“L’India si sta muovendo rapidamente per contenere un’epidemia di virus Nipah nello stato orientale del Bengala Occidentale, dopo la conferma di cinque casi, tra cui medici e infermieri infettati. Il Nipah è uno dei virus più letali, attualmente conosciuti”. Lo afferma su X l’infettivologo Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova.
“Per questo virus – spiega Bassetti – non esiste vaccino né cura, ed è considerato un agente patogeno ad alto rischio dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. È associato a un alto tasso di mortalità, tra il 40 e il 75% a seconda dell’epidemia e del ceppo virale coinvolto”.
La malattia si manifesta con alcuni sintomi iniziali come febbre, vomito e stanchezza, per poi evolvere in problemi respiratori e cerebrali. “Sono state adottate tempestivamente misure locali di quarantena e sorveglianza, ma si teme una rapida diffusione”, conclude l’esperto.
“Non siamo di fronte a una situazione nuova, perchè il virus Nipah è presente da decenni nel sud-est asiatico, mentre non si registrano casi in Occidente – sottolinea all’Ansa l’epidemiologo Gianni Rezza, professore di Igiene all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano -. Tuttavia si tratta di un virus che l’Oms ha attenzionato inserendolo tra i virus considerati di priorità alta per la sua letalità e per il rischio di eventuali mutazioni. E’ dunque un virus da non sottovalutare data la gravità clinica che può determinare, però attualmente non c’è una situazione di allarme ed i cluster in Asia sono al momento circoscritti. Per cui nulla di nuovo, ma certamente la situazione richiede la dovuta attenzione e cautela”.
“Da decenni focolai di Nipah sono presenti in tutto il Sud-Est Asiatico, in particolare Bangladesh, India, Malesia e Singapore – spiega Rezza -. Ci sono dunque dei focolai ricorrenti. La letalità della malattia è molto alta e può determinare gravi encefaliti. Nel 1998-99, anni in cui il virus venne identificato, si ebbero 265 casi fra Malesia e Singapore, con oltre 100 decessi. Poi all’incirca ogni anno si sono avuti focolai epidemici relativamente piccoli in India e Bangladesh. Insomma, l’area colpita resta il Sud-Est Asiatico. Nel 2018 nel Kerala ci furono 23 casi con 21 decessi. È un virus aggressivo e probabilmente in quelle aree i casi più lievi non vengono identificati”.
Sempreb Rezza: “Nel film Contagion si immaginava che Nipah, mutando, divenisse pandemico. In verità non è detto che possa accadere. Comunque, considerata l’aggressività, è considerato prioritario per lo sviluppo di vaccini”.
E ancora: “Finora la trasmissione del virus all’uomo è sempre avvenuta da pipistrelli o da maiali a loro volta infettati, ma il serbatoio principale di questo virus restano i pipistrelli della frutta tipici del Sud-Est Asiatico. Il contagio da uomo a uomo è possibile anche se il meccanismo di trasmissione non è particolarmente efficiente: può avvenire per contatto molto ravvicinato attraverso i fluidi corporei, come ad esempio all’interno di una famiglia o in ambiente ospedaliero”.
Fondamentali, conclude Rezza, sono l’isolamento dei casi, i cordoni sanitari e la quarantena per i contatti, come accade anche per altri virus.
Redazione Nurse Times
Articoli correlati
- Focolaio di virus Langya in Cina: cos’è e come si trasmette
- Papilloma virus: cos’è, cause e sintomi. Come prevenire il contagio?
- “Variante Omicron del Covid-19 è il virus più contagioso della storia dell’umanità”
- Unisciti a noi su Telegram https://t.me/NurseTimes_Channel
- Scopri come guadagnare pubblicando la tua tesi di laurea su NurseTimes
- Il progetto NEXT si rinnova e diventa NEXT 2.0: pubblichiamo i questionari e le vostre tesi
- Carica la tua tesi di laurea: tesi.nursetimes.org
- Carica il tuo questionario: https://tesi.nursetimes.org/questionari
Lascia un commento