Vittoria giudiziaria per i turnisti dell’ASL Brindisi: arretrati dal 2015 e principio applicabile ad altre strutture regionali
Due infermieri del presidio di Francavilla Fontana hanno ottenuto il riconoscimento economico dei buoni pasto — negati finora in applicazione della legge regionale n. 1/2008 — con la decisione favorevole del Tribunale che assegna anche gli arretrati a partire dal 2015. La vicenda è stata seguita e patrocinata dallo studio legale delle avv. Tonia D’Oronzo e Alessandra Portaluri per conto della FP CGIL Brindisi, con il supporto del segretario nazionale Luciano Quarta. La decisione prende slancio dall’orientamento nomofilattico espresso dalla Corte di Cassazione.
La pronuncia territoriale segue un percorso giurisprudenziale che ha avuto un momento chiave nell’ordinanza della Cassazione n. 25525 del 2025, che ha chiarito l’applicabilità del diritto al buono pasto anche ai lavoratori turnisti quando il turno supera le sei ore e la pausa non possa essere fruita per esigenze di servizio. Questo orientamento costituisce il presupposto argomentativo su cui le cause promosse in Puglia hanno trovato accoglimento.
Cosa cambia per gli infermieri e per le aziende sanitarie
- Il Tribunale ha riconosciuto che, in presenza dell’impossibilità concreta di fruire del servizio mensa durante il turno (per continuità assistenziale), spetta al lavoratore la remunerazione sostitutiva sotto forma di buono pasto. Questa interpretazione ricollega la disciplina contrattuale (CCNL Sanità) all’art. 8 del D.Lgs. 66/2003, che tutela il diritto alla pausa quando la prestazione supera le sei ore.
- Per i due infermieri di Francavilla Fontana il riconoscimento produce effetti economici retroattivi dal 2015, con conseguente obbligo per l’Azienda di corrispondere gli arretrati maturati. Fonti locali riportano che la sentenza ha valore esteso a livello aziendale e potrebbe fare scuola per vertenze analoghe.
Contesto normativo e criticità applicative
La discussione ruota attorno a due nodi principali: la natura giuridica del buono pasto (inteso come una misura assistenziale e non mera retribuzione) e il corretto orizzonte prescrizionale per il recupero degli importi. Mentre alcune amministrazioni sanitarie hanno interpretato restrittivamente l’accesso al beneficio (esigendo documentazione puntuale della pausa), la nuova giurisprudenza tende a privilegiare la tutela dei turnisti laddove la pausa sia impossibilitata per ragioni di servizio, rendendo la remunerazione sostitutiva dovuta. Analisi di settore e commenti di uffici studi confermano che l’orientamento del 2025 rappresenta una svolta significativa.
La vittoria giudiziaria conseguita dalla FP CGIL di Brindisi mette in luce anche una dinamica di contrapposizione tra sigle: giorni prima, richieste analoghe avanzate da altre organizzazioni sindacali erano state respinte. La scelta strategica di promuovere cause “pilota” basate sull’orientamento cassazionista si è rivelata determinante per ottenere un precedente favorevole, con possibili ricadute su tutta la provincia e, potenzialmente, sull’intera regione Puglia.
FAQ – Buoni pasto per infermieri e personale sanitario
1️⃣ Chi ha diritto ai buoni pasto in ospedale?
Hanno diritto al buono pasto tutti i lavoratori del comparto sanità, inclusi gli infermieri, che effettuano un turno superiore alle sei ore, come previsto dall’art. 8 del D.Lgs. 66/2003 e dal CCNL Sanità. Il diritto sussiste anche quando, per esigenze di servizio, non sia possibile fruire materialmente della pausa mensa.
2️⃣ Se lavoro in reparto a ciclo continuo e non posso allontanarmi, perdo il diritto?
No. La recente giurisprudenza della Corte di Cassazione (ordinanza n. 25525/2025) ha chiarito che l’impossibilità di interrompere il servizio per garantire la continuità assistenziale non può penalizzare il lavoratore. In questi casi spetta la remunerazione sostitutiva del servizio mensa, ovvero il buono pasto.
3️⃣ Cosa succede in Puglia?
In Puglia diverse sentenze hanno riconosciuto il diritto ai buoni pasto anche in presenza della legge regionale n. 1/2008. In particolare, nel territorio dell’ASL Brindisi, alcuni infermieri hanno ottenuto il pagamento degli arretrati dal 2015, creando un precedente importante nella cronaca sanitaria regionale.
4️⃣ È possibile ottenere gli arretrati?
Sì. Se il diritto è stato negato negli anni precedenti, è possibile richiedere il riconoscimento economico retroattivo. Il tema centrale riguarda la prescrizione: la giurisprudenza prevalente tende a riconoscere un termine decennale, trattandosi di diritto di natura assistenziale e non strettamente retributiva.
5️⃣ Il buono pasto è una voce di stipendio?
No. La giurisprudenza considera il buono pasto una prestazione assistenziale, finalizzata al recupero psicofisico del lavoratore. Non incide direttamente su tredicesima, TFR o altri istituti retributivi.
6️⃣ Cosa devo fare per verificare se mi spetta?
È consigliabile:
- Controllare i turni effettuati (superiori a 6 ore).
- Verificare se nei turni non è stata garantita la pausa mensa.
- Richiedere formalmente all’azienda il riconoscimento del beneficio.
- Rivolgersi a un sindacato o a un legale esperto in diritto del lavoro sanitario.
7️⃣ Vale solo per gli infermieri?
No. Il principio si applica a tutto il personale del comparto sanità soggetto al CCNL Sanità che effettui turni superiori alle sei ore: tecnici sanitari, OSS, personale di laboratorio e altre professioni sanitarie.
8️⃣ Questa decisione cambia qualcosa a livello nazionale?
Le pronunce favorevoli, unite all’intervento della Corte di Cassazione, stanno orientando in modo uniforme i Tribunali italiani. È possibile che molte aziende sanitarie scelgano la via della negoziazione transattiva per evitare contenziosi seriali.
Redazione NurseTimes
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