breve tempo il percorso avviato in precedenza e di superare di fatto il contenzioso pendente. Ringrazio il ministro e gli uffici del dicastero per l’attenta cooperazione di queste settimane”.

Conclude il governatore: “L’uscita dal piano di rientro non è un punto di arrivo. Ci sprona a lavorare con rinnovata e sempre maggiore dedizione e senso di responsabilità per risolvere le criticità che tuttora esistono nella sanità e per potenziare il sistema, in particolare la rete della medicina territoriale, con l’obiettivo di rispondere ai bisogni della comunità”.

Il commento presidente del Consiglio regionale, Massimiliano Manfredi

“In occasione della seduta di insediamento del Consiglio regionale della Campania, nel corso del mio intervento da presidente appena eletto, ho sottolineato l’importanza di uscire dopo 19 anni dal piano di rientro dal debito sanitario. Un obiettivo da raggiungere mettendo da parte i contenziosi dibattuti nelle aule di tribunale e restituendo la parola alla politica. La decisione del ministero della Salute è una vittoria per i cittadini campani e per la Regione, e dimostra che la via della collaborazione istituzionale, fortemente voluta dal presidente Fico e da tutta la maggioranza, porta frutti concreti e anche in tempi rapidi”. Così il presidente del Consiglio regionale della Campania, Massimiliano Manfredi.

“Una vittoria figlia del clima costruttivo e del rispetto istituzionale che stanno accompagnando questa prima fase della nuova Legislatura, in Consiglio regionale e nella Giunta, alla luce del sole e nel rispetto delle differenze – aggiunge Manfredi -. È il frutto del lungo lavoro svolto negli anni, degli importanti risultati conseguiti nelle attività di screening e di potenziamento delle Rsa e del dialogo aperto dal presidente Fico con il ministero della Salute, che è stato determinante”.

E ancora: “Il mio ringraziamento va anche ai medici e agli operatori sanitari che in questi anni, superando difficoltà e pregiudizi territoriali, hanno consentito, con impegno e abnegazione, il raggiungimento di questo obiettivo. E proprio con loro, in una collaborazione di ascolto e confronto e non più verticistica, dobbiamo individuare i futuri obiettivi che l’apertura di questa fase nuova consente”.

Conclude Manfredi: “L’uscita della Campania dal piano di rientro ha una ricaduta fondamentale e immediata sulla programmazione degli investimenti, sull’assunzione di personale medico ed infermieristico, sull’ammodernamento di strutture e tecnologie. Ora la sfida è quella dare slancio alla medicina territoriale attraverso le case e gli ospedali di comunità, che con l’attivo coinvolgimento dei medici di base consentiranno di dare risposte sanitarie più appropriate e di ridurre il carico sugli ospedali”.

Redazione Nurse Times

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