Quella da Nipah, virus che nei giorni scorso ha colpito cinque persone in India, tra cui medici e infermieri, è una malattia zoonotica, ovvero un’infezione che può essere trasmessa direttamente o indirettamente tra gli animali e l’uomo. E’ caratterizzata da febbre ed encefalite, associate occasionalmente a problemi respiratori.
Il tasso di letalità del virus Nipah varia tra il 40 e il 70% e dipende dalla gravità del quadro clinico e dall’encefalite, nonché dalla disponibilità di cure mediche adeguate. L’età avanzata, il diabete e i sintomi neurologici determinano una prognosi sfavorevole. La malattia, chiarisce il portale delle malattie rare e dei farmaci orfani Orphanet, è endemica nell’Asia meridionale, dove sono stati descritti focolai epidemici sporadici in Malesia, a Singapore, in India e Bangladesh, dopo l’isolamento del virus nel 1999.
Il periodo di incubazione è di 4-20 giorni. I pazienti di solito presentano febbre, malessere, cefalea, mialgia, mal di gola, nausea e vomito, a volte associati a vertigini e disorientamento. I casi gravi evolvono in encefalite, che può essere complicata dalle convulsioni e dal coma. Può essere presente una polmonite atipica, che a volte progredisce verso la sindrome da distress respiratorio acuto. I postumi neurologici sono presenti in oltre il 20% dei pazienti che sopravvive all’encefalite di Nipah e si manifestano con convulsioni e alterazioni della personalità e dell’umore.
Il virus Nipah appartiene alla famiglia Paramyxoviridae. I serbatoi del virus sono i pipistrelli della frutta (genere Pteropus), che possono infettare gli uomini attraverso l’esposizione diretta alla loro saliva o ai loro escrementi, compresi i cibi contaminati, in particolare, il succo di palma.
I pipistrelli possono inoltre trasmettere il virus a ospiti intermedi, soprattutto i maiali, che sviluppano una malattia respiratoria e possono trasmettere il virus agli uomini. È stata dimostrata una sieropositività nei gatti, nei cani e nei cavalli. Gli allevatori di maiali e gli addetti dei mattatoi sono a rischio. La trasmissione uomo-uomo, attraverso l’esposizione ai liquidi del corpo, è stata osservata occasionalmente.
Per evitare la trasmissione in ambito ospedaliero i pazienti dovrebbero essere isolati e si dovrebbero adottare tutte le precauzioni del caso (visiere facciali, maschere chirurgiche, doppi guanti, camici e sopracamici chirurgici). Dato che al momento non sono disponibili farmaci antivirali per la malattia da virus Nipah, la terapia è sintomatica.
Non esiste una cura specifica o un vaccino approvato, e il trattamento si basa esclusivamente su terapie di supporto per gestire i sintomi gravi, come il supporto respiratorio per l’insufficienza polmonare e la gestione delle complicazioni neurologiche. Antivirali sono allo studio. E’ stata ad esempio sperimentata la ribavirina, ma la sua efficacia non è accertata.
Redazione Nurse Times
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